“DIANA”, l’indie-pop d’autore degli Outcasters

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E’ uscito recenetemente “DIANA” il nuovo singolo indie-pop della band torinese “OUTCASTERS”. Un vero e proprio manifesto della loro musica e dei loro ideali, che racchiude il sentimento di un’intera generazione, e che abbiamo voluto approfondire durante una chiacchierata in loro compagnia:

Ciao ragazzi, è uscito recentemente il vostro nuovo singolo Diana.

Volete parlarcene?

Diana è stato il primo reale manifesto del nostro pensiero più sentito: “qualcosa non va”. Data la necessità di portare questo messaggio a chi secondo noi poteva realmente servire l’abbiamo scritta in italiano ed è stata la prima di una lunga serie.

Diana ha poco niente a che vedere con tutti quei meravigliosi brani in Inglese che hanno sbalordito e intrattenuto i nostri cinque ascoltatori abituali, è il primo brano che potrà realmente arrivare in tutta la sua forza a chiunque in Italia.

Diciamocelo; quante/i band/artisti ci saranno all’attivo sul nostro territorio?

Quanti sgomitano per un posto in paradiso?

Abbiamo cercato di osservare il nostro progetto da un punto di vista oggettivo e siamo giunti alla conclusione che avremmo dovuto fare qualcosa di diverso, qualcosa di impattante, qualcosa di poco cool e un po’ scomodo: raccontare quelle atroci verità che i molti preferiscono ignorare.

E se anche un giorno saremo costretti ad accaparrarci ascolti più frivoli decantando quanto sono belli i vestiti firmati o quanti baci si rubano grazie alla combo Netflix+carbonara ci impegneremo sempre a declinare tutti i nostri contenuti secondo il codice “Diana” e grazie a Lei saremo sempre Noi.

Diana è inoltre parte del vostro EP Folle in silenzio N.1. Qual è il filo conduttore dell’intera opera?

Folle in Silenzio è un concetto che nasce dalla voglia di scuotere il nostro pubblico.

Ci siamo più volte interrogati sugli effetti che la nostra opera avrebbe avuto sulla gente, ma cercando un riscontro abbiamo spesso ottenuto indifferenza… non critiche, non elogi, ma silenzio.

Il gioco di parole lampante punta i riflettori su un altro tema sensibile: l’individualismo estremo. Esso affligge la società contemporanea con il pericolo di trasformare lo stesso individuo in un folle, il quale però; represso da numerosi e insidiosi giochi di sistema, risulta non avere la voce per esprimere il suo disagio diventando esso stesso il pericolo da cui mettere in guardia tutti.

Quale dei singoli presenti nell’EP, vi rappresenta di più secondo voi?

Arma Bianca è il brano che analizza più approfonditamente una componente fondamentale dell’essere artisti: la coscienza critica.

Parla di quanto sia importante avere un punto di riferimento fisso nel difficilissimo compito di distinguere il bene dal male.

L’arma bianca non è altro che lo strumento necessario a difendere tutti i principi che ci hanno reso ciò che siamo.

Il sound del brano è semplice ma efficace, di slancio emotivo ma incalzante.

Curata la parte strumentale e avvincenti le strofe rap; in macchina è il brano che ti fa alzare il volume.

Raccontateci qualcosa su la vostra band. Com’è nato il vostro progetto musicale?

Al Liceo lessi un libro di cui non ricordo il titolo, ma fui folgorato da questo passo:

“A volte è difficile dormire la notte; una volta raggiunti da quegli echi nel buio scopriamo che non sono altro che urla appartenenti a deboli, a reietti, agli emarginati ma sopratutto agli innocenti. Anime vessate da quel male che oggi si è fatto così discreto e insidioso. A volte solo i tuoni riescono a coprire quelle grida strazianti, tanto da far pensare che sia grazie all’intervento di fulmini e saette che il male s’arresta. Vero o no ho capito che dormire è un lusso che dovrò guadagnarmi e così ho deciso che cosa diventare.”

Ci piace pensare che sia per questo motivo che siamo diventati una band; che siamo diventati tempesta.

Cosa vi ispira e quale musica ascoltate? Avete degli artisti di riferimento? E come definireste il vostro genere musicale?

Definire il nostro genere musicale è in realtà uno di quei compiti che vogliamo riservare ai nostri ascoltatori.

L’ispirazione principale viene sicuramente dal live, il primo stimolo durante la scrittura dei brani è immaginare già come sarà presentato dal vivo, l’impatto che potrà avere su tutto lo show e l’effetto che ne risulterà. In secondo luogo la voglia di sperimentare e le infinite possibilità concesse dall’influenza elettronica danno vita a idee e suoni sempre più originali.

Ogni canzone ha il potenziale di creare un ambiente preciso ed è quell’ambiente che genera e pilota l’ispirazione principale.

Con chi vi piacerebbe collaborare?

Su questo punto le nostre opinioni sono differenti ma complementari.

Da un lato abbiamo la curiosità di lavorare in una produzione musicale pura ed efficace, entrare in un team con a disposizione una buona dose di professionisti di alto livello sempre però mantenendo l’equilibrio fra tecnicismo e fruibilità… Un esempio che al momento funge da cardine fra i due requisiti nella scena nazionale è sicuramente Salmo, grazie alla sua versatilità e al suo alto livello di competenze strutturali della musica contemporanea.

Va precisato inoltre che la sua ironia tagliente ed il suo sound trasversale si sposerebbero egregiamente con il nostro songwriting.

Dall’altro lato la curiosità personale di squarciare il velo di Maia o se non altro sbirciare oltre il sipario di quella meravigliosa messa in scena che è il mondo delle web star e dei red carpet. Il nome che più si distingue per comunicazione efficace e ottime risorse musicali è senza dubbio Fedez.

Il suo impatto nel mondo è indiscutibile e siamo sinceramente attirati dal misurare la portata di tale contesto inserendovi la nostra musica. Fedez è inoltre chiaramente influenzato dalla stessa schiera di artisti che hanno influenzato noi e l’interessamento incondizionato che ha mostrato ad X-Factor 2018 per il nostro progetto ne è sicuramente la prova.

Due personaggi completamente agli antipodi nel pantheon delle stelle; ma proprio per questo, la sfida nel lavorare con dulokquesti presupposti sarebbe a dir poco esaltante.

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