Zeta, un giovane artista palermitano, si racconta – Intervista

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Zeta, nome d’arte di Alessandro, è un giovane artista palermitano. Noi lo abbiamo conosciuto su
Instagram ed abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lui, per scoprire un po’ come
un artista giovanissimo si muova fra musica, testi e primi video su Youtube. Il giovane artista Zeta si
definisce un ragazzo nel mezzo, a volte insicuro e introverso altre volte eccentrico e
sicuro di sé.

Devo lavorare ancora molto per arrivare ad avere una vera concezione di me
e della mia persona, cosa che personalmente credo dovrebbero fare tutti. Mi ritrovo ad
essere nel mezzo, troppo riflessivo, per capire come essere e quale direzione prendere
”. Così il giovane artista Zeta ha deciso di parlarci un po di sé.

Zeta giovane artista

Ciao, per iniziare ti va di parlarci un po’ di te? Quando hai iniziato a fare musica?

Il mio percorso musicale è iniziato a 11 anni, dopo che una sera mia sorella mi fece
ascoltare due brani del periodo (Il mare se ne frega e Si scrive schiavitù Si legge libertà). Da
quella sera in poi ho iniziato a scrivere, inizialmente in maniera discontinua fino ai 14 anni.
Dopo i 15 anni ho cominciato con un gruppo e poi con uno studio di registrazione, iniziando
a lavorare alla musica in maniera più seria e costante.

Come nascono i tuoi pezzi? Da cosa ti lasci ispirare?

I miei pezzi nascono da dei bisogni, primo fra tutti quello di esprimersi. Ma è anche
qualcosa che va oltre, è stare bene quando si scrive un pezzo, quando si fa musica e
quando la si ascolta. Racconto e mi lascio ispirare da quello che vedo e da quello che vivo.
Laddove è possibile racconto delle mie storie al 100%, altre volte racconto storie non mie,
di altre persone che comunque hanno avuto la voglia di aprirsi con me e raccontarmi il loro
vissuto, positivo o negativo che sia. Io come una spugna prendo tutto, immagazzino tutto
quanto e quando scrivo un testo mi lascio ispirare da questi vissuti, da quello che ho visto o
da quello che ho fatto.

Quindi tutto nasce comunque da me, dalle mie emozioni. Mi lascio
ispirare da quello che vivo e da quello che gli altri vivono e mi racconto. Amalgamo tutto e
lo racconto nei miei testi. Mi lascio ispirare, per poi ritrovarmi ad ascoltare me stesso in un
posto chiuso, da solo, a ragionare per estrapolare quello che ho immagazzinato e per
scrivere quello che sento. Non mi capita mai di scrivere fuori, in mezzo ad altre persone o
in un posto rumoso. Ho bisogno di stare da solo per scrivere i miei testi.

C’è qualche artista del panorama italiano o internazionale a cui ti senti particolarmente
vicino o che comunque ritieni abbia una qualche influenza sulla tua musica?

Ad ispirarmi ci sono stati davvero tanti artisti italiani e pochi internazionali, perché ho
scoperto “tardi” la musica estera. Conoscevo i grandi nomi, ma ho sempre preferito
l’italiano perché prediligo il testo, quindi riesco a farmi trasportare più facilmente quando
ho davanti un testo in italiano rispetto ad uno in lingua straniera. Mi viene in mente
Marracash, Tedua, Jake la Furia, tanti artisti del rap italiano. Ma nel mio vissuto ci sono
stati anche i grandi cantautori, come De André, De Gregori, Guccini. Sono tanti gli artisti
che mi hanno ispirato e mi hanno dato spunti, che mi hanno aiutato a migliorare i miei
testi.

Per quanto riguarda i sound invece tra gli artisti che più ho adorato c’è sicuramente
6LACK, uno dei miei preferiti, oppure dal panorama francese il gruppo Columbine. Tutti
questi artisti, italiani e non, come anche le persone, i posti e i miei vissuti, sono tutto ciò
che mi ispira e mi fa crescere. Mi sono sempre lasciato trasportare da tutto, ed ho sempre
immagazzinato il più possibile, per poi farlo uscire nei miei pezzi.

Cosa hai in serbo per il futuro? Hai qualche progetto in mente?

Quest’anno ho fatto uscire 5 singoli, e ne ho scritti tanti altri che non sono ancora usciti.
L’ultimo, In Belgio con te, è il più fresco, uscito solo una settimana fa. Ma adesso, in questo
momento, ho bisogno di una pausa di qualche mese per poter fermarmi a scrivere e
ragionare, in maniera più leggera rispetto a quella che ho fatto nei mesi passati. Voglio far
passare un po’ di tempo, sia perché in generale nell’ultimo periodo è uscita davvero tanta
musica e sia perché ho bisogno di aggiungere qualcosa al mio bagaglio, prima di fare uscire
pezzi nuovi.

Respiro, prendo una pausa per ricominciare con nuovi obbiettivi, nuove
ricerche musicali, personali e che coinvolgano sia il suono sia il testo. Tutto questo per
cercare di migliorare e migliorarmi, ripartire, e se non da 0 almeno da 1, o meglio da 5
(ride, ndr), incrociando le dite e sperando che vada bene.

Grazie!

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