ControCultura, la musica indipendente torna sotto palco: il 15 ottobre al Wishlist Club di Roma

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Da La Tua Fottuta Musica Alternativa a una nuova generazione di cantautorә indipendenti: ControCultura riparte da Roma con quattro progetti live e un dj set. E dal 15 ottobre diventa un appuntamento mensile al Wishlist Club.

Ci sono luoghi che, nella musica indipendente, valgono molto più di un palco. Sono spazi in cui ci si incontra, si condividono canzoni ancora in cerca di una forma definitiva e si costruiscono relazioni destinate, a volte, a durare molto più di una singola serata. Luoghi in cui il pubblico non è soltanto spettatore e gli artisti non sono ancora nomi da inseguire sulle piattaforme. È da questa idea che riparte ControCultura: La Tua Fottuta Musica Alternativa, il progetto che giovedì 15 ottobre 2026 torna al Wishlist Club di Roma.

L’obiettivo è semplice, ma oggi tutt’altro che scontato: rimettere la musica dal vivo al centro. Non come cornice per un evento, né come passaggio obbligato per costruire un’immagine, ma come esperienza da condividere. Un palco, artisti che hanno qualcosa da raccontare e persone disposte ad ascoltare.

La Tua Fottuta Musica Alternativa: una storia che continua

Per capire da dove arriva ControCultura bisogna tornare a La Tua Fottuta Musica Alternativa, un’esperienza che ha attraversato una stagione importante dell’indie italiano, incrociando percorsi artistici e contribuendo a creare occasioni di incontro tra musicisti e pubblico.

Da Calcutta a Gazzelle, da Coez a Franco126, passando per Giorgio Poi e Carl Brave, sono tanti i nomi che appartengono a una generazione capace di ridefinire il rapporto tra cantautorato, pop e scena indipendente. Il percorso di La Tua Fottuta Musica Alternativa si è intrecciato con quella stagione, ospitando artisti e progetti in momenti diversi della loro evoluzione.

Tra questi, i Criminal Jokers di Motta, Gionata Mirai del Teatro degli Orrori, il Sadside Project con Roberta Sammarelli dei Verdena e i Fast Animals and Slow Kids nel periodo di HYBRIS. E ancora Diodato e Iosonouncane, incontrati nelle fasi iniziali dei loro percorsi, insieme a musicisti come Matteo Domenichelli e Francesco Aprili dei Boxerin Club.

Non è una storia da raccontare con nostalgia, ma una traiettoria da cui ripartire. Perché le scene musicali non si costruiscono soltanto attraverso i dischi che arrivano al grande pubblico: nascono anche nei locali, nelle serate condivise, negli incontri casuali e nei concerti di chi sta ancora cercando la propria strada.

Quattro progetti live e un dj set: chi suona il 15 ottobre

Il nuovo appuntamento romano mette insieme quattro progetti di cantautorato indipendente: Bonzo&Belmonte (con cui abbiamo già chiacchierato di “SUGO” qui ), Giacomo Gatto, Bluenene e Wowdrugo (di cui abbiamo già scritto in questo articolo/intervista) . A chiudere e accompagnare la serata ci sarà C6Set, con un dj set.

L’appuntamento è fissato per giovedì 15 ottobre, dalle 21:30, al Wishlist Club di Roma. Una line-up che guarda alla nuova musica indipendente e che restituisce al concerto la sua funzione più immediata: offrire un’occasione per ascoltare, conoscere e lasciarsi sorprendere da progetti che meritano uno spazio reale, davanti a un pubblico presente.

In un panorama in cui la scoperta musicale passa sempre più spesso da algoritmi, playlist e numeri, ritrovarsi sotto un palco significa anche recuperare un altro modo di entrare in contatto con le canzoni. Ascoltarle senza fretta, incontrare chi le scrive e scoprire che dietro un progetto c’è molto più di un nome su uno schermo.

ControCultura: un appuntamento al mese per tenere viva la scena

La data del 15 ottobre segna anche l’inizio di una nuova continuità: ControCultura diventerà un evento resident del Wishlist Club, con un appuntamento al mese. L’idea è costruire uno spazio stabile per la musica indipendente, mettendo in relazione artisti emergenti, musicisti e pubblico e lasciando che siano i concerti, nel tempo, a creare una comunità.

ControCultura parte da qui: dalla convinzione che una scena abbia bisogno di luoghi in cui incontrarsi, sperimentare e crescere insieme. E che, prima di diventare un fenomeno, ogni percorso abbia bisogno di qualcuno che salga su un palco e di qualcun altro che scelga di esserci.

Giovedì 15 ottobre, al Wishlist Club di Roma, si torna sotto palco. Perché la musica può anche essere diventata un sottofondo, ma ci sono ancora serate in cui vale la pena fermarsi ad ascoltarla davvero…ci vediamo sotto palco!

ControCultura la musica indipendente al Whishlist - IndieLife

Pete Jersey: un viaggio tra relazioni e consapevolezza in “Storie D’Annate”

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Pete Jersey torna con “Storie D’Annate”, il nuovo EP che mette al centro le relazioni e la dipendenza affettiva. Partendo anche da esperienze personali, l’artista racconta fragilità, solitudine e legami familiari, soffermandosi su quanto possa essere difficile distinguere l’amore dal bisogno dell’altro. Un progetto che guarda al passato per comprendere meglio il presente e trovare una nuova consapevolezza.

“Storie D’annate” parla molto di relazioni e dipendenza affettiva. Quanto c’è della tua esperienza personale nelle storie che racconti?

Ogni brano contiene esperienze e sensazioni emotive strettamente personali. Aver vissuto sulla propria pelle la dipendenza affettiva è stato il primo passo che ha dato vita a questo immaginario, prima individuale poi collettivo, osservando e realizzando che tutte queste ferite risiedono nell’animo della mia intera generazione.

Nell’EP emerge spesso la difficoltà di distinguere ciò che desideriamo da ciò che una persona è realmente. Ti è capitato di idealizzare qualcuno e accorgerti solo dopo di aver costruito un’immagine che non corrispondeva alla realtà?

Diciamo di si. Il panorama virtuale è un po’ il nostro secondo mondo, in cui sarebbe impossibile non crearsi un’idea non solo degli altri, ma anche di noi stessi, costruendo una comfort-zone talmente appetibile, per quanto apparente e fugace, da non sentire nemmeno il bisogno di confrontarla con la realtà.

Hai detto che questo EP racconta anche la tua generazione, sempre connessa ma spesso più sola. È una contraddizione che vivi anche tu nella quotidianità?

Assolutamente. La sensazione di solitudine interiore è una delle colonne portanti di questo mio mondo musicale, intrinsecamente connessa alle dinamiche dei rapporti interpersonali. Per esempio: al giorno d’oggi tutti possono sapere tutto di ciò che si condivide sui social, ma nessuno sa delle debolezze e dei dettagli che non vengono condivisi, che meriterebbero una vera mano sulla spalla, piuttosto che un like sull’ultimo post.

Alla base di “Storie D’annate” ci sono anche ferite e dinamiche familiari che arrivano dal passato. Quanto è stato difficile trasformare temi così intimi in canzoni senza sentirti troppo esposto?

Ammetto che il disagio di sentirsi esposti, con tematiche così sottili, purtroppo c’è. Quando si parla di dinamiche familiari complicate, spiego soprattutto il senso del titolo dell’EP, in quanto

“D’annate” si riferisce anche a generazioni passate, con disfunzioni familiari tali da portare agli stessi problemi che viviamo anche oggi, sommandoli all’odierno problema del distacco virtuale.

“Splendida” sceglie l’ironia per raccontare un incontro sbagliato. Nella tua vita l’ironia è anche un modo per affrontare delusioni e momenti più complicati?

Mi piace l’dea di affrontare momenti spiacevoli con un pizzico di ironia o autoironia. Solo toccando l’abisso capisci che i problemi superflui non ti danno il diritto di togliere il sorriso a chi ti circonda, così che tu possa affrontare le tue battaglie dentro di te, trasformando le emozioni in qualsiasi cosa tu voglia, come nel mio caso con la musica.

Nel progetto ritorna l’idea della consapevolezza come possibilità di liberarsi da certi meccanismi. Che cosa hai capito di te stesso lavorando a questo EP che prima non riuscivi a vedere con la stessa chiarezza?

Mi verrebbe da dire come Socrate: “So di non sapere”. Mentre tutti cercano di dare una sentenza su cosa sia l’amore, io ho capito di dover fare un passo indietro e ammettere di non sapere del tutto cosa sia, entrando in simbiosi con la mia musica per fare domande e dare risposte, per me stesso e per tutti gli altri, come una coscienza collettiva in continua evoluzione, verso la ricerca della piena consapevolezza di ciascuno di noi. Dei consigli più convenzionali che posso dare, però, sono di trovare la forza di chiedere aiuto e dedicarti a ciò che più riesce a scavare dentro te stesso, trasformandoti in qualcosa di migliore. Anche questo è ciò che la mia musica trasmette in modo velato.

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Michele Montani, “Isole”: quando essere connessi non significa essere vicini

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“Isole” è il nuovo singolo di Michele Montani, un brano che guarda alle relazioni contemporanee partendo da una contraddizione ormai quotidiana: abbiamo sempre qualcuno a portata di schermo, ma non per questo riusciamo a sentirci davvero vicini.

Il titolo racchiude l’immagine attorno alla quale si sviluppa la canzone. Siamo isole, ciascuno con il proprio paesaggio interiore, con fragilità, paure e parti di sé che spesso rimangono lontane dallo sguardo degli altri. La distanza, però, non è necessariamente una condizione definitiva: dietro il bisogno di proteggere ciò che siamo rimane il desiderio di creare un contatto autentico.

“Isole” si muove proprio tra queste due dimensioni, la solitudine e la ricerca dell’altro, interrogandosi anche sulla distanza tra identità e apparenza. Un tema che trova spazio anche nel videoclip, costruito sul contrasto tra bianco e nero e sulla presenza di due versioni dello stesso Michele Montani.

Il singolo segna inoltre un nuovo passaggio nel percorso dell’artista: dopo “Spazio Invisibile” e “Stare Senza Te”, per la prima volta Montani prende parte anche alla scrittura del testo, lavorando insieme a Fabio Vaccaro.

“Isole” nasce dal paradosso di una società sempre connessa ma spesso incapace di comunicare davvero. Quando hai capito che questo tema poteva diventare il centro di una canzone?

L’ho capito da subito: sono un attento osservatore e questo mi sembra il paradosso più lampante della nostra società. Siamo a distanza di un click l’uno dall’altro, ma, paradossalmente, non riusciamo a comunicare. Lo schermo, oltre ad avvicinarci al mondo, ci isola dallo stesso, limitandoci nell’espressione di ciò che siamo realmente, che, spesso, releghiamo nell’oscurità.

Nel brano parli di emozioni, fragilità e bellezze che spesso rimangono invisibili. Quanto pensi che oggi mostriamo agli altri ciò che siamo realmente e quanto, invece, un’immagine costruita di noi stessi?

Trovare l’equilibrio fra questi due aspetti è la reale sfida della nostra società: credo, infatti, che siamo ciò che siamo, ma anche ciò che mostriamo, il problema sussiste quando uno di questi ambiti prevale sull’altro. Nel mondo dei social, infatti, è facile cadere nella pura apparenza, sacrificando ogni tipo di sostanza, ciò che ci rende vuoti, patinati e finti. Riuscire a dare sostanza a quello che mostriamo, ecco, qui risiede il segreto per un importante cambiamento di rotta.

La metafora delle isole suggerisce distanza, ma anche identità e unicità. Nel tuo racconto prevale maggiormente il bisogno di proteggere il proprio mondo interiore o quello di trovare qualcuno capace di raggiungerlo?

In realtà, entrambi: il racconto inizia dalla chiusura in sé stessi e si muove poi, attraverso continui cambi di toni, ad una conclusione aperta e comunicativa. Nello special canto che siamo terra nel mare, ossia come una relazione, un legame possa essere sicurezza e solidità nella trasformazione, nel cambiamento e nella comunicazione. Senza paura.

Nel videoclip appari in bianco e in nero, due versioni della stessa persona. Cosa volevi raccontare attraverso questo contrasto e quanto rappresenta anche una tua personale dualità?

Il bianco e il nero sono opposti, ma complementari, in quanto entrambi non rappresentano un colore. Ecco, dunque, che siamo noi a dare “colore” a noi stessi, su uno sfondo bianco, quello delle luci e dell’apparenza, e nero, della sostanza e di ciò che siamo nel profondo del nostro intimo. Ognuno di noi incarna questa dualità, io in primis: ci ho messo molto tempo, ma ho capito che ciò che consideravo difetto da nascondere, non era necessariamente tale. Qui sta il processo che ribalta la nostra prospettiva, il nostro nero che diventa bianco, e viceversa.

La tua formazione attraversa il conservatorio, il clarinetto e successivamente il canto al CET di Mogol. In che modo questo percorso entra oggi nella scrittura e soprattutto nell’interpretazione delle tue canzoni?

Tutte le mie esperienze rientrano nella scrittura e nell’interpretazione di ciò che canto, da quelle di vita a quelle più tecniche e musicali. Quanto a queste ultime, sono sicuramente fondamentali in quanto mi hanno fornito carta e penna e microfono, per così dire: hanno infatti rappresentato gli strumenti necessari per dar voce ad una mia esigenza comunicativa, che, ultimamente, si è fatta sentire con sempre più urgenza.

Dopo “Spazio Invisibile” e “Stare Senza Te”, con “Isole” quale nuova parte della tua identità artistica senti di aver messo a fuoco e quale direzione vorresti esplorare nei prossimi brani?

Di sicuro, la scrittura. È la prima volta che mi cimento nella scrittura di un testo musicale, anche se in collaborazione, e devo ammettere che mi è piaciuto molto: dalla definizione del tema, alla riscrittura di alcune parti in collaborazione con Fabio Vaccaro. Inoltre, sento di aver proposto un’interpretazione coerente con ciò che sono e ciò che so fare, anche in termini vocali. Qui, la voce è realmente al servizio del testo.

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Jangy Leeon: il nuovo singolo è nato a New York con dei rapper americani

È disponibile su tutte le piattaforme digitali “Assassina”, il nuovo singolo di Jangy Leeon per Gold Leaves Academy e Mad Soul Legacy con distribuzione Believe.

Su una produzione musicale di Jack The Smoker, il rapper milanese è affiancato da degli ospiti d’eccezione: i rapper statunitensi El Gant e Rass Kass e il messicano Louie Rubio.

Si tratta di un brano dalle atmosfere West Coast, nato e registrato a New York, che vede Jangy Leeon, El Gant e Ras Kass alternarsi con due strofe da 8 spezzate dal ritornello cantato da Louie Rubio. Il testo parla di Milano ma anche di New York e Los Angeles, una vera connessione incentrata sulla relazione degli artisti con la vita urbana della loro città, con la musica – nello specifico il rap – e sul rapporto con l’altro sesso.

JANGY LEEON RACCONTA LA NASCITA DEL BRANO

Così Jangy Leeon racconta la genesi del brano:

“Assassina è un pezzo nato a maggio del 2025 durante un mio soggiorno a New York. Avevo contattato El Gant, rapper underground di Brooklyn, e ci eravamo prefissati di fare una sessione in studio durante le mie due settimane newyorchesi. Uno o due giorni prima di incontrarci, El Gant mi ha scritto dicendo che anche Ras Kass, rapper losangelino, era a NY e aveva manifestato l’intenzione di presentarsi alla sessione.

Così ci siamo trovati in studio dal rapper, producer e mix engineer Jake Palumbo, nell’area di Brooklyn. Durante la sessione con Jake ed El Gant ho aperto un paio di cartelle di beat che mi avevano mandato due miei amici e artisti milanesi: Weirdo e Jack the Smoker. A un certo momento, durante la selezione del beat, Ras Kass è arrivato insieme a Louie Rubio, un cantante e musicista messicano, suo stretto collaboratore. Ovviamente ero bello gasato dall’interazione con tutti questi artisti e, dopo aver scelto il beat di Jack, ci siamo messi al lavoro e, in un paio di ore, abbiamo chiuso il pezzo“.

CHI È JANGY LEEON

Jangy Leeon (1987), rapper milanese cresciuto in zona Ripamonti, si distingue per il timbro vocale ruvido. Avvicinatosi alla cultura hip hop da adolescente attraverso il writing e le rime, si forma nella scena underground, tra jam, contest di freestyle e showcase. Nel 2006 fonda la crew Mad Soul Legacy, nel 2011 pubblica un disco in collaborazione con Prinz (aka Silla DDR), “Symphony’s Backline”, e nel 2013 esordisce da solista con l’album “Lionel Collection”.

Dopo aver dato vita al primo disco di Mad Soul Legacy, “People Love Roots”, nel 2015 pubblica “Stato Brado”, album concepito con il freestyler Truman Simbio. Lo stesso anno fonda il “Caveau Studios” insieme a Jack The Smoker. Nel 2017, anche grazie al successo di una campagna di crowdfunding su Musicraiser, pubblica l’album “L’Era Della Bestia” che ha ospiti come Dani Faiv, Axos, Nex Cassel, Mistaman, Nerone, Jack The Smoker, l’internazionale Merkules e altri.

Nell’estate 2018 pubblica il terzo album solista, “ELDORADO”, interamente prodotto da Weirdo e caratterizzato da sonorità latine. Questo stile lo riprenderà, in parte, a fine 2020 in un altro album solista, “Full Moon Confusion”, seguito, nel 2021, dalla versione deluxe “Desert Edition”. Per queste uscite coinvolge di nuovo molti ospiti di rilievo tra cui Ensi, Shade, Vacca, Warez e altri.

Nel 2024 pubblica l’album “All Eyes On Beast”, con tutte le produzioni musicali firmate Jack The Smoker e i featuring di Nerone, Dj MS, Warez, JSN, Chubs, Steelyone, Vacca, Lanz Khan, Lexotan, Jack The Smoker, Dani Faiv, Sick Boy Simon, Francikario, Big Tino, Asher Kuno, Loge, Drimer, En?gma e Shade.

Music for Change, il 9 ottobre la finale al Teatro Rendano di Cosenza

Il 9 ottobre si torna a parlare di musica e nuove canzoni al Teatro Alfonso Rendano di Cosenza, per la finale della 17ª edizione di Music for Change. Sul palco ci saranno Fremir, Federico Baldi, Livrea, Janaki, Andera, Luisiana e Youngover, i sette finalisti scelti tra le 903 candidature arrivate da tutta Italia.

Negli ultimi mesi hanno lavorato all’interno della Sound Village Academy, confrontandosi con producer, autori e professionisti del settore e sviluppando un brano originale a partire da uno dei temi proposti da Music for Change. I sette temi sono Amplify Democracy, Eco Mood, Equality, Borders, Crossroads, Nine to Five e Online/Offline.

Sette canzoni

Fremir – “Alla mia festa”
Federico Baldi – “Come i fantasmi”
Livrea – “Mela”
Janaki – “Tierra Viva”
Andera – “Adesso guardami”
Luisiana – “Poste Italiane”
Youngover – “Splendide cornici”

Federico Baldi pubblica “Come i fantasmi”

Tra i sette finalisti c’è Federico Baldi, che proprio il 9 ottobre pubblicherà Come i fantasmi, il brano presentato a Music for Change. Per Federico è un grande giorno e anche per noi di IndieLife, che gli dedicheremo tutto un suo spazio nei prossimi giorni per raccontare meglio il brano e il suo progetto.

Livrea, dal Booklet al Rendano

C’è anche un nome che abbiamo incontrato da pochissimo. Livrea lo scorso 25 settembre si è esibita al Booklet, il format musicale che ritorna il 16 ottobre a Il Palco di Roma. Il 9 ottobre, al Rendano tra i sette finalisti di Music for Change con Mela è un collegamento che ci fa particolarmente piacere, perché è anche attraverso occasioni come il Booklet che abbiamo modo di conoscere e seguire da vicino chi sta costruendo la propria strada musicale.

Alessio Alì e Rossana De Pace

La finale sarà anche l’occasione per ritrovare Alessio Alì, che avevamo intervistato qualche tempo fa a Roma, durante Murmurè, l’appuntamento del cuore – e nel cuore della Capitale – di cui parliamo qui. Dopo la vittoria dell’ultima edizione del Premio Bindi, nel 2026 Alessio Alì ha pubblicato il suo primo album, Fare piani perché si dovrebbe, prodotto da Daniele Tortora e lo rivediamo il 19 ottobre, al Booklet.

A Cosenza, ci sarà anche Rossana De Pace, vincitrice della scorsa edizione di Music for Change con Pelle d’oca. Nel frattempo ha pubblicato Diatomee, il suo primo album, prodotto insieme a Taketo Gohara.

Il 9 ottobre arriva anche il Cluster Album #26

La finale coincide con l’uscita di Music For Change – Cluster Album #26, che raccoglie i sette brani realizzati durante il lavoro alla Sound Village Academy. Il disco sarà disponibile sulle piattaforme digitali e gli ascolti dei sette brani contribuiranno al Premio Stream Believe, attivo fino al 28 novembre. Il vincitore avrà inoltre la possibilità di accedere a diverse opportunità per portare avanti il proprio progetto, tra cui 10.000 euro per la realizzazione di un tour, 15 date nella Rete Live, l’apertura dell’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante 2027 e un’esibizione a Casa Sanremo 2027.

Segui Music for Change e seitutto Press per restare aggiornato sulla finale e su tutto quello che verrà.

Bussoletti reinterpreta “Acida” dei Prozac+: l’intervista

Per la prima volta nella sua carriera Bussoletti si confronta con una cover e sceglie “Acida”, uno dei brani simbolo dei Prozac+ e degli anni Novanta. Una canzone che il cantautore romano non ha mai smesso di cantare e che, dopo un’esibizione all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ha deciso di registrare e pubblicare in una nuova versione.

Nella sua rilettura, Bussoletti si allontana dal punk dell’originale per portare il brano verso una dimensione più acustica e vicina al proprio mondo musicale, senza perdere l’energia e la forza interpretativa di “Acida”.

L’artista racconta com’è nata questa rilettura, il rapporto con il brano dei Prozac+, il legame con gli anni Novanta e anticipa il suo prossimo progetto discografico: un nuovo album di inediti già pronto.

“Acida” è un brano fortemente legato agli anni Novanta e a una precisa generazione. Perché hai sentito proprio adesso l’esigenza di reinterpretarlo?

In realtà non ho mai smesso di cantare questa canzone da quando è uscita. In macchina, sotto la doccia, per strada. Talmente tanto che ho deciso di metterla un giorno in scaletta ad un mio concerto all’Auditorium Parco della Musica a Roma. Quando l’ho fatta, è successo qualcosa col pubblico, era elettricità pure, e così ho deciso di registrarla e pubblicarla.

Hai scelto di allontanarti dal punk dei Prozac+ per costruire una versione più acustica e vicina al tuo mondo musicale. Qual è stata la scelta più delicata nel trovare un equilibrio tra rispetto dell’originale e identità personale?

Di personale c’è il mio mondo musicale, quel tocco acustico che hai notato, e il timbro vocale con cui canto il brano. Ci tengo, però, a sottolineare quanto sia importante il rispetto per me, tanto che la canto al femminile come l’originale e la cover è praticamente identica per non far pensare al pubblico che sia qualcosa di mio.

La decisione di registrare “Acida” è maturata dopo averla cantata all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Che cosa hai percepito quella sera nel pubblico che ti ha fatto capire che il brano poteva avere una nuova vita?

Ho grande rispetto per il pubblico. L’ultima decisione è dell’artista ma uno spettacolo è un tango a due e sarebbe folle non considerare il partner. Quella notte la mia versione di “Acida” non passò inosservata e questo mi ha convinto a pubblicarla anche per i più giovani che, magari, possono riscoprire una grande band come i Prozac+.

Nella tua versione convivono un arrangiamento più caldo e un’interpretazione vocale che conserva la forza del brano originale. Quanto era importante mantenere questo contrasto?

Moltissimo, era nelle mie corde. Il contrasto c’è e i musicisti che hanno suonato in studio ne parlavano. Abbiamo provato a cantarla anche in modi diversi ma alla fine la versione quasi urlata ci sembrava la più rispettosa del mood di “Acida”.

Hai definito “Acida” la canzone di una generazione «ultima senza cellulare e prima alle prese con Internet». Secondo te, che cosa può raccontare oggi questo brano a chi gli anni Novanta non li ha vissuti?

Che ci sono stati tanti ragazzi felici in modo diverso. Non migliori né peggiori ma diversi. Gli anni Novanta hanno cullato una generazione che sta ancora sotto quella precedente e che lascerà spazio ai più giovani senza fiatare. Ci ho fatto pace con questo destino ma almeno possiamo goderci la nostra musica.

Negli ultimi anni hai attraversato musica, radio, cinema e scrittura. Dopo “Acida”, quale sarà il prossimo capitolo del tuo percorso?

“Acida” è l’antipasto del nuovo album di inediti che è già pronto. Uscirà nei prossimi mesi mentre non smetterò di fare radio col mio programma Green Carpet. Quindi o ci troviamo on air o ci troviamo live su qualche palco.

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Murmuré: un format musicale “fuori dal gregge”

Stiamo vivendo la fioritura di un panorama musicale, a volte contraddittorio, altre squisitamente vitale, che sa raccontare le persone, con belle storie, in un contesto sincero, una casa di amici che si ritrovano insieme, al Murmuré. Il format musicale che non è un luogo solo e non è solo un luogo… da Lecce a Roma si fa spazio sui social, raggiunge le città, i paesi, le strade, le stanze e i corridoi di chi vuole conoscere e sperimentare altri nuovi folli strani suoni. Murmuré riapre le porte il 14 ottobre, al Terzo di Roma, ma per saperne di più, facciamo un passo indietro.

Murmuré, un incontro tra persone

Il progetto, ideato e curato da Alpaca Music, parte nel 2024. La prima data, l’8 maggio 2024, si sono esibite, al Malo Glitter Bar di Roma, Queen of Saba e Asiabel! La nostra avventura con Murmuré, invece, inizia un anno fa insieme ai media partner @_lerane, @cromosomimedia, @frammentimedia, @4quartimagazine, @radiocittaaperta e alla voce di @lorenzoodefilippo, presentatore delle serate.
Si incontrano, il mercoledì sera, le musiciste, i musicisti, cantautrici e cantautori, con quelli che sui magazine parlano delle loro nuove uscite: un affaccio a un orizzonte emergente che fa tesoro del nostro vissuto musicale. Tutti lì, bocca aperta e naso all’insù a interrogarci, ad ascoltare.

Il 12 novembre, al primo appuntamento della passata stagione, con @vittoriasciacca_ ed @ehm.carbo, è arrivato IndieLife e da lì un susseguirsi di date, per esplorare la musica contemporanea in carne e ossa, con nomi come: @doglie_blu_, @de.stradis_, @igiocattoliofficial, @___wepro, @bambina.music, @martz___________ , @giargo_ , @__aliii__________ , @bea.music____,  @moonari_official, @santosalvatore__. Nel 2024, per non dimenticare la prima edizione di questo format, ricordiamo le esibizioni di: Erica Mou, Pellegrino e Zodiaco, Mirkoeilcane, Dimaggio, Cristiana Verardo, Folcast, Giovanni Toscano, Bordeaux e Cura.

Ma cos’è Murmuré? perché Musica fuori dal gregge?

Ci sono le interviste, ci sono i live e c’è un gioco semantico dietro al nome Murmuré: richiama il verso dell’alpaca, il “mormorio” degli artisti ma anche quel suono in sottofondo, teso tra palco e pubblico, un incontro di voci e aspettative. Gli appuntamenti con i performer sono spesso fatti di alternanza di chiacchere e silenzi, con le interviste dei media partner che lasciano spazio alle esibizioni live e all’orecchio attento degli spettatori curiosi.

Murmuré è Musica fuori dal gregge: “Un format di racconto intimo e diretto in cui l’artista, fuori dalle logiche di mercato e dall’omologazione, sceglie di rivelare la propria identità e il proprio percorso creativo in modo incondizionato condividendo non solo le canzoni ma la loro genesi, in un contesto privo di filtri” (post Ig).

Torna Murmuré, il 14 ottobre, a Roma!

La nuova edizione, a cui parteciperemo anche quest’anno io e Roberta, torna a prendere posto nelle nostre settimane cariche di impicci e nostalgia delle ferie. Torna Murmuré, mercoledì 14 ottobre, da @terzo_roma con i media partner @indielife.it, @_lerane, @cromosomimedia, @pinknoises.it, @4quartimagazine, @genteemergente_ e @ondalternativa_webzine. Ci aspetta un’edizione scoppiettante! Ma…chi saranno i prossimi ospiti? Per scoprirlo segui murmure_showcase!

P.s. Un ringraziamento speciale alle amiche e agli amici che ci hanno seguito in questo bellissimo anno insieme.

Edera: il nuovo album, “The Art of Waiting”, celebra la desueta virtù di pazientare

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È disponibile in digitale e in vinile “The Art Of Waiting”, il terzo album del duo bolognese Edera.

Luca Garuffi (elettronica e tastiere) e Salvo Ridolfo (batteria) hanno lavorato al disco per quasi due anni coinvolgendo, nel corso del tempo, altri musicisti per affinare questi 9 brani al confine tra post rock, jazz ed elettronica.

IL CONCEPT DELL’ALBUM

Il titolo dell’album deriva dal fatto che i due musicisti, durante la composizione dei brani, si sono resi conto che l’attesa dava un respiro sostanziale alla loro musica e ha permesso loro di vedere questo lavoro da una distanza utile per avere uno spirito critico. Così, indirettamente, “The Art Of Waiting” celebra la virtù di pazientare, sempre più desueta nella società contemporanea.

“L’attesa – raccontano i due – permette anche di dimenticare, che è una qualità utile e salvifica. Dimenticare ciò che va limato, corretto, scremato o semplicemente dimenticato. Tutti concetti applicabili alla musica ma anche ad aspetti generali della vita, dei rapporti, delle interazioni tra persone. L’arte di attendere permette di affrontare il passaggio successivo al flusso di incoscienza a cui ci siamo concessi durante la composizione: quello dell’analisi. L’arte di attendere è il tempo che cura ed incanala il lato selvaggio dell’incoscienza“.

Lavorando al disco, infatti, il duo ha notato e lasciato emergere una predisposizione: l’incoscienza nel momento in cui si crea musica. “Abbiamo preso atto – continuano i due – di quanto il bisogno di razionalizzare i processi limitasse il nostro approccio alla musica. Grazie a questo disco, invece, l’incoscienza ci è sembrata una qualità. Non sapere bene cosa si sta facendo non è sempre un difetto, perché porta in direzioni che altrimenti non si esplorerebbero”.

Proprio per questo l’unico brano non strumentale dell’album (“The Audience”) ha un “testo” che dice “in a stream of consciousness, you are not the actor. You are the audience”.

I COLLABORATORI DEL DUO

Luca Garuffi e Salvo Ridolfo hanno curato ogni singolo passaggio della produzione dell’album e, per arricchirlo, hanno coinvolto persone appartenenti a una cerchia allargata di amicizie strette. Una scelta che rispecchia la volontà di sentirsi i completi “genitori” del risultato finale ma, nello stesso tempo, la sensazione di aver prodotto un disco collettivo, perché con il gruppo dei collaboratori si è creato un rapporto del tutto informale.

Hanno suonato in “The Art Of Waiting” Francesco Serra (chitarra in “The Audience”) e Pietro Trallori (tromba in “In Flames”, “At The End Of The Day”, “One Hour Is Not Enough” e “Let’s See”). Nelle esibizioni dal vivo sarà presente Isabella Cioccolini al basso. I tecnici audio autori del mix e del mastering sono Fernando Hester e Federico Inzerillo, mentre l’artwork è a cura di Andrea Basti.

TRACKLIST

01 Ghosts
02 In Flames
03 1996 and Checked Shirt
04 At The End Of The Day
05 The Audience
06 One Hour Is Not Enough
07 The Darknessist
08 Let’s See
09 Acceptance

CHI SONO GLI EDERA

EDERA è un gruppo nato a Bologna e composto da due musicisti classe 1981, il riminese Luca Garuffi (già membro degli Apes on Tapes) e il messinese Salvo Ridolfo. Nel 2017, i due amici di lunga data, bolognesi d’adozione dal 2000, decidono di iniziare a frequentarsi in una sala prove polverosa del capoluogo emiliano per improvvisare e dare un senso ad alcune canzoni che Luca aveva composto in quei mesi.

Grazie a questi incontri liberi e senza impegno, i due si rendono conto che la batteria di Salvo conferisce una dimensione molto jazz alle produzioni musicali composte da Luca con elettronica e tastiere, così decidono di dare costanza alla collaborazione.

Nel 2020, nel pieno della pandemia, esce il loro esordio “Waterflow And Concrete”, per l’etichetta ravennate Blooms Recordings con cui, nel 2024, pubblicano anche il secondo album, “Tempo”. Quando nel 2025 i due incontrano il giovane trombettista Pietro Trallori, l’aggiunta di uno strumento a fiato dà un ulteriore tocco psichedelico e jazz sia ai nuovi brani in studio sia alle loro esibizioni dal vivo.

Proteo: “La mia Itaca”, il nuovo singolo, è un brano concepito lontano da casa…

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È disponibile su tutte le piattaforme digitali “La mia Itaca”, il nuovo singolo di Proteo. Il brano anticipa la pubblicazione dell’album di esordio dell’artista pugliese, prevista per novembre.

Nel testo di questo nuovo brano scritto nel 2025, il rapper e attore classe 1994 usa la metafora di un marinaio disperso per identificarsi in chi è alla ricerca di sé stesso. Questo viaggio introspettivo culmina nel ritorno alla terra d’origine, un approdo che costituisce la premessa di un concept album su un tema ancora più grande…

LA GENESI DEL BRANO

“Il brano – racconta Proteo – è nato quando ho capito che avevo bisogno di riconnettermi con le mie radici. Ultimamente, infatti, dopo undici anni, ho lasciato la città in cui mi ero stabilito, Roma, per ritornare a vivere dove sono nato e cresciuto, a Molfetta. Qui, con altri artisti abbiamo fondato una nuova realtà, un collettivo che stiamo costruendo e vogliamo far crescere. Si chiama Colmare, proprio come un concetto presente nella canzone, in cui, appunto, parlo di colmare i vuoti che ho sentito stando lontano dalla mia città e dai miei affetti. Tra questi ultimi ci metto il mio cane di 16 anni che ho accudito proprio mentre scrivevo questa canzone”.

“La mia Itaca” è una canzone che riflette sulla riconnessione partendo dalla presa di coscienza della propria identità.

“Negli anni in cui ho vissuto lontano da qui – continua Proteo – spesso provavo sentimenti d’amore e odio verso la mia terra, e questo mi ha fatto prendere atto di avere un legame con le mie origini che va oltre la mia volontà. Così, ho semplicemente preso coscienza di ciò che sono, senza alcun giudizio“. 

Proteo ha costruito il brano insieme a un suo concittadino, il producer Kuoni, che ha già prodotto tre brani del primo EP dell’artista, “È tempo di narrare”, uscito nel 2025, ed è uno dei cinque produttori musicali presenti nell’album in uscita a novembre.

Da oggi sarà disponibile su YouTube anche il videoclip ufficiale del brano, ideato e realizzato dallo stesso Proteo.

CHI È PROTEO

Proteo, nome d’arte di Nicolò Ayroldi (1994), è un rapper e attore originario di Molfetta (Bari). Il suo percorso musicale ha origine sia dall’interruzione, dovuta a un infortunio, della sua carriera da calciatore (aveva raggiunto la serie D, dunque il semiprofessionismo), sia da un trascorso da cabarettista, sia dalle gare di slam poetry a cui si dedica da anni per dare sfogo alla sua inclinazione per la scrittura e in particolare per la poesia.

Visto che sin da piccolo è appassionato di hip hop, l’evoluzione naturale del suo progetto musicale è sfociata in uno stile che si muove tra il rap e l’R&B contemporaneo, più in generale influenzato da tutta la musica black.

Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025 pubblica una serie di brani che, man mano, danno forma al suo primo EP, “È tempo di narrare”, uscito a giugno del 2025. Dopo questo primo step continua a lavorare a nuovi brani e, nel 2026, dopo un soggiorno di undici anni a Roma, torna a vivere a Molfetta, dove fonda il collettivo Colmare e dà forma al suo album d’esordio.

Suarez: il nuovo album “Pills” è un viaggio senza filtri tra rap, ironia e fragilità

“Pills” è il nuovo album di Suarez, MC e produttore romano, in uscita venerdì 18 settembre per Tak Production su tutte le piattaforme digitali e nei formati CD e vinile.

Conclusa la saga di Antieroe, il rapper romano volta completamente pagina con quello che definisce il suo lavoro più intimo e personale.

Attraverso il suo stile, spesso caratterizzato da una vena tragicomica, Suarez affronta diverse tematiche. Dall’attualità alle problematiche di un mondo sempre più dominato dai social, passando per la ricerca della stabilità economica e, soprattutto, di quella mentale.

Tra gli argomenti affrontati trovano spazio anche lo scontro generazionale e il tempo che passa, che l’artista definisce “il suo peggior nemico” nella traccia “Cronokillaz”.

Tutte le illustrazioni e l’artwork dei supporti fisici sono stati realizzati a mano dallo stesso Suarez. Come noto, Suarez è anche un valido illustratore e grafico, spesso coinvolto nei progetti di numerosi colleghi della scena.

Non mancano i momenti romantici, come nel brano d’amore “L’anello del potere”, e quelli più intimi e personali di “Crepe”.

L’animo nerd che da sempre contraddistingue l’artista emerge anche nella scrittura e trova la sua massima espressione in “Super Sayan”. Qui i riferimenti a Dragon Ball fanno da padrone.

Le “pillole” che danno il titolo all’album tornano inoltre in maniera ricorrente durante l’ascolto, accompagnando quello che Suarez definisce un vero e proprio viaggio: un percorso a tappe, scandito volutamente dall’ordine della tracklist.

Nel suo viaggio Suarez non è solo. A salire in sella con lui troviamo gli scratch di DJ Drugo, DJ Stile, DJ Ceffo e DJ Craim, insieme alle rime di Masito, Il Turco, Danno, Rak, Lino e Lucci.

Sarcastico, dissacrante, riflessivo ma soprattutto privo di qualsiasi filtro, Suarez è autore di tutte le produzioni dell’album e, per la prima volta, si dedica anche allo scratch, come accade nella polemica “Shadowbanned”.

I beat variano, mantenendo comunque una forte coerenza sonora, con atmosfere che strizzano spesso l’occhio alla West Coast, grazie alla massiccia presenza di pianoforti e synth.

Suarez, tutti i formati di Pills

Per quanto riguarda i formati fisici, Pills sarà disponibile in CD digipack, con un booklet di 12 pagine contenente tutti i testi dell’album.

Il vinile sarà invece disponibile in due versioni doppio LP gatefold: una con dischi standard neri e una limited edition “Red Devil Edition”, autografata e caratterizzata da dischi in marble red.