Omelettes du mal: la Sardegna parla francese

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Con Le poids d’être perdu esordiscono gli Omelettes du mal

Da Cagliari arriva un duo che alterna francese ed italiano e mescola l’indie a sonorità pop elettroniche, che regalano melodicità e fascino alle loro canzoni. Le poids d’être perdu è il disco d’esordio di Eleonora Matuozzo e Giuseppe Tradori, in arte Omelettes du mal, preceduto da tre singoli: Pas important, Silence e Théière.

Tra italiano e francese

Fin dai tre singoli, è evidente come si mescolino parti in francese ed in italiano.
Pas important ha solo il ritornello nell’idioma transalpino, mentre Silence ha una strofa per lingua, così come Théière.
I testi, accompagnati da basi che passano dal classico chitarra e voce al funky a sonorità più pop con batterie elettroniche campionate. Gli Omelettes du mal accolgono sì le istanze indie, ma a volte si avvicinano molto a quell’estetica decadente che il nome del gruppo lascia presagire e sperare.

Il resto del disco prosegue con coerenza questa linea, con alcuni momenti veramente interessanti, ad esempio Ultima spiaggia, che accoglie un’incursione rap di Damn poet, che confeziona un’outro veramente eccezionale per metriche e testo:

E mi chiedo se quando ti guardi allo specchio riesci ancora a vedere la musica lieve che ti ho seppellita dentro
[…]
Ed ora temo il buio perché so di che luce si veste/
la verità in fondo triste investe l’uomo quando giace inerme

La scelta del bilinguismo è chiaramente molto affascinante anche alla luce del riferimento contenuto nel nome, che richiama Charles Baudelaire e la sua opera più nota, Les fleurs du mal. Forse alla luce di questo e del mostro sacro della letteratura che viene indirettamente evocato, ci si aspetterebbe ancora più spazio per quella vena tenebrosa e sensuale che è chiaro esserci nella musicalità degli Omelettes du mal.
Le dieci tracce del disco sono un ottimo biglietto da visita come lavoro d’esordio, ma in futuro non si può non sperare che questo duo sardo si spinga ancora più in là, magari con ancora più francese e, perché no, sonorità un po’ più dure.

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