Tra il buio e la luce

I misteri dell’esistenza nelle opere di Lino Di Vinci

Di Chiara Barbagallo

Le forme circolari hanno sempre avuto un forte legame con la spiritualità e con quello che viene appunto definito il ‘cerchio della vita’. Questo fenomeno si spiega con la continua alternanza tra il giorno e la notte, con il perenne succedersi delle stagioni e con l’eterno flusso di nascita, crescita e morte caratteristico di tutti gli esseri viventi.

Lino Di Vinci, artista con all’attivo mostre in vari Paesi del mondo, applica alla propria arte questa ciclicità tipica dell’esistenza umana. Egli, infatti, durante la sua pluridecennale carriera, ha alternato e alterna tuttora periodi in cui si dedica ad opere che lui stesso definisce ‘notturne‘ a quelli in cui realizza lavori più gioiosi e solari. Questa sua scelta, però, non è una semplice ripetizione di stilemi, anzi, è un modo per rinnovarsi in una crescita continua sempre memore dei propri passi.

Il cerchio è solo uno dei vari simboli presenti nelle opere di Lino Di Vinci. Un altro è l’occhio che in realtà comprende in sé ben due forme circolari: l’iride e la pupilla.
Gli occhi, nelle sue opere, sono sovrabbondanti, fluttuanti e aperti nell’atto di osservare lo spettatore e di stabilire un contatto con esso. Alludono alla conoscenza e chiaroveggenza delle figure atemporali che abitano i suoi dipinti, ad una ricerca di verità sulla nostra origine prima e sul senso della vita.

Attraverso la sua arte, Di Vinci vuole porre interrogativi e al contempo stimolare gli spettatori stessi a porsi domande esistenziali. Non suggerisce però risposte in modo da lasciare un senso di mistero.
Forse è anche per questo motivo che i suoi dipinti sono ambientati in spazi indefiniti, lontani dalla realtà quotidiana, adimensionali e ‘sospesi’, quasi onirici, come gli abissi marini o dell’inconscio e lo spazio cosmico. Sono i titoli stessi ad evocare questi luoghi: Viaggio siderale, Persi nell’infinito, Lontano nel tempo, In nessun luogo, Altrove
All’opposto, alcune opere dal taglio circolare sembrano invece ingrandimenti al microscopio.

In ogni caso, si tratta di luoghi o spazi non visibili ad occhio nudo e probabilmente è anche a questo che serve l’inserimento di numerosi organi di senso della vista: a ricordarci che l’occhio in grado di vedere tutto è solo quello della mente e dello spirito.

Oltre ad esplorare ambienti diversi, l’artista sperimenta varie tecniche e supporti, passando dalla tela alla carta, dal metallo al plexiglass.
Ultimamente ha addirittura accostato i suoi dipinti a luci creando le Light boxes, vere e proprie strutture tridimensionali in cui la luce retroillumina le opere che Di Vinci ha realizzato su plexiglass. In tal modo, le sagome polimorfe di quegli esseri che, dal titolo della serie, sono definiti ‘invasori’’ sembrano più vive e quindi più perturbanti.

Il fascino dell’arcano è una costante nei suoi lavori, anche in quelli che trasmettono più serenità; in particolare nella serie Floating colors o negli eterei ed imperscrutabili volti primaverili di alcune opere.

Lo scopo dell’artista è trasporre le proprie emozioni in un processo quasi catartico senza però renderle mai palesi. Egli mostra e contemporaneamente nasconde le sensazioni, i messaggi, affinché tutti gli spettatori, pur con le loro complesse e sfaccettate diversità, possano immedesimarsi e rivedere una parte di sé nella sua arte.

Il linguaggio utilizzato da Di Vinci è, citando il titolo di una sua opera, un vero e proprio ‘codice segreto‘; è però anche un codice universale perché ogni essere umano ha la capacità di decifrarlo.

Link utili: sito dell’artista https://www.linodivinci.com/
profilo Instagram dell’artista https://www.instagram.com/linodivinci/

Photo courtesy dell’artista

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