Cacciatori nello spazio, l’intervista al batterista

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E’ disponibile da ieri su tutti i digital stores il disco d’esordio di Federico Cacciatori, batterista toscano classe 1999 al primo sussulto discografico – dopo anni di gavetta e rock’n’roll – da solista: sei tracce eterogenee, collegate dal fil rouge di una narrazione musicalmente atipica. Un po’ come lui, che di seguito ha risposto ad alcune domande sul suo personalissimo progetto.

Ciao Federico raccontaci un pò da dove vieni e dove sei diretto

Ciao, Sono Federico , suono la batteria dall’età di 3 anni, mi sono appassionato alla musica grazie a mio padre, chitarrista per passione. Scrivo musica da qualche anno e quest’anno ne ho  scritto così tanta da non riuscivo più a trattenerla nei comodini e negli scaffali che ho dentro. Ho sempre ritenuto che la mia musica fosse troppo intima e personale, ma una notte davanti ad una tazza di tè e ad un meraviglioso cielo stellato ho deciso di mettermi in gioco, affacciandomi al mondo discografico come un artigiano che cerca di produrre qualcosa di diverso dagli altri.

Il ricordo più bello e quello più imbarazzante che costudisci gelosamente di te, magari su un palco.

Il ricordo più bello fu quando entrai per la prima volta dentro ad una scuola di musica, dove i miei genitori mi portarono quasi a forza perché in casa ogni cosa che avessi tra la mani per me avrebbe potuto essere potenzialmente una bacchetta. Quel giorno all’ interno della scuola presi in mano le bacchette e da li mi si aprì un nuovo mondo. Quello più imbarazzante: su un palco, qualche anno fa, suonai per tutto il concerto con la spia a fianco a me spenta; il posto era enorme e il suono si disperdeva nell’aria alla velocità della luce. Non sentivo nulla, se non il calore del publico che arrivava fortissimo verso di me. Per tutta la sera, ho guardato alcune persone del pubblico che ballavano durante i brani che eseguivo: quando mi accorgevo che le loro facce erano infelici e interrompevano il loro ballo significava che ero fuori tempo. Un’ansia incredibile!

“Moments from space” è un disco onirico, coraggioso e sincero. Un viaggio in un altrove lontano, che sembra essere fuga dalla quotidianità. Ci racconti come l’hai realizzato, innanzitutto?

Ho realizzato questo album nel periodo di quarantena, iniziando a scrivere una storia che sarebbe poi diventata il suo filo conduttore; parla di un uomo qualsiasi che, mentre pratica una delle sue attività quotidiane, viene catapultato in una realtà spaziale. Nello spazio deve fare i conti con l’assenza di tutto quello che rappresenti la sua quotidianità, la sua realtà. Inizialmente la mia idea era quella di scrivere un’unica canzone che racchiudesse tutta la storia, ma per trasmettere tutto quello che volevo dire necessitavo di più spazio e più tempo; per questo ho deciso di comporre un intero album.

C’è qualche connessione fra l’esperienza della quarentena e la creazione di questo disco?

Lo spazio per me ha sempre rappresentato una sorta di fuga dalla realtà, a prescindere dalla brutta situazione in cui si è trovato il mondo intero. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di uscire dalla realtà, anche solo per qualche secondo… Per rientrare nuovamente nella  prossima realtà con più consapevolezza. Uscendo dal reale anche semplicemente con un sogno o con la fantasia ci rendiamo conto di quando sia importante goderci la vita momento per momento. La mia quarantena ha ruotato intorno a “Moments from space”: chiunque avrebbe potuto immedesimarsi nel protagonista della storia, soprattutto durante la quarantena quando le relazioni sociali erano dettate dalla tecnologia e non più dai rapporti umani.

Oggi si parla tanto di giovani leve che non conoscono più l’importanza di imparare a suonare uno strumento. Quanto è importante, oggi, recuperare il valore dell’educazione musicale?

È importantissimo oggi recuperare il valore dell’educazione musicale. Dalla musica si imparano le lingue, la storia, la geografia, la matematica e la fisica.cÈ disciplina, è  terapia, è unione, è valore, è vita. Cito il maestro Ezio Bosso, che da lassù so che ci starà ascoltando: “La musica è come la vita, si può fare solo insieme”.

Salutaci a modo tuo, e dacci qualche anticipazione sul futuro!

Ciao ragazzi, vi anticipo che il mio futuro sarà ancora più bello del presente che devo ancora vivere. Buona musica, un abbraccio.

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