AND THE BEAR [miscelatore analogico] – Intervista

Si chiama AND THE BEAR, definito come miscelatore analogico, ed è il progetto di Alexandre Manuel, polistrumentista francese che dal 1998 vive nelle Marche.

Il suo primo album si intitola “This Is The Darkness I Used To Tape” ed è stato pubblicato il 12 marzo 2021. Si tratta di un lavoro molto ben fatto, costituito da 8 brani che rapiscono. “

“L’album nasce con la voglia di sperimentare liberamente tutta la strumentazione che avevo
accumulato: synth, sequencer, filtri e distorsori per chitarra e voce, ma anche ukulele e strumenti a
percussione di vario tipo”.

Così AND THE BEAR definisce il proprio album, un disco dove ad un mix particolare di suoni si legano dei testi che rimandano a quella che è la nostra voce interiore. Il tema principale è quello della paura, trattata in ogni sua forma. Anche se le canzoni sono nate prima della pandemia, ascoltato oggi questo album riporta ancor di più alla mente un senso di smarrimento generale, ma diventa anche un compagno di viaggio capace di darci sollievo.

This Is The Darkness I Used To Tape
{“uid”:”5321F4B5-E808-4DFE-AA0E-FAA3F6B00E2C_1612718676552″,”source”:”other”,”origin”:”unknown”}

“This is the Darkness I Used to Tape”, questo è il titolo del tuo primo album. Ci racconti un po’ com’è nato?

In questo album c’è tutta la mia voglia di esplorare, sperimentare senza limiti, né paure. Per la prima volta mi sono ritrovato da solo a pensare ed arrangiare i pezzi. Sin dall’inizio ho voluto mettermi a nudo, esplorare sentieri a me sconosciuti come il mondo dell’elettronica che mi ha sempre affascinato ma con non avevo mai lontanamente sfiorato nelle mie composizioni. L’unica premessa per me quasi infrangibile era di “non usare il computer” come base / traccia in playback; proprio per mantenere la dimensione live che aveva tanto influito sull’evoluzione dei pezzi. 

Cosa ti ha portato a scegliere di cantare in inglese?

La mia è stata una scelta naturale. Diciamo che è la mia lingua madre “musicale”. Ho scritto qualche testo in francese e anche in italiano ma mi mancava questa dimensione “sconfinata” nella modulazione della voce che l’inglese mi permette e che mi piaceva mantenere in questo progetto. 

“Last Goodnight” credo sia il più dolce brano del tuo album. È come una ninna nanna. La sua dolcezza e le sue note lasciano davvero tanto spazio ai sogni, staccandosi dalle paure e dall’esorcismo dei propri demoni che caratterizzano a mio avviso gli altri pezzi. Cosa ti ha ispirato, nel realizzare un brano del genere?

Aaah ti ringrazio per questo tuo commento hai colto perfettamente il senso di questa canzone che chiude l’album. Nei testi dei brani ho voluto affrontare il mondo delle paure nel modo più vasto del termine, scavando anche nell’intimo quasi arcaico. La chiave di lettura è molto cupa ma non è pessimista. Le paure sono parte di noi, sono strutturali. Mi ritengo una persona ottimista tutto sommato e avevo bisogno di un’apertura finale che fosse come una primavera anche se le parole di questo testo non regalano momenti dolci in modo così gratuito. Insieme a me canta la mia compagna Elisa che è stata sempre attiva in tanti miei progetti artistici e spettacoli. E’stata trascinata in studio per la prima volta e non si è tirata indietro. Alla prima rec è andata e abbiamo tenuto la sua prima traccia. Bello.  

Il tuo album è un mix di sonorità dolci e di elettronica. Ti sei ispirato a qualche artista in particolare per questo lavoro? 

Sono le canzoni di Thom Yorke and company che mi hanno spinto a prendere la chitarra in mano per comporre i miei pezzi. Credo sia uno degli artisti viventi che più di ogni altro ha saputo fare convivere atmosfere dolci insieme a sonorità dissonanti e rabbiose. Sicuramente tutto questo ha costituito il terreno fertile per i miei pezzi. Senza ovviamente poter essere comparato a lui… parliamo di un extra-terrestre! 

Questa non è una vera e propria domanda. Vorrei semplicemente ringraziarti per avermi portata in questo viaggio introspettivo fra oscurità, musica e sogno. A prescindere da questo periodo pandemico, credo proprio che “This is the Darkness I Used to Tape” sia una bella colonna sonora per la vita. 

Hai detto tutto, ti ringrazio dal profondo di cuore.

Abbiamo inserito “This Is The Darkness I Used To Tape” nella nostra playlist Spotify dedicata agli artisti emergenti.

Iscriviti alla nostra newsletter

Iscriviti per rimanere aggiornato su tutte le nuove uscite e per non perderti nemmeno un articolo dei nostri autori! Basta solo la tua mail!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui