Stefanelli, il rondò veneziano e il lo-fi

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Dopo l’esordio con “Controcorrente”, Stefanelli conferma con “Rondò” di essere uno dei nuovi nomi da seguire della scena italiana (al netto di tanti anni di musica come frontman di Kafka Sulla Spiaggia e al fianco di Blindur) e penna intelligente e sensata, nell’era dell’emulazione istituzionalizzata. Per questo, farci sfuggire l’occasione di lasciar Luca raccontare sé stesso era un peccato che non potevamo (né volevamo) permetterci: qui di seguito, dunque, il risultato di un’intervista a passo di rondò.

Stefanelli, partiamo subito forte: dopo una manciata di settimane da “Controcorrente” ti ritroviamo oggi all’uscita del tuo nuovo singolo, “Rondò”. Fretta di tirare fuori un disco che già scalpita?

Puoi immaginare che la voglia di farvi ascoltare tutto quello che ho preparato nei scorsi mesi è tanta. La pubblicazione di un disco rientra nei piani ma giusto per mantenere un minimo di mistero facciamo che non ne dico di più e la curiosità impazza tra i giovani lettori di INDIELIFE.

Se dovessi individuare un fil rouge a collegare i due tuoi singoli, quale sarebbe (sempre che esista!)?

Il fil rouge tra “Controcorrente” e “Rondò” è sicuramente la modalità di scrittura un po’ figlia del periodo in cui sono state scritte. Eravamo in pieno lockdown e la vita scorreva molto lentamente. Inoltre la scelta dei suoni lo-fi è il leitmotiv di tutto il lavoro.

Ma il rondò (inteso nel senso più musicologico del termine) c’entra qualcosa con “Rondò” di Stefanelli?

“Come in un rondò, mi muovo solo un po’ mentre osservo la mia dama volteggiar”. Questo perché ritengo il rondò veneziano di rara bruttezza a tal punto da immobilizzarti e non riuscire a ballare. Per fortuna c’è la mia dama che m’illumina sempre quando la vita mi blocca.

Il brano ha una costruzione curiosa; non esiste un ritornello violento a scolpirsi nella memoria dell’ascoltatore, ma piuttosto un crescendo di intensità da esperienza empatica, una sorta di ascolto emotivo 8D. Insomma, tutto ciò che è controcorrente (cit.) al mainstream di oggi: la “bassa qualità” (intesa alla Stefanelli) può essere il grimaldello utile a scardinare l’ipocrisia della perfezione pre-confezionata?

Onestamente credo di sì e credo anche che possa essere l’occasione per essere più onesti con chi ci ascolta. Fare musica in questo modo mi permette di essere molto più sincero. 

Come nasce una canzone di Stefanelli?

Nasce dalla voglia di raccontarsi. Mi piace molto stare con le persone e questo mi sembra un buon modo per farlo che tiene a mente anche il futuro. La musica ci permette di lasciare una traccia viva di noi.

Consigliaci un viaggio da fare e un disco da ascoltare nel tragitto.

Mi piace molto Bristol quindi vi consiglierei di andare lì e la colonna sonora perfetta è l’album “Protection” dei Massive Attack che sono di quelle parti. 

Salutaci come ti pare, ma dacci almeno un motivo buono per ascoltare “Rondò”, il tuo ultimo singolo per Dischi Rurali.

Vi saluto ringraziandovi per questa intervista. Ragazzi, ascoltate “RONDÒ” e non ve ne pentirete. Il buon motivo trovatelo voi!

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