236451 motivi per parlare di Tha Supreme

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236451 è l’ultimo disco uscito del rapper producer Tha Supreme che ha letteralmente spaccato l’opinione pubblica in due. Tra chi lo osanna come genio e innovatore, e chi lo reputa inascoltabile: cerchiamo di fare un poco di chiarezza.

Tha Supreme, al secolo Davide Mattei, classe 2001, viene da Roma ed ha esordito a grandi livelli musicali già da giovanissimo. La sua consacrazione in questo genere è avvenuta producendo il brano “Perdonami” di Salmo già nel 2017. Entra nella Machete, realtà di spicco del panorama discografico italiano che annovera tra i suoi artisti figure di spicco come Salmo, Nitro, Lazza, Dani Faiv. Solo per citarne alcuni.

236451: Buona la prima

Il suo disco d’esordio, 236451, è uscito il 15 Novembre e ha fatto un gran parlare di sé. Partiamo dai dati oggettivi: 13.005.922 streaming su Spotify totalizzati in un giorno, secondo solo al Machete Mix Tape 4. Tutti e 20 i brani del disco entrano nella top 21 Italia e 7 di loro persino nella top 200 globale. Insomma un successo enorme per un ragazzo, producer e rapper di appena diciotto anni.

Ottime le strategie che hanno preceduto l’uscita di questo album, avendo dato molta visibilità al ragazzo con featuring di lusso; rendendolo di fatti protagonista in oltre del Machete Mix Tape 4.

Blun7 a swishland: il singolo.

Per rendere bene l’idea del “progetto Tha Supreme” bisognerebbe ascoltare questo singolo. Ciò che manda letteralmente in estasi i numerosi fan è l’originalità di questo artista, sopratutto per la musicalità frutto di metriche distorte. Forse avendo il vantaggio di costruirsi autonomamente anche le basi, riesce a creare un connubio con testi eclettici e fruibili allo stesso tempo, con risultati mai scontati.

Spunti di riflessione

Partendo dal presupposto ovvio che i gusti sono soggettivi, in quanto frutto di un percorso personale e per certi versi culturale di ognuno di noi, proverò a dare qualche spunto in più di riflessione.

Ho scelto di parlare di questo disco a distanza di tempo dalla sua uscita proprio per riuscire a darne una valutazione e un parere ponderato, e una riflessione sulle varie critiche e gli innumerevoli elogi.

Intanto devo dire che non credo nel giovanilismo, in nessun ambito applicabile. Non è un teorema assoluto quello secondo cui ragazzi anagraficamente più giovani siano per forza di cose innovativi. Non credo inoltre che un artista vada giudicato in base alla sua data di nascita; l’espressione di un rapper è, o per lo meno dovrebbe essere, la musica che fa.

Detto questo si arriva in automatico ad un altro punto: l’originalità. Sono d’accordo con chiunque affermi che per differenziarsi dalla moltitudine di esordienti o aspiranti musicisti si debba apportare qualcosa di nuovo nella scena, più o meno scopiazzata dagli Stati Uniti o dalla Francia. Ciò che mi fa storcere il naso però sono le distorsioni del genere fine a se stesse, l’esasperazione della ricerca dell’originalità come obiettivo unico. Rimango ad apprezzare ancora la musica come forma per veicolare un messaggio; quando del messaggio però non ne rimane che la forma perde di fascino. Come una bellissima ragazza con cui non ci si riesce a fare un discorso.

Una domanda mi è sorta durante le mie riflessioni e ve la ripropongo così come è nata: Stile proprio o ripetitività?

Chiaro che un artista ha dei canoni stilistici che si ripetono, rendendolo unico e riconoscibile, ma quando poi tutto ciò diventa ripetitivo? Come direbbe Ufo (Bassista degli Zen Circus) “non farti mai trovare dove pensano che tu sia”. Se mi viene facile immaginare ove ogni traccia andrà a parare, alle lunghe il disco non mi diverte più.

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