Marracash: critiche all’apice del successo

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Noi, loro, gli altri è il nuovo disco di Marracash

In una pagina di Indie gli artisti mainstream non dovrebbero starci, forse. Però il rap si muove e bisogna parlarne, perché dopo Persona Marracash è un artista internazionale, che può permettersi di dire fin da subito che vincerà altri dischi d’oro, ma fa un disco diverso da quello precedente mettendoci non più una didascalia sociale ma molto più di sé.
Il prodotto è un disco di nuovo critico, con sonorità non troppo diverse dal precedente ma animato da sentimenti nuovi e diversi, calati nella biografia dell’artista e segno di un paese che, come sempre, l’hip hop sa descrivere nelle sue ritrosie e mancanze.

Archi, lirica e trap

L’inizio del disco, con Loro e Pagliaccio, stupisce per la maturità compositiva: ci sono archi, campionamenti dalla musica classica con citazione da Verdi. Marracash si rinnova, dunque, ma resta fedele a sé stesso con il suo acume critico contro una società sempre più appiattita sui social, cinica, guidata dall’idolo dei soldi e sempre più cieca rispetto ai rapporti umani.
Ma c’è anche molta trap, come testimoniano brani come Gli altri e Cliffhanger. Marracash, anche con una collaborazione con Gué, dimostra di volersi muovere nell’ambiente di massa in cui si è calato con Persona. Il tentativo è quindi quello di restare sul crinale ed approfittare della propria posizione per affinare ancora di più la lama caustica di cui, come rapper, dispone.

Nuove profondità

Marracash però torna anche a scrivere testi intimi: da una parte la figura di Elodie permea parte dell’album (Crazy love le è dedicata), ma Fabio Bartolo Rizzo, così Marracash all’anagrafe, si apre e racconta le proprie fratture esistenziali.
Laurea ad honorem, non a caso con Calcutta, racconta la fragilità della condizione dei “giovani d’oggi” e lo fa con caustica ironia. Ma è Dubbi la vera perla del disco. Spartiacque tra una prima sezione di qualità e una seconda un po’ meno interessante, questo brano è un testamento biografico-intellettuale.
Marracash si apre, racconta i propri dubbi che sono inequivocabilmente suoi, come quando dice: Ho quarant’anni e mai visto un legame che rimanga/ Un amore materno, viscoso, non mi serve, non lo voglio/ Per me è solo un modo per nascondersi dal mondo/ (Tuo fratello ha due bambini splendidi, non li avrai mai. Una vita precaria sul piano intimo, esistenziale, che porta, appunto, a dubbi. Qualcosa di angosciante e triste da cui è impossibile liberarsi.
Un pianoforte accompagna la prima parte, in uno stile hip-hop un po’ retrò ma gradevolissimo.

Marracash: Stare sul crinale, criticando

Marracash con Noi, loro, gli altri, è maturato ancora, si è spinto forse oltre rispetto a Persona e lo fa essendo già in una posizione apicale di successo. La sua verve critica, acutissima e davvero alle soglie della definizione di intellettuale lo porterà lontano? Sarà il pubblico a deciderlo.

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