Inside gli Iside

Music Factory
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Sono tra i 12 progetti musicali emergenti scelti da Radar Italia durante il 2020 da tenere sott’occhio. Loro sono Dario Pasqualini, Daniele Capoferri, Dario Riboli e Giorgio Pesenti, vengono da Treviolo, a 7 km da Bergamo, e insieme formano gli Iside. La loro musica è sperimentale ma al contempo pop e con diverse contaminazioni di genere, anche internazionali. Nella loro poetica è molto presente la gratitudine verso il prossimo e una forte sensibilità, che spesso però è caratterizzata da una patina di tristezza, mista a del romanticismo contemporaneo che al contempo si interseca con anche una sorta di follia ribelle, quasi cattiva, e di malestruo. Proprio come la figura egiziana da cui prendono il nome, vogliono esserci, sia sul palco che nel panorama musicale, mantenendo però sempre quel velo di umiltà che ricopre il volto della divinità e che permette di osservare senza essere troppo al centro dell’attenzione.

I sette veli di Iside


Nel gergo giovanile, grazie anche alla loro ricerca meticolosa di una determinata estetica, si direbbe che sono dei ‘’giusti’’: incarnano la coolness che piace molto e rispecchia la Gen Z. Questo è sicuramente aiutato anche dalla scelta di abiti spesso genderless accompagnati da un make-up fluido e moderno e qui bisogna fare i complimenti anche agli stylist Francesca Farina e Francesco Mautone ed alla MUA Chiara Baiguera che spesso lavorano con loro. Insomma hanno uno stile ricercato e definito che piace (anche se odiano le polo, cercheremo di perdonarli, Ralph Lauren di certo non lo farà), diciamo che sono un po’ gli amici fighi (e gourmet) che sai di non meritarti ma che vorresti comunque.
Abbiamo incontrato Dario Pasqualini (voce) e Daniele Capoferri (chitarra) poco prima della loro esibizione all’Off Topic di Torino.


Ciao ragazzi, grazie innanzitutto per aver accettato di essere intervistati da noi. Partiamo subito con la prima domanda, dopo l’esibizione di questa estate al Miami a quale palco vorreste ambire?
D.P.= Dopo l’Off Topic intendi? (ride)
D.C.= Beh, ci piacerebbe suonare al Primo Maggio!
D.P.= supportateci perché vorremmo chiedere a tutto il team di farlo, facciamo partire l’hashtag #gliisidealprimomaggio

Adesso siete già da un po’ approdati in Sony. Vi va di raccontarci quale è stato il vostro percorso?
D.P.= Allora noi siamo partiti che facevamo musica, poi è arrivata una etichetta indipendente che poi è diventato il nostro management e poi è arrivato Sony…
D.C.= Un po’ più lunga, allora: noi abbiamo fatto qualche pezzo, l’abbiamo messo su Spotify, è arrivato prima l’editore Peermusic e da lì si sono avviati tutti i processi; si è dapprima interessata l’etichetta indipendente FactoryFlaws che i ha aiutati ad entrare in Sony

singolo Pastiglia v7

Descriveteci come nasce una vostra canzone
D.P.= io scrivo i testi e le linee di voce…
Okay e invece gli altri tre producono…
D.C.= non fanno niente gli altri tre…(ride)
D.P.=io li porto in giro e pago vitto, alloggio, le cene e…
D.C.= no comunque sì, siamo i ‘’tecnici’’ del collettivo

Sappiamo che siete interessati di cinema, quali sono le vostre fonti di ispirazione principali?
D.P.= è sempre difficile questa domanda perché sembra sempre che dobbiamo fornire chissà quali risposte e invece poi magari la gente rimane delusa perché probabilmente già li conosceva… però nel complesso ci piace molto il cinema perché lavora ad immagini e secondo me noi scriviamo ad immagini. Proprio l’altro giorno ci hanno detto: per me voi lavorate già come se dovesse essere la colonna sonora di un film ed è vero, deve essere quasi un film. Quali sono i migliori registi per noi io dico Lanthimos
D.C.= io invece dico Xavier Dolan
D.P.= dove ci sono i personaggi che comunque umanamente cambiano molto da inizio film a fine film, non tanto i film d’azione per intenderci, ma più quelli in cui nel primo minuto il personaggio del film è così mentre all’ultimo sembra essere totalmente un’altra persona

Quindi le serie TV in cui i protagonisti non hanno troppo una evoluzione del personaggio per permettere la continuità della storia non vi piacciono immagino…
D.C.= beh più o meno, per diletto sì dai; però quando guardo i film, almeno personalmente, cerco qualche cosa di più, una motivazione, una ispirazione. Le serie TV le guardo più per piacere che poi hanno anche loro in realtà hanno qualcosa di più analizzandole…
D.P.= no ma sono belle, io però nella mia vita ho visto sicuramente più film che serie, è proprio un dato di fatto
D.C.= sì beh anche io ne ho viste poche, forse quattro in totale
D.P.= ma questo è dato anche dal fatto che sono pigro e credo anche che la mia soglia dell’attenzione sia… un’ora.
D.C.= io mi vergogno un po’ perché l’ultima che ho guardato è Euphoria
D.P.= è bellissima (noi concordiamo)
D.C.= ma è solo perché mi fa sentire un po’ troppo ragazzino, di per sé non è brutta

I fiori nella vostra carriera hanno un ruolo diciamo…
D.P.= allora io dico questo, non è relegatissimo alla musica, il mio lavoro preferito tra i tanti che ho fatto è stato fare il fattorino dei fiori. In questo posto a Bergamo io dovevo portare i fiori a casa delle persone come regalo (a volte ci metteva anche frasi delle sue canzoni all’interno) e questo in qualche modo ha influito

Parlando sempre di fiori, a Sanremo ci pensate mai o siete tra quelli che lo escludono a prescindere?
D.C.= con la canzone giusta ci diciamo sempre che sarebbe una bella cosa
D.P.= non è da fare, secondo il nostro parere, rispettando al duemila per cento gli standard di quella competizione. E’ molto bello ma ci vai con un senso
DC.= senza snaturarti
D.P.= sì devi avere un pezzo fortissimo senza avere pretese di vittoria ma sperando di farti notare in maniera positiva.

Ci sono degli artisti in Italia di cui vi piacerebbe emulare il percorso oppure guardate solo all’estero?
D.P.= guardiamo tanto all’estero ma anche in Italia c’è un sacco di roba che ci piace. Qui ad esempio (all’Off Topic) ci hanno detto che viene spesso Andrea Laszlo de Simone (noi confermiamo). Non che voglia proprio emulare il suo percorso ma ci piace proprio come artista, così come Venerus
D.C.= il nostro percorso però è un po’ più pop di questi artisti
D.P.= sì come percorso forse più come i Comacose che erano molto di nicchia all’inizio però poi sono diventati cult della musica italiana
D.C.= tra tutte quelle domande ci vuoi chiedere perché c’è uno calvo?
Va bene se ci tenete
D.C.= sono tutti pelati nella famiglia, è ereditario
D.P.= nella famiglia Riboli

Voi avete detto una volta che vi siete conosciuti tra i banchi di scuola. Visto che è una narrazione che a molte band piace fare ma che spesso si rivela inesatta, la vostra verità quale è?
D.P.= io e Giorgio Pesenti abbiamo fatto dalla prima elementare insieme, classe B delle elementari di Albegno, mentre Daniele era nella A. Poi al patentino, io sapevo che lui suonava, io anche qualcosa sapevo fare e allora gli proposi di fare un gruppo
D.C.= sì dalle medie abbiamo iniziato a suonare insieme, all’inizio facevamo cover prettamente rock-metal, dai Metallica ai System of a Down passando per i Guns N’ Roses
D.P.= poi quello pelato (Dario Riboli) era il mio insegnante di chitarra
Quindi è più grande?
D.P.= sì ma solo di un anno
D.C.= poi abbiamo iniziato a fare canzoni nostre in inglese con altri due ragazzi (The Precipe) e poi da tre annetti ci siamo noi quattro che facciamo questo

Avete già iniziato a percepire qualche piccola svolta nella vostra carriera?
D.P.= economica no, di vita no, di popolarità no ma ti dico, sembra banale ma una situazione così come stasera, dove una persona mi dice che ha fatto 100 km, che possono essere pochi ma sono tanti, per andare a vedere un nostro live a pagamento, allora ne vale la pena farlo. Se tutto questo impegno nostro genera ciò anche solo per 20 persone per ogni città ci sentiamo sinceramente appagati, a prescindere da tutto il resto.

Come vi è venuto in mente di mettere il numero della versione delle tracce nel disco? Forse sono ignorante io ma è la prima volta che lo sento fare…
D.P.= il che è vero
D.C.= inizialmente noi salvavamo i pezzi così quando ce li mandavamo, con versione 1, 2, in base a quante ne avevamo fatte per pezzo, e quando dovevamo decidere come metterle nell’album e come porle volevamo fare un qualcosa un pelo diverso
D.P.= e anche che spiegasse un po’ il percorso in cui effettivamente facciamo tutto noi, dall’idea del pezzo al mix&master e quindi lo scrivere le versioni poteva dare valore a tutto quanto il processo, che comunque è molto lungo e non è fare un pezzo a tavolino ma è troviamoci, distruggiamo il pezzo, ricostruiamolo, ci piace o non ci piace, lo teniamo, lo cancelliamo, ecc…
Però ce ne è una che si chiama zero…
D.P.= zero è “Io non ho paura’’, la mia preferita
D.C.= alcune non rappresentano veramente la versione, ci spiace deludere tutti ma non abbiamo fatto veramente 666 versioni di ‘’Infarto’’ (anche se c’è qualcuno che lo ha creduto e scritto, Giorgio Pesenti lo ricorda con sorriso a volte)
D.P.= si hanno anche proprio un valore simbolico, ad esempio lo zero che è stato anche il primo in quarantena, un anno e mezzo fa più o meno, nel 2020, rappresenta lo stato peggiore dell’essere umano
D.C.= che se ci si pensa si dice anche proprio ‘’il tuo punto zero’’ nel comune riferendosi alla sfera personale
D.P.= sì e poi da lì si riparte

Beh però adesso anche tu ci devi dire il tuo pezzo preferito, Dario ha detto il suo…
D.C.= mah penso anche io “Io non ho paura’’
D.P.= insieme anche a gonna magari
D.C.= sì quella che ci rappresenta di più è gonna sicuramente, perché è un po’ di dualismo e bipolarismo tra malinconico e dolce da una parte e l’arrabbiato dall’altra. Ed è un po’ quello che vogliamo fare e direi che lì è ben rappresentato. Di certo se dobbiamo far ascoltare un nostro pezzo a qualcuno per conoscerci diciamo quella

Ultime domande e poi smettiamo di torturarvi: voi siete fan di Frank Ocean
D.P.= molto
Una sua canzone era stata scelta per la pubblicità di Zalando, oggi anche voi ci avete fatto una collaborazione…
D.C.= ci vuoi chiedere se ci sentiamo già Frank Ocean? (ride)
No, meno filosofica purtroppo, come è stato e cosa vi ha portato a farlo?
D.P.= ci siamo divertiti, non è stata proprio una nostra scelta, loro ci hanno chiamato e noi abbiamo accettato. Però è stato bello
D.C.= poi a chi più e a chi meno piace avere una estetica un minimo pensata e non raffazzonata e questo progetto non ‘’cozzava’’ con quelle che sono le nostre idee, anzi solo un supporto in più (a loro piace molto vestire e supportare designer emergenti italiani, poi ovviamente se la signora Miuccia dovesse presentarsi alla porta non la disdegnerebbero)

Visto che vi piace molto l’arte (Dario ha anche studiato all’accademia), pensate che un giorno vorreste anche avere una visual artist?
D.C.= le grafiche per ora la maggior parte le cura Dario Pasqualini, quello che avremmo sempre voluto avere e che per ora abbiamo avuto mezza volta è un visual artist live ai concerti. Quello lo vorremmo molto ma dipende anche tanto dalla location
D.P.= sì, se fosse per la nostra volontà gireremmo già con le fiamme nelle scenografie
D.C.= eh servono soldi, è sempre quello il problema…
D.P.= eh è un problema portarli in giro, per ora giriamo in auto, per queste cose servirebbero furgoni e camion, diventa uno step successivo
D.C.= e anche navi ed aerei
Li abbiamo poi lasciati al loro live (anche perché li avevano già chiamati un paio di volte per dire di prepararsi), dove c’è anche Nicola Regonesi dei Funky Lemonade alla batteria come turnista, vi aggiorneremo prossimamente quando faranno i palazzetti con i lanciafiamme.

Bianca Cela

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