Oltre la realtà materiale

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Beatrice Spadea e le sue sperimentazioni tra carta, filo, alluminio e cielo

Beatrice Spadea ha ventisei anni ma nonostante la sua giovane età ha già sperimentato vari modi per esprimere se stessa e ciò che la circonda attraverso l’arte.

Si è laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha applicato la sua passione per il disegno ad opere sempre più scultoree.
Tra queste, Crossed Hopes, è forse una delle più bidimensionali perché è composta da mani disegnate a grafite su fogli di carta e collegate fra loro da un filo rosso.

Come sottolinea l’artista, “qui il filo è utilizzato in maniera totalmente concettuale perché è un’opera nata nel periodo di lockdown e quindi, quest’idea che le nostre vite fossero tutte collegate, era molto forte“.

La scelta stessa del colore del filo, il rosso, allude al fil rouge1 o filo conduttore che lega indissolubilmente i destini e può rappresentare sia il sangue della morte sia il fuoco della vita. Infatti, ogni gesto, seppur piccolo, ha delle conseguenze che influenzano noi e gli altri e, purtroppo, solo in periodi difficili come quello pandemico, ci si rende conto di quanto le nostre esistenze abbiano tutte un destino comune.

Anche The Tightrope Walker e Silent Barriers sono opere legate a questo particolare momento storico.
La prima rappresenta la diffusa sensazione di trovarsi in equilibrio precario come il funambolo che attraversa il filo teso tra i due fogli di carta e grazie al quale questi rimangono verticali; la seconda, invece, rimanda alla limitazione dei contatti fisici e perciò le due mani sono impossibilitate ad un incontro dai fili che arcuano all’indietro i supporti su cui sono disegnate e le allontanano così tra loro.

Come si evince da questi ultimi lavori, Beatrice Spadea ha reso la carta un materiale scultoreo senza piegarla in modo netto ma solo curvandola tramite fili: “Volevo rivoluzionare l’idea della carta, volevo che non fosse più solo qualcosa su cui disegnare ma occupasse uno spazio. Quindi anche il filo non è più solo un segno ma fuoriesce“.

Naufraghi di questo tempo è una scultura sospesa in cui le curve della carta mimano le onde del mare in tempesta raffigurato su di essa. Queste acque movimentate sono quelle della vita in cui le certezze vacillano e non permettono di vedere l’orizzonte.
Significato analogo ha Black Tears in cui però l’acqua è quella della pioggia rappresentata da fili scuri che scendono come lacrime nere dal cielo disegnato.

In Breathe Through Your Wounds la carta allude invece ad un corpo lacerato. Attraverso quella ferita si può trovare la forza di respirare ancora poiché la luce che entra è una luce di speranza e di guarigione ed è solo grazie al taglio che essa può illuminarci.
Si può immaginare, quasi percependolo realmente, l’alito d’aria che, così come la luce, entra nel corpo-scultura dalla ferita.

In quest’opera Beatrice Spadea si confronta con il concetto di interno ed esterno presente in molti altri suoi lavori e riguardo al quale dice: “È sempre presente l’idea di voler uscire fuori da qualcosa, da una situazione. Si può leggere come una condizione fisica, un uscire dallo spazio reale (in questo periodo ne abbiamo proprio sperimentato gli effetti), o anche come un uscire dagli schemi mentali oppure da un sistema in cui non ci si riconosce più e dal quale si vuole cercare di sfuggire. Quindi non è solo un dentro-fuori fisico ma anche mentale e metaforico“.

L’opera The Purl and Plain of Things (Il dritto e il rovescio delle cose) ampia questo concetto e, come si evince dal titolo, lo associa ad un altro binomio, quello di dritto e rovescio.
La parola e l’immagine archetipa sono messe in relazione fisicamente tramite fili e idealmente tramite l’entità materiale a cui entrambe fanno riferimento. Quale delle due è la più veritiera per indicare una casa? E quindi, in questa situazione, quale è il dritto e quale il rovescio? L’artista non fornisce alcuna risposta perché il suo obiettivo è mostrare modi alternativi di vedere la realtà.

Il tema della casa è presente in altri lavori di Beatrice Spadea tra cui The House We Built, un’opera composta da una parte scultorea in alluminio e da un video in stop-motion. Nella sua semplicità il filmato riesce a trasmettere un messaggio potente e complesso: gli uomini hanno creato delle strutture sociali per ordinare il mondo e avere una percezione di controllo su di esso, queste convenzioni, però, si sono rivelate più opprimenti che protettive e quindi è necessario romperle e costruire con i frantumi nuove possibilità.
La casa, da rifugio stabile, si trasforma così in un aeroplanino che vola fuori da una finestra libero verso il cielo.

Proprio il cielo è un altro elemento costante nelle opere dell’artista perché, per lei, rappresenta l’evasione, il superamento dei limiti, un mondo oltre la realtà materiale ma non necessariamente in opposizione con essa.

Se nella scultura precedente il cielo stampato su pellicola era applicato all’alluminio, in The Dreamcatcher si trova su uno specchio e permette di riflettersi in esso. Specchiandosi ci si ritrova virtualmente all’interno della rete metallica modellata in forma di casa e quindi sembra di essere imprigionati. In realtà, però, diventiamo al contempo parte di quel cielo e abbiamo perciò l’illusione di essere in volo, di poter vedere le cose dall’alto e con una prospettiva differente.

In maniera analoga, le tre maschere (A spark in the dark, Lost in the blue e Soul in the storm) formate da frammenti di cielo che rappresentano rispettivamente tre diverse condizioni atmosferiche permettono in modo simbolico di indossare il cielo proiettandosi in esso.
Invece di nasconderci o separarci dalle minacce esterne, queste maschere abbattono i confini materiali e collegano il nostro essere terreno a quello spirituale.

Sia che utilizzi carta, fili, alluminio, specchi o pellicole con cieli stampati sopra, sia che si orienti verso il disegno o la scultura, Beatrice Spadea riesce sempre a trasmettere la voglia di andare oltre e a superare i limiti del reale grazie alla sua continua sperimentazione.

Link utili: Sito dell’artista
Pagina Facebook dell’artista
Pagina Instagram dell’artista
Canale YouTube dell’artista

English version: Beyond Physical Reality

Photo e video courtesy dell’artista


1 Si pensa che l’espressione ‘filo rosso’ derivi da una leggenda diffusa in Giappone secondo cui ogni persona porta, fin dalla nascita, un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che la lega alla propria anima gemella con cui è destinata a riunirsi.

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