Quando i busti classici diventano pop

Daniele Fortuna e la sua colormination

Le opere di Daniele Fortuna (Milano 1981) si riconoscono da lontano per le loro tinte vivaci.

Il colore è infatti una componente così fondamentale nel suo lavoro che l’artista ha persino coniato il termine colormination per indicare la sua contaminazione cromatica di busti classici.
Come mi ha spiegato durante la nostra chiacchierata, questo neologismo “deriva da una parola forte, domination, però abbinata a qualcosa di positivo; è come se il colore volesse prendere il suo spazio”.

È così che le sue sculture sono ‘dominate’ da toni pastello oppure da gradazioni fluorescenti, metallizzate e persino glitterate; anche le opere che, a prima vista, sembrano bianche nascondono al loro interno voragini multicolor che alludono alla loro anima variopinta.

In origine, le stesse statue della classicità erano colorate ma, per secoli, sono state erroneamente credute bianche a causa del grave deterioramento nel tempo dei pigmenti originali. Quindi, in qualche modo, Daniele Fortuna ha attuato un ritorno al passato pur inserendo dei rimandi alla contemporaneità. Afferma a questo proposito: “Se si guarda tutta la storia dell’arte, c’è sempre stato un rifare qualcosa di già esistente prima; e quindi, invece di cercare l’assoluta originalità, secondo me bisogna concentrarsi su quello che abbiamo (anche perché comunque il bagaglio culturale che abbiamo è fantastico ed è da omaggiare) e renderlo più contemporaneo aggiornandolo.”

L’iconografia pop da cui attinge l’artista è varia: da opere d’arte di grandi nomi, come Maurizio Cattelan, a loghi di stilisti famosi, da marchi noti a livello mondiale, come Coca Cola, a personaggi di cartoni animati, fumetti e film tra cui i Puffi, Batman e Darth Vader di Star Wars, da personaggi famosi, come Albert Einstein, a simboli quali la bandiera italiana e le emoticon.

Nelle sue opere sono presenti anche rimandi al mondo della musica, in particolare quella dei Queen.
I titoli dei singoli più famosi del gruppo rock sono infatti scritti a grandi lettere su molte statue. È così che, ad esempio, si può vedere il busto dorato di Laocoonte con impresso FIND ME SOMEBODY TO LOVE sui pettorali.

La particolarità delle opere di questo artista non è però solo il contrasto tra classico e pop, quanto il materiale scelto e il metodo di lavorazione.

Daniele Fortuna nasce come designer ma capisce ben presto che questo mondo non gli appartiene perché si basa sul profitto, sulle misure e su tanti aspetti che lo limitano nella sua creatività.
Allora decide di dedicarsi ad opere che non abbiano necessariamente una funzione o delle regole produttive da seguire e impiega il compensato perché lo utilizzava già durante i suoi anni di studio allo IED quando realizzava i modellini: “Il legno era un materiale che già sentivo mio. Lo trovo un materiale ‘caldo’ perché, quando lo tocchi, senti che ha quella specie di porosità anche se lo dipingo. E questo essere ‘caldo’ mi rappresenta perché io sono una persona molto conviviale, di compagnia. Il legno, poi, è vivo anche perché si dilata e si restringe, ha veramente una sua vita.

In un primo momento realizza quadri formati da tasselli di legno sagomati, colorati e poi assemblati come parti di un puzzle.
In seguito, si rende conto di voler andare oltre e dice a se stesso: “Aspetta, ma io con questo compensato posso creare dei volumi!”.
Quindi crea delle sculture che sono sempre formate da tasselli sottili ma questa volta assemblati per rendere la tridimensionalità.

I primi soggetti sono figure animali, poi approda ai volti umani: “Trovo affascinante conoscere le persone e il loro mondo e per me queste teste rappresentano le migliaia di mondi che ci sono dentro di noi.”

Il legno non è l’unico materiale utilizzato dall’artista perché negli anni ha sperimentato la sua tecnica anche con il plexiglass, gli specchi e il cemento. La componente riflettente, in particolare, rappresenta per lui il contatto diretto tra lo spettatore e l’opera: “Se io faccio un Nettuno, quando ti specchi, diventi tu quel Nettuno. Bisogna sentirsi partecipi dell’opera“.
Con il plexiglass, invece, ha realizzato anche oggetti funzionali come delle lampade scultoree che, una volta accese, colorano gli ambienti.

La volontà di pervadere il mondo con i colori è infatti fondamentale per Daniele Fortuna che affronta con la sua distintiva positività tematiche importanti quali il razzismo: “Se la nostra pelle fosse variopinta, non ci sarebbero distinzioni tra gli individui ma ci si sentirebbe tutti parte di un unico mondo multicolore!“.

Lasciamo quindi che ciò che ci circonda colori sempre le nostre vite. Se lo hanno fatto gli antichi, perché non noi?

Link utile pagina Instagram dell’artista

For the English version: When classical sculptures become pop

Photo courtesy dell’artista

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