È in uscita venerdì 11 settembre per Time 2 Rap“Il male necessario”, il nuovo singolo del rapper romano Zinghero, nome d’arte di Mattia D’Aprile, già membro del collettivo TruceKlan.
Prodotto da Lou Chano, “Il male necessario” è il preludio al nuovo album dell’artista romano e rappresenta un vero e proprio biglietto da visita: diretto, crudo e senza compromessi. Un messaggio chiaro che arriva fin dalle prime battute: Zinghero è tornato.
Il brano si apre con una citazione tratta dal film Lord of War, un estratto che introduce e richiama il significato stesso del titolo. Da qui prende forma un beat compatto e ruvido, sul quale Zinghero torna a muoversi attraverso rime sporche, dirette e taglienti, nel solco di quella tradizione gangsta rap che da sempre caratterizza il suo stile.
In meno di due minuti, l’artista concentra tutta la propria rabbia, la tensione e la voglia di rivalsa. Barre crude e sonorità abrasive costruiscono il paesaggio sonoro del brano, restituendo una visione personale e senza filtri.
Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale, diretto da Alessio Coltella. Le immagini, essenziali ma ricche di tensione, mostrano l’artista ripreso in soggettiva all’interno di un ambiente domestico. Le riprese, intervallate da effetti visuali, seguono Zinghero durante il playback del testo, accentuando quella sensazione di rabbia e claustrofobia che attraversa l’intero brano.
Il male ne
“Il male necessario” anticipa l’omonimo nuovo album di Zinghero, in uscita venerdì 6 novembre su tutte le piattaforme digitali e nei formati CD e vinile.
Per questo nuovo lavoro Zinghero ha scelto di coinvolgere sia alcuni amici e compagni di percorso, legati a lui da una lunga storia umana e musicale, sia diversi esponenti della nuova generazione.
Tra i veterani figurano Ice One, Inoki, Nto, Ketama126, Ugo Borghetti e Danno, mentre tra le nuove leve troviamo Barrabravas, Chiky Realeza, Rafilù, Big Tino, Thai Smoke, L’Elfo, Bandog e Murzett.
Alle produzioni, oltre allo stesso Lou Chano, figurano Mammoth, Ketama126, Millie Rich, Agatha, Piello, Funkyman, Landi, XXIII, DJ Craim e Lowpara. Il preorder è già disponibile qui.
Èdisponibile su tutte le piattaforme digitali “La rana nell’acqua”, il nuovo singolo di Drimer, il primo pubblicato dal rapper nel 2026. Il brano esce per l’etichetta indipendente fondata e diretta da DJ MS, Gold Leaves Academy, ed è distribuito da Believe.
“La rana nell’acqua” è un brano che dura molto per i canoni odierni della musica, ben 6 minuti, e si divide in due parti. Nella prima, Drimer riassume con schiettezza il proprio percorso di formazione e, nello stesso tempo, esprime tutta la sua rabbiaverso l’Italia. Il rapper paragona il suo Paese – in cui è cresciuto assistendo a una deriva sociale, culturale e artistica (in particolare musicale) – alla “rana nell’acqua”, destinata a morire nella pentola man mano che l’acqua all’interno progressivamente si scalda.
Nella seconda parte del brano, invece, Drimer diventa più introspettivo e conscious: il racconto dell’Italia, delle sue storture, e più in generale della situazione attuale, continua, ma c’è spazio anche per delle riflessioni sul proprio ruolo al suo interno, sempre senza rinunciare alla schiettezza.
“La rana nell’acqua” suona come un brano coeso ma con un’anima divisa in due, sviluppandosi su una produzione musicale di Gabòn, producer lombardo classe 2005 alla prima collaborazione con Drimer.
LA BIO DI DRIMER
DRIMER (1995), nome d’arte di Francesco Marchetti, è originario di Cles (Trento) e dal 2018 vive a Milano. Si avvicina al rap con il freestyle, specialità grazie a cui si fa notare fin dai tempi delle scuole superiori, e in cui oggi eccelle.
Numerose, infatti, sono le partecipazioni e le vittorie nei principali contest nazionali, come RedBull Frista (il format di Red Bull in cui si è laureato campione italiano nel 2026), Mic Tyson, Tritolo e Tecniche Perfette. È membro fondatore di FEA, super gruppo che riunisce i migliori freestyler italiani, e fa parte del collettivo Muretto Milano, artefice della rinascita del Muretto a Milano e di tanti altri centri di aggregazione hip hop in tutta Italia.
Il suo album d’esordio, “Inception”, esce nel 2016 e, dopo il trasferimento a Milano, pubblica altri due album, “La prova vivente” (2019) e “Crashtest” (2021), dove figurano tra gli ospiti Clementino, Nerone, Egreen e Mattak. Nel 2023 pubblica “Scrivo Ancora 2”, mixtape senza ospiti che racconta la scelta di puntare tutto sulla musica, a cui fa seguito nel 2024 “Scrivo Ancora 3”, terzo capitolo della saga che vanta diversi featuring di spessore come quelli di Willie Peyote, Jack The Smoker, Inoki e tanti altri. Nel 2025 continua a pubblicare singoli con costanza, per poi concentrarsi sul lavoro in studio nella prima parte del 2026.
È disponibile su tutte le piattaforme digitali “In Flames”, il nuovo singolo del duo bolognese Edera. Il brano anticipa l’uscita del terzo album del gruppo, “The Art Of Waiting”, prevista per venerdì 25 settembre.
“In Flames” è il primo brano che Luca Garuffi (elettronica e tastiere) e Salvo Ridolfo (batteria) hanno creato partendo da un groove di batteria “nudo”. La genesi dei pezzi precedenti, infatti, è stata sempre legata a idee melodiche su cui i due hanno lavorato aggiungendo le parti ritmiche. Si tratta, inoltre, di uno dei quattro brani dell’album in cui è ospite Pietro Trallori alla tromba.
IL RACCONTO DEL SINGOLO
Così Luca Garuffi racconta la nascita del brano: “Nell’estate del 2024 Salvo stava partendo per la Sicilia, così gli chiesi di registrare alcuni pattern ritmici di batteria senza un ‘condizionamento’ melodico, per sperimentare un nuovo metodo compositivo: il ritmo doveva dare il mood del brano e le note si sarebbero dovute adattare. Tra i vari pattern che mi mandò c’era questo loop pieno di groove che mi diede subito l’idea di una specie di breakbeat ma con il tocco gentile delle spazzole e, soprattutto, l’incedere dato da un fattore fondamentale: il micro-errore umano.
Trovai un basso arpeggiato che incalzava e si inseriva perfettamente nel groove e mi resi conto che stava uscendo un pezzo quasi ‘dance’ per i nostri standard. In quel periodo ero molto attratto dall’idea di creare musica che, all’interno dello stesso pezzo, potesse esprimere diverse sensazioni e momenti. Così, dopo la parte ‘breakbeat’, pensai che ci potesse stare una pausa, un momento di riflessione o, ancora meglio, un momento per rifiatare. Rifiatare nel vero senso della parola, perché il titolo deriva da due pomeriggi roventi dell’estate bolognese.
Quasi a rappresentare una corsa scomposta per non arrivare in ritardo a un appuntamento, per poi scoprire, fermandosi, di essere quasi in anticipo. O forse di aver sbagliato strada“.
“In Flames” rappresenta bene il suono del nuovo album a firma Edera, che si muove sul confine trapost rock, jazz ed elettronica.
CHI SONO GLI EDERA
EDERA è un gruppo nato a Bologna e composto da due musicisti classe 1981, il riminese Luca Garuffi (già membro degli Apes on Tapes) e il messinese Salvo Ridolfo. Nel 2017, i due amici di lunga data, bolognesi d’adozione dal 2000, decidono di iniziare a frequentarsi in una sala prove polverosa del capoluogo emiliano per improvvisare e dare un senso ad alcune canzoni che Luca aveva composto in quei mesi.
Grazie a questi incontri liberi e senza impegno, i due si rendono conto che la batteria di Salvo conferisce una dimensione molto jazz alle produzioni musicali composte da Luca con elettronica e tastiere, così decidono di dare costanza alla collaborazione. Nel 2020, nel pieno della pandemia, esce il loro esordio “Waterflow And Concrete”, per l’etichetta ravennate Blooms Recordings con cui, nel 2024, pubblicano anche il secondo album, “Tempo”. Quando nel 2025 i due incontrano il giovane trombettista Pietro Trallori, l’aggiunta di uno strumento a fiato dà un ulteriore tocco psichedelico e jazz sia ai nuovi brani in studio sia alle loro esibizioni dal vivo.
Esistono luoghi eterni, dove ognuno può farne parte. Città magiche che semplificano l’esistenza umana, dandogli un palcoscenico su cui tirar fuori il meglio di sé. Da questi presupposti nasce SanROMA – 1° Concorso Canoro Città di Roma, una nuova iniziativa destinata a diventare un punto di riferimento per la valorizzazione della musica emergente nella Capitale.
Il progetto, promosso da Roma Capitale, è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura ed è pronto a ridisegnare i confini dei contest locali.
Infatti SanROMA rappresenta un format innovativo nel panorama cittadino: per la prima volta saranno coinvolti tutti i 15 Municipi di Roma in un percorso artistico che metterà al centro il talento, il merito e la partecipazione dei giovani.
SanRoma 2026, come funziona il nuovo contest per i giovani emergenti local
In particolare il concorso è rivolto a ragazze e ragazzi residenti proprio a Roma, di età compresa tra i 18 e i 26 anni, e sarà interamente gratuito, dall’iscrizione fino alla serata conclusiva. Una scelta precisa, nata dalla volontà di eliminare ogni barriera economica e offrire a tutti le stesse opportunità di partecipazione.
Il percorso si svilupperà nell’arco di circa quattro mesi e accompagnerà gli artisti dalle selezioni alla finalissima di SanROMA 2026, durante la quale i finalisti si esibiranno dal vivo accompagnati da un’orchestra e da una band di musicisti professionisti, davanti a una commissione artistica composta da grandi nomi del panorama musicale italiano e alla presenza di ospiti di rilievo nazionale, rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura che scopriremo più avanti. Tutto questo per un solo obiettivo: costruire un progetto culturale capace di valorizzare il patrimonio artistico della città, creare occasioni di crescita per le nuove generazioni e rafforzare il legame tra musica, territorio e istituzioni.
I “patroni” che hanno dato vita al nuovo SanRoma2026
Dietro a questa idea, c’è la firma organizzativa di Fabio Feliziani e William Feliziani, attraverso le William School Music e WSM Artist, che rappresentano realtà impegnate da anni nella formazione e nella promozione di giovani artisti.
In merito a ciò hanno ammesso:
«SanROMA nasce da un sogno: offrire ai giovani della nostra città un’opportunità concreta, libera da qualsiasi barriera economica, affinché il talento possa essere l’unico vero protagonista. Roma meritava un progetto capace di unire musica, cultura e territorio, coinvolgendo tutti i quindici Municipi in un’unica grande manifestazione. Questo è solo il primo passo di un percorso che desideriamo far crescere anno dopo anno, fino a farlo diventare un punto di riferimento per la musica emergente italiana. Se anche un solo ragazzo, grazie a SanROMA, riuscirà a trasformare la propria passione in un’opportunità, avremo raggiunto il nostro obiettivo».
Il regolamento ufficiale, le modalità di partecipazione, il calendario delle selezioni e tutti gli aggiornamenti si possono trovare sul sito ufficiale www.sanroma.it e sui canali social del progetto.
Dall’11 al 27 settembre 2026, la terza edizione di Inlingua torna a Roma. Un programma di concerti, performance, laboratori e attività radiofoniche dedicato alle culture del Mediterraneo e del Medio Oriente. Il festival ad ingresso gratuito si svolgerà tra la Biblioteca Laurentina e il Parco Tevere Marconi. Coinvolgendo così la cittadinanza attraverso una pluralità di linguaggi artistici e culturali.
Inlingua nasce nel cuore di una Roma contemporanea. Qui il tessuto culturale continua a crescere e trasformarsi anche grazie alla presenza delle numerose comunità diasporiche. Ma anche per i continui scambi tra lingue, tradizioni e identità che attraversano la città.
Dopo il successo delle prime due edizioni, nel 2026 Inlingua torna con LaMar. Ampliando il percorso avviato al Laurentino 38 e mettendo al centro l’arte come strumento di incontro, espressione e dialogo. Promosso da Pontedincontro APS e realizzato con il sostegno di Cultural Pro ETS, il progetto si sviluppa in due quartieri accomunati da storie di immigrazione ed emigrazione e da una pluralità di lingue e geografie.
L’edizione 2026 si concentra in particolare sulle espressioni artistiche provenienti dall’area mediterranea e mediorientale, coinvolgendo artisti e artiste da Italia, Albania, Siria, Libano, Palestina, Iran, Marocco e Tunisia.
Il titolo LaMar richiama il Mediterraneo come spazio di attraversamento, incontro e relazione: un mare che separa, ma che allo stesso tempo mette in comunicazione territori, persone, culture e memorie.
Alla Biblioteca Laurentina si svolgeranno i laboratori dedicati alla creatività, alla partecipazione e alla sperimentazione.
Il rapper di origine egiziana Amir Issaa (15 e 16 settembre) condurrà attività dedicate alla scrittura, alla parola e alla musica, mentre Ape Radio (15 e 16 settembre) proporrà laboratori di radio e narrazione digitale rivolti a bambini e ragazzi.
Amjed Rifaie (19, 23 e 24 settembre) accompagnerà il pubblico alla scoperta della calligrafia araba, tra forme codificate e sperimentazione contemporanea.
Inlingua: musica, danza e performance al Parco Tevere Marconi
Il Parco Tevere Marconi ospiterà concerti, performance e attività dedicate alla musica e alla danza.
Il programma prende il via l’11 settembre con Mauro Tiberi, protagonista di un percorso tra tamburi sciamanici e percussioni rituali, anche in duo con il chitarrista Max Trani.
Il 12 settembre sarà la volta di Ziad Trabelsi, musicista e compositore tunisino, con un progetto che intreccia le tradizioni musicali del Maghreb e la ricerca contemporanea.
Il 13 settembre, Nensi Bego, insieme ad Ashraf Said alle percussioni, proporrà il laboratorio di danza somatica Attraversare il Cerchio. Nella stessa giornata, il progetto Club Soma, con DJ Koba e DJ Kapitano, porterà in scena suoni e ritmi sincopati della cultura popolare europea, asiatica e africana.
Torna il rapper di origine egiziana Amir Issaa (17 settembre), che condurrà attività dedicate alla scrittura, alla parola e alla musica, mentre Ape Radio (17 settembre) proporrà laboratori di radio e narrazione digitale rivolti a bambini e ragazzi.
Il 18 settembre, dall’Albania, arrivano Pëllumb Meta e Altin Nuka, con un repertorio dedicato alla musica popolare albanese e ai suoi strumenti tradizionali.
Il 19 settembre, il danzatore Adel Afifi condurrà un laboratorio di dabke palestinese, mentre Nensimilia presenterà Âhenk, una nuova performance musicale costruita attraverso una selezione di brani che attraversano le diverse sponde del Mediterraneo.
Numerosi appuntamenti tra musica e danza
Il 20 settembre sarà protagonista Black Koyo, formazione gnawa con base a Bruxelles e profondamente radicata nelle tradizioni musicali del Marocco, con un laboratorio di danza e musica seguito da un concerto live.
Il programma prosegue il 25 settembre con Pejman Tadayon, insieme all’Orchestra Persiana e al Coro Persepolis.
Il 26 settembre saranno protagonisti OMAR – Orchestra Multietnica Arcobaleno Roma.
Il 27 settembre ci sarà Samah Boulmona con il laboratorio Coro Nass El Kif. A seguire in chiusura del festival si esibirà, direttamente da Beirut, TILT, trio libanese formato da Samah Boulmona, Farah Kaddour e Ali Hout. Porterà sul palco il proprio progetto musicale in un concerto dal vivo.
Con LaMar, Inlingua conferma così la propria vocazione a costruire uno spazio di incontro attraverso le arti: un festival in cui musica, danza, parola, radio e arti grafiche diventano strumenti per attraversare confini geografici e culturali e per raccontare la complessità della Roma contemporanea.
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno”, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Dal 4 al 6 settembre, al Centro Comboni di Brescia, torna Afrobrix, giunto alla sua settima edizione: il primo festival italiano dedicato all’afrodiscendenza.
Tre giorni di musica, cultura, arte, moda e cinema per valorizzare le realtà afrodiscendenti e afroeuropee, a partire dal contesto socioculturale nel quale vivono e si esprimono. La missione di Afrobrix è, da un lato, promuovere la multiculturalità, intesa come espressione di una pluralità di appartenenze culturali e identitarie; dall’altro, favorire l’inclusione e l’interazione tra le comunità di seconda generazione e la cittadinanza bresciana.
Afrobrix racconta la bellezza e l’importanza dell’afrodiscendenza come componente sociale eterogenea, multiforme e complessa, una forza capace di arricchire e trasformare la cultura, l’arte e la società nel loro insieme.
«Quest’anno Afrobrix è più che mai una dichiarazione politica, nel senso più alto della parola: parlare di polis significa parlare di come scegliamo di stare insieme. E noi scegliamo una città dove le radici africane non sono un problema da gestire, ma una ricchezza e un dono reciproco di umanità.La terra che abitiamo è di tutti quelli che la abitano. Ci sono regole da rispettare, certo, ma senza pregiudizi. Esiste anche la possibilità concreta di vivere in armonia, sapendoci una sola umanità: un’Italia senza confini e senza razze, che non ha nessuno da rimandare indietro.Per questo celebriamo l’afrodiscendenza per quello che già è: parte viva della cultura italiana, dall’arte alla musica, dallo sport al cinema. Un’Italia nuova sta crescendo». Così commenta il direttore artistico Fabrizio Colombo.
Afrobrix, la scaletta di venerdì
Ad aprire l’edizione 2026 sarà Lelis Sylel, artista romano di origini nigeriane, che unisce una scrittura prevalentemente sentimentale a un timbro delicato e riconoscibile. Attraverso una semplicità essenziale e una costante sfumatura malinconica, Sylel cerca un contatto diretto con il pubblico, con l’obiettivo di trasmettere emozioni vere, genuine e autentiche.
A seguire Amaro, rapper bresciano originario della Costa d’Avorio. Il suo rap è uno sfogo per l’anima: le sue rime raccontano esperienze di vita e una visione della realtà profondamente personale.
Sul palco arriverà poi il gospel di One Sound, band nata all’interno della comunità ghanese di Brescia. La formazione attraversa diversi generi, tra cui reggae, jazz e highlife, intrecciandoli con la propria dimensione spirituale. Il gruppo canta in diverse lingue, in particolare inglese, italiano e twi, una delle lingue più diffuse in Ghana. Le loro voci si incontrano in armonie che, canzone dopo canzone, raccontano storie di speranza, amore e fede.
A chiudere la serata sarà Djelyba Système, band burkinabè capitanata dal cantante Dris Djely. Depositario della tradizione orale africana, Dris Djely si inserisce nella ricca tradizione dei griot, custodi di un patrimonio ancestrale che per secoli ha tramandato la memoria e la genealogia di numerose famiglie africane.
Gli artisti del sabato
Sabato sarà la volta di Sawa, artista originario del Burkina Faso, che si muove tra rap e hip-hop. I fondamenti concettuali del suo lavoro partono dalla realtà e dal modo in cui sceglie di raccontare ciò che vive. La filosofia che attraversa i suoi progetti è quella della fedeltà a sé stesso, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico e farlo immedesimare nelle sue parole e nelle sue produzioni.
A seguire Arya, cantante R&B di origine venezuelana. Nel 2026 pubblica Pronto, il suo album d’esordio: un lavoro intimo e stratificato che mette al centro la vulnerabilità come forma di espressione e che la conferma come una delle voci più personali e consapevoli della nuova scena soul italiana.
A chiudere la serata sarà Kora Beat, formazione dal sound world-jazz nata dall’idea del maestro e polistrumentista senegalese Cheikh Fall. La band è composta da Cheikh Fall (band leader), Samba Mbaye (batteria), Simone Bellavia (basso), Jacopo Albini (sax) e Badara Dieng (percussioni).
Il gruppo è noto per la capacità di fondere la tradizione musicale dell’Africa occidentale con ritmi contemporanei e sonorità afrodiscendenti, dando vita a un linguaggio musicale originale e contaminato.
Il programma di domenica
L’ultima serata del festival si aprirà con il duo trap composto da $karLeider & Cassè Soulja. Italia e Senegal si incontrano tra barre e beat, in un progetto nel quale sonorità urban contemporanee fanno da sfondo a due artisti emergenti della nuova scena musicale.
A seguire Nasser, cantante bresciano di origine egiziana. Nelle sue canzoni, interpretate sia in arabo sia in italiano, affronta i temi dell’immigrazione e dell’integrazione, muovendosi su un tappeto pop melodico contemporaneo.
A chiudere la settima edizione di Afrobrix sarà Chris Obehi, nome d’arte di Christopher Goddey. Nato in Nigeria nel 1998, nella sua musica mescola elementi di cantautorato, pop e funk, rendendo omaggio all’afrobeat e, in particolare, alla figura di Fela Kuti, uno dei suoi massimi rappresentanti a livello internazionale.
DJ set
Venerdì e sabato, prima dei concerti, è previsto il DJ set di KSOULMUSIC, nome d’arte di Prince Asiedu.
Beatmaker attivo dal 2022, KSOULMUSIC nasce artisticamente da un’autentica fascinazione per il fingerdrumming, che lo ha portato a esplorare le possibilità ritmiche e sonore della Machine+ e della leggendaria SP-404.
Le sue produzioni sono un viaggio tra jazz, soul e boom bap, nel quale l’estetica calda e organica dei vinili si fonde con l’energia dell’hip-hop strumentale. Ogni beat è costruito con cura, con l’intento di evocare le atmosfere dorate del passato e reinterpretarle attraverso un tocco personale e contemporaneo.
Speciale moda
Per la seconda volta Afrobrix dedica uno spazio alla moda. Domenica sera sarà infatti possibile assistere a un fashion show realizzato da King AMIR Couture, brand emergente di moda e haute couture. Il marchio unisce l’eleganza sartoriale a forti influenze culturali della diaspora africana. Lo stilista intende celebrare l’eccellenza, la forza e l’identità della cultura nera attraverso capi dallo stile deciso ed elegante. Le sue creazioni raccontano storie e intrecciano vibrazioni africane e completi moderni, realizzati attraverso tagli sartoriali e su misura.
Food e market
A completare il programma ci sarà un’ampia proposta enogastronomica e un market dedicato all’artigianato africano e contemporaneo.
Saranno presenti numerosi stand con prodotti agricoli africani coltivati sul territorio e specialità della cucina eritrea, etiope, ivoriana, burkinabè, senegalese e camerunese.
Decine di espositori proporranno inoltre accessori, abiti, scarpe e borse in wax, il caratteristico tessuto africano in cotone dai colori vivaci e dalle numerose fantasie. Non mancheranno oli essenziali, burro di karité, olio di cocco, burro di cacao, succhi di frutta e prodotti agricoli con verdure africane.
Organizzazione e collaborazioni
L’evento è organizzato dal Centro Afrobrix – Missionari Comboniani con Fondazione Nigrizia, in collaborazione con Associazione Centro Migranti – Diocesi di Brescia, ADL a Zavidovici e K-Pax, con la collaborazione del Comune di Brescia.
Il festival è sostenuto da Fondazione della Comunità Bresciana, Fondazione ASM, Fondazione Cariplo e Associazione Cuore Amico Fraternità ETS.
L’appuntamento con Afrobrix proseguirà nel 2027 con Afrobrix Film Festival, al cinema Nuovo Eden di Brescia, con un programma dedicato a proiezioni, incontri, letteratura e arte.
4, 5, 6 settembre dalle 18 alle 24 Centro Comboni Brescia Viale Venezia, 116 – Brescia Ingresso libero Infoline +393520939407
11 location, oltre 20 artisti da tutto il mondo e decine di appuntamenti tra concerti, performance e workshop. È questo il programma della 35ª edizione del Festival Musicale del Mediterraneo, in programma a Genova dal 28 agosto al 23 settembre 2026.
Organizzato dall’Associazione Echo Art dal 1992, il Festival Musicale del Mediterraneo è una delle rassegne più longeve in Italia e in Europa dedicate alla scoperta e alla valorizzazione delle musicherare e delle tradizionimusicali del mondo. La manifestazione si distingue per le esclusive nazionali, i programmi dedicati a temi specifici e la scelta di prestigiose location. Un calendario che affianca ai concertieventiespositivi, performance e workshop.
Nel corso della sua storia, il Festival Musicale del Mediterraneo ha ricevuto anche il riconoscimento e il patrocinio dell’UNESCO per «l’importanza della valorizzazione dei linguaggi e la promozione delle culture dei popoli».
In oltre tre decenni di programmazione, decine di migliaia di spettatori hanno potuto assistere a eventi unici e rari. Dagli Aborigeni australiani ai Dervisci turchi, dai Tuareg del deserto agli Indios dell’Amazzonia. Dai grandi tamburi giapponesi a quelli del Burundi e del Nepal, fino alle polifonie zulu, sarde e corse. Un percorso che ha visto anche incontri originali. Quello tra Antonella Ruggiero e l’Orchestra Multietnica della Banda di Piazza Caricamento, e che ha portato a Genova musiche e culture da tutti i continenti, rivolgendosi a un pubblico ampio e trasversale, con proposte dedicate anche ai più giovani.
Festival Musicale del Mediterraneo, Il programma 2026
L’edizione 2026 si apre il 28 agosto, negli spazi del Chiostro di Sant’Agostino, con la performerruandeseDorothée Munyaneza e il suo spettacolo Foreshadow (for Tumukunde). Un intenso dialogo tra voce, corpo e musica che porta alla luce storie rimaste troppo a lungo invisibili. Munyaneza intreccia memoria personale e collettiva, evocando le vicende della comunità Twa del Rwanda e la forza silenziosa delle donne rimaste ai margini della storia.
Il 29 agosto, sempre al Chiostro di Sant’Agostino, sarà la volta del musicistairanianoMohammad Reza Mortazavi, maestro dell’improvvisazione e innovatore del linguaggio percussivo. Mortazavi ha trasformato la tradizione persiana sviluppando nuove tecniche esecutive e un approccio capace di superare ogni confine stilistico. Nei suoi concerti ritmo, silenzio e movimento si fondono in un flusso sonoro ipnotico. Qui virtuosismo e ricerca si incontrano in una musica essenziale e dal linguaggio universale.
Il 30 agosto, al Castello D’Albertis, il Festival festeggia il suo 35° anniversario con un DJ set dedicato alle musiche del mondo. La selezione sarà curata da DJ Havana e dall’Echo Art Sound System, per un viaggio musicale attraverso 35 anni di Festival.
Il 1° settembre, alla Fortezza del Priamar di Savona, arriva la formazione indianaDhoad Gitani del Rajasthan. Un’esplosione di energia, colori e virtuosismo porta sul palco la straordinaria tradizione musicale del Rajasthan. Uno spettacolo in cui musica, canto, danza e anticheartiperformative si fondono in un racconto dedicato alla ricchezza culturale dell’India dei Maharaja. Ritmi incalzanti, melodie ipnotiche e una travolgente presenza scenica trasportano il pubblico nel cuore del deserto del Thar, tra spiritualità, festa e tradizione.
Musiche da tutto il modo in decine di suggestive location
Il 4 settembre, al Chiostro di Sant’Agostino, il Festival ospita dall’Irlanda il trio femminileThe Henry Girls. Le armonie vocali delle sorelle Karen, Lorna e Joleen McLaughlin si intrecciano a un delicato dialogo fra arpa, violino, fisarmonica, ukulele, pianoforte e banjo. Queste danno vita a un repertorio che unisce la tradizione irlandese alle sonorità del folk nordamericano, del bluegrass e della canzone contemporanea. Le loro canzoni raccontano paesaggi, affetti e storie di vita con una sensibilità intensa e luminosa.
Il 5 settembre, all’Ex Caserma Gavoglio, sarà protagonista l’ensemble marocchino Abdenbi El Gadari & Gnawa Koyo. Formato da musicisti appartenenti alla tradizione Gnawa, erede del patrimonio musicale e spirituale delle comunità africane stabilitesi in Marocco. Guidato da Ouail El Azhari (guembri e voce), insieme a Mohamed Bouhafsa, Adil Benbaza e Abderahim El Watri, il gruppo porta sui palcoscenici europei la forza espressiva della lila, il rituale musicale che costituisce il cuore della tradizione Gnawa, coniugando rigore, intensità e straordinaria energia performativa.
Sempre il 5 settembre, nello spazio Musicofilia, appuntamento con Jyotsna Srikanth, virtuosa violinista ed esperta di musicoterapia. Raga e musicoterapia indiana sarà un incontro dedicato al rapporto tra la musica e le proprietà terapeutiche insite nei raga della tradizione indiana.
Il 6 settembre, al Castello D’Albertis Museo, musicisti provenienti da cinque continenti saranno protagonisti di Stories From The Master We Met. Lecture-performance a cura di Davide Ferrari, con la collaborazione di Friedrich Glorian. Un racconto etnomusicale che ripercorre gli incontri con grandi maestri della musica e delle tecniche performative. Da Tran Quang Hai a Joji Hirota, da Stella Chiweshe a Sainkho Naimtchlak e Tapa Sudana, fino a numerosi altri protagonisti della scena musicale internazionale.
Musica, worshop e performace per le strade di Genova
L’8 settembre, al Chiostro di Sant’Agostino, sarà la volta di Jaipur to Dakar. un viaggio musicale che unisce l’India e l’Africa occidentale attraverso l’incontro di due grandi tradizioni. La voce di Parveen Khan e la kora del griot senegaleseIdrissa Kouyaté intrecciano un dialogo fatto di improvvisazione, ascolto e continua invenzione, dove la musica classica hindustana incontra l’eredità della tradizione mandinga. A guidare questo scambio sono le raffinate trame ritmiche dei percussionisti Hessam e Aasif Khan, con tabla, daf, khartal e altri strumenti tradizionali.
Il 12 settembre, al Teatro Duse, il musicista inglese Roger Eno sarà accompagnato dai DEOS – Danse Ensemble Opera Studio. Lo spettacolo prende forma a partire da Without Wind / Without Air, il suo più recente album, in cui pianoforte, violino, clarinetto e sottili trame sonore si intrecciano in un equilibrio sospeso tra presenza e silenzio. A Genova questa musica incontra la danza contemporanea della compagnia DEOS, con le coreografie di Giovanni Di Cicco, dando vita a una creazione in cui gesto, movimento e suono amplificano la forza evocativa della composizione.
Il 13 settembre, al Castello D’Albertis Museo, secondo appuntamento con Stories From The Master We Met e con la Yoi Youth Orchestra, per proseguire il percorso dedicato all’incontro tra generazioni, culture e linguaggi musicali.
Un viaggio attraverso culture, linguaggi e tradizioni differenti
Il 16 settembre, a Villa Quartara, sede della Gaslini Academy, e il 17 settembre, alla Terrazza del Museo Chiossone, doppio appuntamento con la musicista e compositrice sudcoreana Daaa Chan. Attraverso il suono delicato del gayageum, l’antica cetra coreana, l’artista costruisce paesaggi sonori di rara intensità emotiva. La sua musica nasce da un dialogo profondo con lo strumento, che diventa voce di pensieri, ricordi e stati d’animo. Ogni nota si sviluppa con essenzialità e misura, privilegiando la forza espressiva alla spettacolarità tecnica e invitando l’ascolto a una dimensione intima e contemplativa.
Il 18 settembre, a La Claque, saranno protagoniste le performance My End Is My Beginning e Still (low)life. La prima, curata da Fabrizio Rat, compositore, pianista e ricercatore sonoro tra i protagonisti della scena musicale europea, nasce dall’incontro tra pianoforte, sintetizzatore modulare e musica contemporanea. La seconda è un liveset in cui tessiture elettroniche si intrecciano con chitarre, suoni sintetici ed echi decostruiti di ambient, rock, beatmaking e jazz. L’organico è composto da Alexandros Finizio (chitarra, elettronica), Matteo Caiaffa (elettronica) e Davide Audino (synth, elettronica).
Il 19 settembre, alla Biblioteca Universitaria, secondo appuntamento con Still (low)life e Stories From The Master We Met, insieme alla percussionista italo-americana April Centrone, protagonista di una performance incentrata su ritmi e melodie mediorientali per darbouka e oud.
La chiusura del Festival e la raccolta fondi
La chiusura del Festival, il 23 settembre al Teatro Duse, è affidata a Paolo Fresu & Farafina con Flash of the Spirit. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra il trombettista e compositore Jon Hassell e i musicisti burkinabé dei Farafina. L’album originale aprì un territorio sonoro inedito, nel quale la ricerca timbrica dialogava con le tradizioni musicali dell’Africa occidentale. Oggi quella singolare esperienza viene riletta attraverso la sensibilità di Paolo Fresu, che si confronta con l’energia ritmica e la forza espressiva dei Farafina.
Un viaggio attraverso culture, linguaggi e tradizioni differenti che, ancora una volta, conferma la vocazione del Festival Musicale del Mediterraneo: mettere in comunicazione mondi lontani attraverso la musica, trasformando Genova in un punto d’incontro tra culture e persone.
Per questa edizione del Festival si attiverà la raccolta fondi per l’Istituto Pediatrico Gaslini di Genova, a sostegno del progetto di Musicoterapia e Discipline integrate attivo in 9 reparti dell’Ospedale. Una quota dei biglietti sarà devoluta alla Fondazione Gaslininsieme, oltre alla possibilità di effettuare donazioni direttamente su https://dona.gaslininsieme.org/musicoterapia/.
Dal 16 al 22 agosto Benicàssim (Spagna) ospita la 31ª edizione del Rototom Sunsplash. Quest’anno, con il motto “The place to be”, si conferma il più importante festival europeo dedicato alla musica reggae dal 1994.
Sette giorni intensi che vanno ben oltre la musica. Su un’area di oltre 130.000 mq, il pubblico potrà vivere un’esperienza completa tra areetematiche, ampia offerta food & beverage, spiaggelibere. Ma anche campeggio attrezzato, oltre a dibattiti, conferenze, workshop, mercatini e attività artistiche, ricreative e dedicate al benessere.
La presenza di Major Lazer Soundsystem, con le sue contaminazioni elettroniche tra moombahton e dancehall, testimonia l’apertura del festival alle sonorità contemporanee, superando i confini di genere. Accanto a loro, Shenseea e Protoje rappresentano il dinamismo e la proiezione internazionale della scenagiamaicana attuale.
Con una media di 200.000 presenze provenienti da tutto il mondo, il Rototom Sunsplash è oggi un vero hubculturale e artisticointergenerazionale, con particolare attenzione alle famiglie. Valori, sostenibilità e intrattenimento si intrecciano in un’offerta strutturata di servizi integrati che da sempre caratterizza la manifestazione.
Tutti i palchi del festival
Cinque i palchi principali — Sun Stage, LionStage, DanceHall, DubAcademy e JamkundaStage — sui quali si esibiranno centinaia di artisti tra concerti, DJ set e sound system.
SunBeach amplia l’esperienza del festival con un mix di musica e attività gratuite presso il Solé Rototom Beach, bar ufficiale situato sulla spiaggia libera e attrezzata di Gurugú a Castellón. Collegato all’area dei concerti da un servizio bus continuo, rappresenta il luogo ideale per rilassarsi tra una giornata e l’altra.
Oltre cinquanta nuove proposte arricchiscono il programma: dopo i primi annunci orientati al reggae e alla dancehall contemporanea, il festival esplora la dimensione più spirituale del rootsreggae, senza rinunciare alla sperimentazione sonora.
Tra i grandi nomi del reggae figurano Alpha Blondy, Luciano e QueenOmega. La tradizione roots sarà rappresentata anche da The Itals e IsraelVibration, entrambi accompagnati dai RootsRadics, Bushman e Twinkle Brothers. Accanto a loro, artisti e progetti internazionali come Skatalites ft Alpheus, Macka B, HollieCook, OmarPerry con il tributo al padre Lee “Scratch“, Mo Ali & The Islamic Roots dal Sudan, e THK dalla Francia.
Sul fronte dancehall spiccano campioni dello stile come Mr Vegas, e Charly Black, la cantante Bamby, Tony Matterhorn e KingAddies. Mentre l’acclamato DJ-produttore basshall italiano di Kybba, avrà il compito di chiudere il Sun Stage l’ultimo giorno del festival.
Grande spazio anche alla cultura sound system legata al dub. Protagonisti come King Earthquake, BlackboardJungle, OmegaNebula, gli artisti dell’etichetta di Biga Ranx, affiancati da numerosi altri collettivi che daranno vita a un viaggio tra vibrazioni analogiche e spiritualità dub.
La proposta si completa con una selezione di artisti da Spagna e America Latina. Tra questi l’esclusivo show di Pure Negga, un cypher che coinvolgerà sul palco una ventina di ospiti tra cantanti e musicisti ospiti. Lo ska beat dell’argentino Andres Cotter e la premiere europea di “A Tango-Reggae Soundclash”.
A rafforzare l’apertura globale del festival contribuiscono artisti come GreenteaPeng, la star hip hop Lia Kali, il supergruppo di rumba e flamenco G5. Poi la cantante grime Lady Leshurr, e i DJ della nuova afromusic tra cui spiccano P.Montana, Lilas e Dre Tala.
Rototom Sunsplash non è solo musica
Ogni pomeriggio il festival propone attività culturali per famiglie. MágicoMundo offre uno spazio ispirato alle pedagogie alternative, con aree creative e novità come la Cuentoteca. Accanto, il RototomCircus anima le serate con spettacoli internazionali.
TeenYard è dedicato agli adolescenti, con attività urbane come parkour, basket, graffiti, breaking e workshop rap. Tra i momenti clou, la Batalla de Promesas International Edition, competizione europea per giovani artisti emergenti.
JamKunda celebra la cultura afro con incontri, laboratori, cucina tradizionale e performance artistiche. Mentre Pachamama è lo spazio dedicato al benessere e alla sostenibilità, con yoga, danza e attività educative. Il festival si chiude con la cerimonia collettiva “One Love, One Heart”.
Il campeggio rappresenta uno dei punti di forza dell’evento. Una vera e propria città temporanea dotata di servizi completi, assistenza sanitaria h24, accessibilità per persone con disabilità, cucine comunitarie e distribuzione gratuita di acqua potabile.
L’impegno per l’ambiente
Da sempre attento alla sostenibilità, il Rototom promuove pratiche virtuose come raccolta differenziata, utilizzo di energie rinnovabili, riduzione dei materiali e l’uso esclusivo di prodotti compostabili per il food & beverage. L’impegno reale del festival si concretizza ulteriormente quest’anno, con la sostituzione di tutti i generatori diesel con quelli fotovoltaici. Tre nuove unità che rappresenteranno un taglio di emissioni di 7,7 tonnellate di CO₂ e un risparmio energetico con una riduzione del 60% nel consumo di combustibili fossili.
La storia
Nato in Italia, a Gaio di Spilimbergo (PN). Rototom Sunsplash si è trasferito in Spagna nel 2010, affermandosi negli anni come riferimento internazionale non solo musicale ma anche culturale, ottenendo tra gli altri il patrocinio UNESCO.
Tutto pronto per il ritorno del Next Music Awards a Palestrina, in provincia di Roma. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento si conferma come uno dei progetti più innovativi dedicati alla nuova musica e ai talenti emergenti in Italia. Su idea di Federico Fabiano e Daniele Conti con il loro staff, il Next Music Awards unisce spettacolo, industria musicale e cultura digitale, trasformando l’atto finale, condotto da Eleonora Scaiola e Massimo Galanto, in un’esperienza live capace di mettere in connessione artisti, professionisti del music business, media, creator e pubblico.
I finalisti della 5° edizione del Next Music Awards
L’edizione 2026 segna numeri senza precedenti: oltre 1.000 artisti emergenti hanno presentato la propria candidatura, 200 hanno superato la fase delle audizioni online e 70 sono arrivati alle audizioni dal vivo, fino alla selezione dei 12 finalisti che saliranno sul palco il prossimo 22 agosto a Palestrina. Si tratta Malaffari, Capaleo, Fransi, MDE, Le Distanze, Kaloxs, Simo, Matilde, Sinomine, Lady Sox, Utente175, Nimsay, DIS3 e Lo sle. Tutti con un obiettivo: vincere il prestigioso concorso musicale del Lazio che consiste nel consueto premio discografico da 5.000 euro, confermato anche per questa edizione e la creazione di un tour del valore di 10.000 euro, composto da cinque date, offerto da Nuovo IMAIE a partire da questa edizione. Ma non solo: quest’anno debutta pure il The Next Band, nuovo riconoscimento assegnato dalla giuria interna, presieduta dal Maestro Enrico Melozzi, alla band rivelazione di questa edizione.
Palestrina e musica: un sodalizio sempre più in crescita
Sotto lo slogan di questa edizione – “La musica che cresce”– l’evento troverà la sua massima espressione nel nuovo progetto PraeNext, nato dall’unione simbolica tra Praeneste, l’antico nome della città di Palestrina, e Next, il futuro. Un connubio temporale pronto a mettere al centro musica, cultura, territorio, formazione, inclusione e innovazione.
«Non si può parlare di futuro senza conoscere la propria storia»
Gli ospiti della serata
Durante la serata finale i dodici concorrenti condivideranno il palco con Eddie Brock, Luca Dirisio, Lorenzo Fragola e Francesco Caggiano, dando vita a un dialogo artistico tra esperienza e nuove generazioni.
Ogni performance diventerà parte di un racconto collettivo dedicato alla crescita musicale, offrendo ai giovani talenti un’importante occasione di confronto e visibilità davanti a professionisti del settore e pubblico.
Chi dice che questo caldo genera solo spossatezza e mancanza di idee? Dile ne è l’esatto opposto, grazie a un’idea che sta rivoluzionando il concetto di tour estivo. Infatti, a partire dalla scorsa settimana, il cantautore abruzzese sta dando vita a un viaggio itinerante, senza tappe prestabilite, mosso dalle richieste dei fan e dalla spontaneità del suo ultimo cavallo di battaglia: “Mannaggia a me”.
I segreti del nuovo singolo viaggiatore “Mannaggia a me”
Immediatezza e gioia: Dile ci mette un attimo a trasformare le strofe del suo ultimo singolo “Mannaggia a me”, uscito lo scorso 5 Giugno per M.A.S.T. /Believe in una colonna sonora da portare facilmente in giro per l’Italia. Tornando fedele al cantautorato puro, fatto di parole e chitarre, l’artista del 1989 mette in rima quei momenti estivi felici che ci circondando: ombrelloni, abbronzatura, giornate che sanno di mare, feste di paese e quella sensazione di libertà. E in mezzo a tutto questo, quel “mannaggia a me” liberatorio, quasi comico nella sua onestà — quella maledizione lieve che diciamo a noi stessi quando ci sentiamo tristi per una persona, anche se intorno a noi è tutto bellissimo. Un brano pop dove Dile trasforma la malinconia in un ritornello catartico da cantare a squarciagola, un grido per chi prova a convincersi che andrà tutto bene.
La cartolina romana last-minute del tour di Dile
La stessa leggerezza l’abbiamo intravista, ad esempio, nella tappa last-minute di venerdì 31 Luglio, quando Dile ha annunciato il suo passaggio serale a Piazza Trilussa, storico luogo di ritrovo di Trastevere a Roma. Con un annuncio lampo su Instagram, l’artista ha fatto una call per le 19.30 ai suoi fan che hanno raccolto frettolosamente i loro abiti migliori e lo hanno abbracciato (ancor più) calorosamente fino alle ore piccole, quando la festa si è riversata verso lo storico Bar Callisto, nell’omonima piazza. Un momento originale, senza filtri, dove l’arte si concentra sul destinatario e annulla qualsiasi barriera.