Intervista agli StereOID: ascoltare la musica con la mente, ma anche con il cuore

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Intervista a StereOID: ascoltare la musica con la mente, ma anche con il cuore 

Gli Stereo Oid, sono un gruppo decisamente fuori dagli schemi. Ascoltando il loro brano, non sentirai i soliti suoni che siamo abituati ad ascoltare di solito. Producono musica sperimentale che fa l’occhiolino alla musica generativa figlia degli studi fatti da John Cage e Brian Eno. La loro è una musica elettronica che ti invita non solo ad ascoltare la musica, ma anche a sentirla con i cinque sensi. Noi di Indielife abbiamo abbiamo fatto un’intervista a Luca Norma degli StereOID, batterista e percussionista del gruppo per parlarci di questo loro progetto.

L’intervista

Ciao Luca. Grazie per questa intervista e benvenuto su Indielife. Su YouTube avete pubblicato tre nuovi singoli che fanno parte di una live set, vale a dire Anima Zero, Anima Uno e Lybia. Parliamo di brani che ti invitano ad ascoltare non solo con la mente, ma anche con il cuore e, in un certo senso ad esplorare la musica come strumento sensoriale (suoni, rumori ecc.). Mi puoi parlare di come è nato il vostro progetto? 

Innanzitutto siamo: io che suono batteria, drum machine e percussioni e il chitarrista, che oltre a suonare la chitarra suona anche il basso ecc. Ci conosciamo da tantissimi anni, perché abbiamo studiato insieme alle superiori, quindi sono almeno 10 anni che siamo amici. StereOID, è nato un po’ per caso, tra una prova e l’altra nel 2018. Il nostro è un progetto Homemade, molto casalingo. I pezzi che creiamo sono il frutto delle nostre sperimentazioni. 

Intervista agli StereOID Anima Zero e Anima Uno

Anima Zero e Anima Uno: parlami un po’ cosa ti richiamano questi brani e quale è stato il motore che vi ha portato a creare questi due brani. In Anima Zero, se non ricordo male, esplorate un’anima in continua ricerca… 

Anima Zero, è sicuramente il singolo un po’ più etereo e che, a differenza degli altri due brani ha un filo conduttore oltre che un testo. Ci siamo avvalsi della collaborazione di un cantante nostro amico che si chiama Luigi che ci ha prestato la sua voce. Insieme, abbiamo buttato giù qualche idea pensando su cosa potesse essere l’anima vista come concetto astratto. Il risultato è stato il testo contenuto in questo brano. Questo testo, non ha un significato preciso, ma è un insieme di pensieri, sensazioni, emozioni. 

anima zero e anima uno tra terra e cielo
anima zero e anima uno tra terra e cielo

Anima Uno è l’opposto ed è più incentrata sulla musica suonata ed elettronica. Possiamo dire che è un brano più freddo con suoni più metallici a differenza di Anima Zero che trasmette delle sensazioni più calde. Abbiamo giocato sul rapporto tra lo 0 e l’1, che è il contrasto per eccellenza, anche nelle varie mitologie.  

Intervista agli StereOID: il ruolo di 0 e di 1

Lo 0 e l’1 sono anche il codice binario informatico e richiama al vostro modo di fare musica che io definisco generativa. Come la produzione digitale contribuisce nel vostro lavoro musicale? 

Noi utilizziamo dei Software che sicuramente ci aiutano nel produrre musica elettronica. Pensiamo che ad oggi, siano praticamente indispensabili e imprescindibili. 

Siamo però anche persone abituate ad ascoltare musica analogica. Siamo cresciuti con le cassette e con i vinili e non escludiamo sicuramente questo approccio. 

Attualmente, la nostra ricerca e prettamente elettronica ed è fatta di sperimentazione e soprattutto di ricerca della perfezione sonora. 

Intervista agli StereOID: la ricerca sonora

Cosa cercate in particolare quando riproducete un suono? è una cosa che pensate oppure vi lasciate trasportare dal caso, dalle emozioni che vi suscitano in quel momento? 

Diciamo che è un 50/50. Come ti dicevo questi pezzi sono nati dalle sperimentazioni e non c’è nulla di scritto. E’ tutto partito dalle sperimentazioni, da delle suite infinite di recordings durate anche notti. Abbiamo preso poi quello che ci piaceva di più e abbiamo messo insieme i nostri pezzi che vorremmo portare poi in giro, fare delle live set aggiungendo poi delle transazioni sonore. 

Questo è quello che ci spinge a continuare: creare delle sensazioni. Non escludo l’utilizzo di visual, di profumi e di installazioni. Si tratta di un concetto un po’ atipico, soprattutto a Napoli e in Campania dove viviamo. 

Intervista agli StereOID: Lybia

Parlami di Lybia: è un suono che, come dice il nome, ha delle sonorità che ti riportano al deserto, al caldo, ad un sound che per me è avvolgente. Ci sono tutta una serie di sensazioni che ti catapultano in questi ambienti “Tropicali”. Come è nato questo brano? 

Parto parlando dell’artwork. Abbiamo collaborato con Vincenzo Noletto, un fotografo di Napoli. Tutto è nato da un suo viaggio in Kenya e ha donato due foto. Quella di Anima Zero e quella di Lybia. In Anima Zero, si vede il mare e il cielo, mentre nella foto di Lybia si vede il fuoco e il deserto. Ovviamente, Anima Uno è la natura. Siamo molto legati a questi tre aspetti del contrasto naturale per eccellenza. 

Lybia paesaggio infuocato
Lybia paesaggio infuocato

Lybia è sicuramente il pezzo più “caldo”. C’è più terreno, più fuoco, quindi volevamo trasmettere questo aspetto. Abbiamo “preso” dei canti delle tribù degli Zulù e altre tribù africane e le abbiamo inserite nel contesto musicale. Quindi è nato questo miscuglio che ha portato ad utilizzare sia i canti africani, che delle tonalità molto più percussive. Ci è piaciuto molto. Lybia è “la mia preferita” e anche il video cerca di trasmettere queste atmosfere, queste ambientazioni. Anche il contrasto tra le tribù e altri aspetti che in Africa sono forti.

Il primo approccio con la musica

Faccio delle domande più personali. Quale è stato il tuo primo approccio con la musica? Come mai hai deciso di approcciarti a questo mondo e di produrre questo tipo di musica? 

Personalmente, sono cresciuto nella musica e provengo da una famiglia, propriamente non di musicisti, ma tutti più o meno suonano qualche strumento. Mio padre ad esempio, suona il pianoforte, le tastiere ecc. Sono partito dai Pink Floyd per poi arrivare agli Radiohead e poi man mano cose più complesse fino ad arrivare all’elettronica. Alla musica elettronica, mi sono approcciato un po’ più tardi. Sono passati più o meno 5 anni da quando ho iniziato a suonare questo genere. Mi basavo molto sui beat, sui Groove. Ho campionato molti progetti. Ho affrontato più aspetti musicali e più generi. Adesso devo dire che mi piace questo ambiente elettronico e cerco anche di sfruttarlo con la batteria, soprattutto creando dei beat e suonandoci sopra. 

Invece con Domenico, siamo cresciuti insieme ascoltando i Red Hot Chili Peppers, poi i Pink Floyd e poi ci siamo “sposati” nel suono insomma. 

Gli artisti che hanno ispirato Luca

Tra questi artisti che mi hai citato, ce n’è uno in particolare al quale ti sei ispirato? 

Non ce n’è uno in particolare, perchè per me è stata una continua ricerca. C’è stato un evolversi di diversi aspetti. Ad esempio io sono molto legato al Prog Rock come i Cream, i Genesis e includono anche le varie influenze come i Red Hot, musica elettronica e suonata ecc. In definitiva, non mi precludo niente, anzi cerco ancora di imparare. 

il videoclip completo della canzone Lybia

Vorrei imparare soprattutto dall’Africa, dall’Afro-Beat e dalle nuove sonorità provenienti dalle etnie. Mi piacerebbe tantissimo fare questa cosa. Come puoi vedere, Stereo Oid, è un agglomerato di tutto, un genere stranissimo molto particolare, molto di nicchia che non è solo elettronica, ma anche ambientazione, c’è di tutto. 

I progetti nel prossimo futuro

Hai dei progetti in cantiere nel prossimo futuro che ci potresti anticipare? 

In questo momento abbiamo concluso altri tre singoli, quindi vorremmo portare più live set in giro, anche girando con la macchina creando dei “live set per strada” e suonando. Magari mettendo delle casse senza particolari pretese. Abbiamo inoltre fatto delle call per alcuni festival. Siamo quindi in fase di organizzazione per quello che riguarda il lavoro delle live. Per adesso, abbiamo lavorato sempre in studio e fatto delle registrazioni. Questo è il progetto a breve termine. 

Intervista agli StereOID: altre curiosità

Una curiosità: come mai lanciate sempre tre brani alla volta? Mi puoi spiegare questa scelta? 

Come ti dicevo Stereo Oid è nato come un progetto live, ma non volevamo creare il solito progetto. Volevamo creare delle cose che fossero immediate. Ne uscivano dei pezzi da mezz’ora o da un’ora e quindi perciò dovevamo dividere questi brani in sezioni da almeno tre o cinque pezzi. La nostra filosofia è quella di far uscire sempre tre brani. Mai un singolo soltanto, perché per noi è impossibile. Se vai a vedere i lavori precedenti, troverai tre suite musicali da 30 minuti ciascuna che si intitolano “I listen to everything: parte I-II-III”. Anche questo è una nostra particolarità. 

Diciamo quindi che è una scelta che condiziona la durata, quindi dei brani più facili da ascoltare e fruibili dal pubblico. A me viene in mente che un video lungo su YouTube difficilmente una persona ascolta tutti e 30 i minuti… 

è una scelta anche per attirare l’attenzione dell’ascoltatore e per capire se è veramente interessato o meno. Essendo un digital specialist sono fattori che ricerco spesso. Capire come reagiscono gli spettatori a queste innovazioni, a queste atmosfere…

Se siete curiosi di ascoltare questa live set ecco la playlist disponibile su Spotify

Foto scaricate dalla pagina Facebook degli StereoOID

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