Capo Plaza sta per tornare.

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Capo Plaza sta per tornare a calcare la scena musicale, a lasciarlo intendere gli spoiler del suo nuovo progetto.

A distanza di quasi due anni dal suo primo disco ufficiale (20, pubblicato il 20 Aprile 2018 dalla Sto Records) il rapper salernitano sta per tornare con un nuovo disco. Dagli spoiler è possibile ascoltare lo stile inconfondibile dell’artista, rimasto attaccato al suo gusto trap. Sempre però con un occhio di riguardo a tecnica e contenuti.

La formula che lo ha reso vincente infatti, quella trap italiana che strizza l’occhio all’america, sembra essere fedelmente riproposta. Ne saranno senz’altro felici i puristi del genere. E i suoi fan più sfegatati. Non si hanno ancora notizie certe sul giorno di lancio, ma la sensazione è che sia imminente l’uscita di almeno un singolo precursore, con cui ci sarà più facile delineare un’idea più definita del progetto.

Il secondo disco, secondo gli artisti.

Come canta il grande Caparezza, “Il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera di un’artista” e basta ascoltare interviste e dichiarazioni per rendersi conto che è una tesi sostenuta da molti. Addirittura Ghali, in occasione della presentazione del suo secondo album “DNA” a Deejay Chiama Italia, ha ammesso come ci sia stato uno sforzo maggiore per scriverlo, dovuto sicuramente alle grandi aspettative e all’immenso successo del primo disco.

Nei loro panni.

Cercando di indossare i panni di un artista, sopratutto quando il primo progetto ufficiale diviene un successo su scala nazionale e non solo, credo sia comprensibile farsi intimorire dal secondo album. Si avvia un processo infatti, in cui ti ritrovi a dover essere all’altezza di te stesso, in cui devi dimostrare ( a te e agli altri) di non aver avuto solo fortuna, o di non essere solo il prodotto esplosivo di diversi fattori e cause concatenanti. Insomma che il tuo successo non è stata solo una ponderata alchimia discografica, o una allineamento astrale, ma che è sostenuto da basi solide.

Un cruccio, in questo senso, è anche nella scelta stilistica. Se si decide infatti, di riproporre la formula vincente del primo album, si ha il rischio di annoiare l’ascoltatore, che in un certo senso si potrebbe aspettare qualcosa di nuovo (molte delle critiche mosse a “Rockstar” di Sfera sono in questo senso). In caso contrario, se si sceglie la via più coraggiosa dell’eclettismo artistico (vedi Rkomi con le sonorità marcatamente pop di “Dove gli occhi non arrivano”) si potrebbe disorientare l’ascoltatore, con conseguenze anche catastrofiche.

Che fare?

Il limbo quindi è sottile, e forse, seppur difficile da ammettere, l’unica pseudo ricetta adottabile per riproporre il successo, è a base di fortuna. Io credo che anche nel secondo album infatti, ingredienti come: una ponderata alchimia discografica, un favorevole allineamento astrale, delle basi solide e perché no, anche una serie di cause concatenate, ne determino il successo o meno.

Poi certo, c’è l’arte pura, quella con la a maiuscola. Ma per parlar di lei, non basterebbero cento articoli.

Intanto aspettiamo Capo Plaza e gli auguriamo un in bocca al lupo per il suo secondo album.

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