L’eterno dualismo: Beatles vs Stones

Con Let it be, tradotto letteralmente Lascia fare, i Beatles si congedarono per sempre dalla scena musicale, sciogliendosi definitivamente. Il dodicesimo e ultimo album rappresenta chiaramente sia la fine di un percorso e quindi l’inizio di un cambiamento sociale e musicale e sia l’interruzione dell’apparente conflitto che coinvolgeva un’altra band inglese di cui tutti conosciamo il nome: i Rolling Stones. Tralasciando solo per un istante il percorso produttivo, possiamo considerare entrambi come i rappresentanti di uno dei più importanti dibattici estetici del XX secolo. Nel corso degli anni si è sviluppato un linguaggio che, talvolta in modalità ironica e irruenta, mostra come obiettivo il confronto diretto tra le due band inglesi.

In diverse occasioni, quale materia della critica musicale, la singola identità creativa del musicista diviene, a tutti gli effetti, oggetto di confronto. Ciò è stato esplorato con abilità e raffinatezza da John McMillian, giornalista e docente universitario presso l’Università Statale della Georgia (USA), il quale afferma come al giorno d’oggi la semplice domanda Beatles o Rolling Stones? può essere d’aiuto per fornire accurate considerazioni sulla personalità e sul carattere di un qualsiasi soggetto.

Dalla risposta si possono ricavare diverse informazioni, che al di là del fine conoscitivo, rimandano ad una traduzione specifica impressa nella storia culturale: «I Beatles vogliono tenerti per mano, gli Stones vogliono radere al suolo la città» (McMillian, 2016, p.15). Dichiararsi fan dei Beatles significava essere persone educate, ben inserite nella società, in grado di rispettare le regole. Al contrario, schierandosi con i Rolling Stones voleva dire trasmettere l’opposto: «significava che eri uno che voleva spaccare tutto, farlo a pezzi e appiccarvi il fuoco» (McMillian, 2016, p.15). 

I Beatles, veri figli della working class provenienti da una città fino a quel momento sconosciuta per ciò che riguardava l’intrattenimento musicale su larga scala; gli Stones, cresciuti nella metropoli londinese quale città delle mode, dei club affollati e delle radio locali. I primi, hanno preso da Bob Dylan, da Elvis Presley e da tanti altri riuscendo a sintetizzare trends traducendoli in un nuovo sound, completamente fresco e seduttivo.

I secondi invece, giunsero alla notorietà come cover band blues, suonando i pezzi di Chuck Berry e solo dopo aver metabolizzato i classici dell’epoca, trovarono il proprio stile. Se gli eleganti Beatles con le loro canzoni sentimentali e perbeniste attiravano ragazzine e masse di teenagers, i ribelli Stones si affidavano a musiche e parole provocatorie per porsi contro l’establishment della scena musicale dell’epoca. Rispetto all’uso tradizionale degli strumenti rock dei rivali londinesi, i Beatles cercavano sempre suoni nuovi avvalendosi talvolta di una strumentazione non convenzionale, come ad esempio l’uso del sitar indiano in Love To You e la presenza di un quartetto d’archi in Yesterday.

Oltre alla sperimentazione legata agli strumenti, i Beatles amavano confrontarsi con la tecnologia in tutti i sensi: furono i primi a usare la tecnica del double tracking (duplice incisione su una stessa traccia), i primi a realizzare video musicali ed a esibirsi in diretta TV. D’altra parte, gli Stones ebbero una straordinaria capacità di adattamento e innovazione, in grado di dare ai fans ciò che questi in quel momento chiedevano: dalle canzoni a tema, alle arie psichedeliche, passando per il look e la composizione del team. Se tutto ciò non basta, ci pensa ancora una volta McMillian a ribadire con altre parole, che: «I Beatles erano apollinei e gli Stones dionisiaci; i Beatles erano eruditi e gli Stones viscerali; i Beatles erano utopistici e gli Stones realistici» (McMillian, 2016, p.17).

Anche se il confronto ormai regna sovrano e indiscusso, entrambi i gruppi meritano elogi poiché, durante tutta la loro carriera performativa, sono stati in grado di riunire e affascinare milioni di giovani sotto il segno della musica. I Beatles e i Rolling Stones riuscirono ad esaltare i propri talenti individuali, generando un prodotto creativo ben più grande della richiesta del mercato dell’epoca, esercitando un ruolo dominante in uno dei periodi più fertili ed entusiasmanti della storia della musica. 


McMillian J., Beatles vs Stones, trad. Galimberti F. e Seller G., Edizioni Laterza, Roma-Bari 2016.

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