Intervista ad Andrea Pizzo and The Purple Mice sul nuovo “Starship to Heaven”

Andrea Pizzo and The Purple Mice: ciao e bentrovati: Raccontateci chi siete e cosa fate

Andrea: Ciao! Siamo una famiglia con due ottimi amici che sono anche due straordinari musicisti. Io canto per passione dall’età di 19 anni, mi sono sempre divertito a fare cover: dei Queen, di Jeff Buckley, dei Led Zeppelin e di tanti altri grandi artisti. Circa 2 anni fa mia moglie mi ha suggerito di fare qualcosa di nostro e si è messa a scrivere parecchi testi – è una liricista di talento – cominciando con una meditazione sull’esistenza, Riccardo ne ha ricavato una bellissima melodia, io l’ho cantata e Roberto l’ha trasformata in una magnifica ballad che oggi si chiama Song of Nothing. Poi ho scoperto che ero anche capace di scrivere delle melodie e con l’aiuto di Ricky di trasformarle in belle canzoni. Roberto ci ha messo la sua sapienza musicale e la sua magia per trasformarle in un viaggio. Mentre componevamo infatti è maturata l’idea di fare un concept sull’esplorazione spaziale e sul viaggio dell’uomo nell’universo, ogni canzone è un capitolo del libro ed esce un po’ per volta come successe in tanti romanzi dell’ ‘800. In tutto questo anche la nostra Maria Elena ha avuto un ruolo importante, perché da lei e Raffaella è venuta l’ idea di fare del nostro primo disco anche un viaggio visuale e stanno facendo un lavoro magnifico con i video.

Siamo sempre incuriositi dai nomi dei gruppi: e vorremmo sapere le origini e il significato del vostro…

Raffaella: abbiamo scelto il nome The Purple Mice per diversi motivi, unendo varie suggestioni, come in un gioco scherzoso: infatti di solito tra noi in famiglia ci chiamiamo affettuosamente l’un l’altro “Topo”, mentre il fucsia è uno dei colori preferiti di nostra figlia, per cui abbiamo moltissimi oggetti fucsia. Se uniamo le due cose e immaginiamo un topo fucsia, credo che ci suggerisca l’idea di qualcosa di bizzarro, diverso dal normale, un po’ ironico, che è come ci sentiamo spesso noi rispetto al mondo: dei “topi fucsia”. Ma è anche in parte qualcosa di spaventoso che, a mio avviso, ricorda certe mostruosità connesse con l’inquinamento ambientale: penso ad esempio alle conseguenze dei rifiuti tossici o radioattivi. Il rispetto dell’ambiente è uno dei temi a cui più tengo e su cui vorrei sensibilizzare gli ascoltatori; se non ci preoccupiamo fin da ora di rispettare il nostro pianeta, i nostri discendenti saranno forse davvero costretti a intraprendere lo straordinario viaggio nello spazio profondo alla ricerca di qualche improbabile alternativa alla nostra Terra.

Andrea PIZZO and The Purple Mice

Quali sono i vostri ascolti musicali? Quelli che a vostra insaputa influenzano le vostre composizioni?

Andrea: Abbiamo gusti differenti che si completano. A me piacciono moltissimo i Queen, i Led Zeppelin, Jeff Buckley, i Pink Floyd, gli Audioslave, il grunge degli anni 90, ma anche tanto prog rock, la musica celtica e la classica, questi sono influssi che si sentiranno molto negli ultimi pezzi che devono ancora uscire. Ricky è un megafan degli U2, gli piace moltissimo il rock anni 80. A Roby piacciono moltissimo il prog rock anni ’70, l’ hard rock e naturalmente l’heavy metal.

Raffaella: Mi piace ascoltare diversi generi musicali, dalla classica alla musica etnica, al rock e al metal; mi piace molto il rock anni ‘70 – ‘80: i Rolling Stones e i Beatles sono stati i miei preferiti da ragazza, ora ascolto più Bob Dylan, gli Eagles, Elton John, Bon Jovi e soprattutto gli Abba. Mi piace ascoltare anche alcuni cantautori italiani, in particolare alcune canzoni di Battiato e di Vecchioni. Ma soprattutto, forse perché non mi sento un tipo estremamente musicale, a volte mi soffermo semplicemente ad ascoltare i suoni del mondo circostante, ritmi e cadenze, in particolare nella natura. Penso che la musica in fondo sia una parte della natura: onde sonore che si muovono attraverso l’aria e lo spazio, che talvolta riescono a toccare qualche corda interna alla nostra anima e a farci sentire parte della natura stessa, che è poi ciò che siamo. Quindi mi piace esplorare nuovi suoni e rumori, per coglierne le suggestioni e tradurle in emozione. Un qualcosa di molto raro, soprattutto oggi nelle città, è il silenzio, per questo amo le notti, in cui ci si può concentrare mentre il mondo intorno sembra dormire. E, più che ascoltare musica, in quelle occasioni mi capita di leggere – e rileggere – poesia. È dai poeti, soprattutto i grandi poeti italiani, che traggo moltissima ispirazione per i ritmi e i suoni dei testi.

Starship To Heaven è la vostra nuova uscita discografica. Un singolo, ma composto da due brani: puoi raccontarci qualcosa in proposito? E come mai questa scelta così originale?

Andrea: Starship to Heaven rappresenta la fine del viaggio, il raggiungimento del punto Omega, come il punto supremo di complessità e di coscienza. Mentre Masters of the Galaxy è una storia su un piano “galattico”, una delle possibili risposte al quesito di Fermi: “dove sono tutti gli alieni?”. È una risposta scherzosa: “sono tra di noi e ci controllano”, ma che riprende tutto un filone letterario e cinematografico legato alle civiltà ultratecnologiche che potrebbero interagire con l’umanità. È anche un modo di riflettere in senso metaforico sul destino e le sue costrizioni. La scelta di due brani in un singolo è più “tradizionalista” di quanto si creda, perché negli anni 70-80 parecchi gruppi facevano uscire singoli con un lato B, e se il lato A era più soft, l’altro era più duro.

Parlaci ora delle sonorità di Starship To Heaven e del secondo brano collegato Masters Of The Galaxy: si passa dallo space-rock, un po’ anni 80, all’hard-prog rock… due mondi quasi opposti?

Andrea: Come ti dicevo è stata una scelta al tempo stesso nostalgica e legata al nostro gusto e a quello dei nostri ascoltatori. C’è chi apprezza di più suoni più delicati e chi vuole un suono più rock, a noi piace moltissimo fare un po’ di tutto. Il disco in effetti è un caleidoscopio di stili: va dal funk rock, passando per il soft rock, la ballad, il folk e sfocia nell’hard rock, c’è persino una piccola suite orchestrale che uscirà in autunno.

Andrea Pizzo insieme a Riccardo Morello hanno composto le musiche, invece per i testi dei brani chi se ne è occupato?

Raffaella: Il testo di Starship to Heaven è nato come la maggior parte delle canzoni di questo primo album: Andrea mi ha detto l’argomento che aveva pensato per la canzone, ne abbiamo discusso, per confrontarci e trovare ispirazione, quindi ho cercato di scrivere qualche verso, più o meno in linea con il ritmo della melodia che Andrea e Riccardo avevano pensato. Poi l’abbiamo riletto e corretto, adattandolo alla musica e al canto. Ho voluto inserire nel testo degli accenni specifici alla ricerca del senso della vita e delle risposte alle domande fondamentali dell’esistenza, che rappresentano, almeno in gran parte, gli obiettivi finali e più profondi di ciascuno e in particolare il sogno dell’uomo che esplora il mondo e lo spazio. Il riferimento, simbolico e suggestivo, alla partita a scacchi con Dio è una citazione del film Il Settimo sigillo e suggerisce l’idea della complessità del reale, delle infinite possibilità di mosse che si hanno e della piccolezza dell’uomo, che non riesce nemmeno ad esserne davvero consapevole. Master of the Galaxy invece è un’idea tutta di Andrea, che mi ha mandato via mail diversi link a materiali su cui documentarmi e trarre ispirazione, in cui ho cercato gli aspetti che ritenevo più poetici, sia a livello di suggestioni emotive e contenutistiche, sia a livello fonico. Poi l’abbiamo rivista insieme, in particolare i ritornelli. Parla di un universo del futuro, una civiltà intergalattica in grado di costruire sfere di Dyson intorno al sole, in cui alcuni esseri extraterrestri superiori si riveleranno come i nostri osservatori – custodi fin dalle origini. È una riflessione sulla Storia umana, sul progresso e sui suoi sviluppi futuri. Ho sempre amato la poesia e scritto versi in segreto, per esprimere i miei pensieri e sentimenti, quindi è stato un passo quasi naturale quello di unire la mia passione alla bellissima voce di Andrea per dare vita nuova a entrambi. Anche se mi piace la musica, non sono mai stata in grado di cantare o suonare nulla, quindi poter sentire che la mia poesia prende forma è quasi un sogno, mentre Andrea si può esprimere musicalmente con qualcosa di suo del tutto nuovo. A volte, quando penso a come tutto è iniziato, scrivendo un testo molto mio per lui (Song of Nothing), quasi come prova, come sfida, mi sembra che ci stiamo muovendo in una direzione un po’ diversa dalla mia idea iniziale, più volta verso i sentimenti intimi e la natura, ma spesso le cose prendono forma propria strada facendo, e diventano anche molto più stimolanti di quello che si sarebbe potuto credere. Un piccolo rammarico per ora è quello di non scrivere canzoni in italiano perché Andrea preferisce cantare in inglese, ma questo non mi impedisce comunque di continuare a scrivere testi nuovi anche in italiano, quindi vedremo cosa ne sarà in futuro.

Per  quanto riguarda invece l’arrangiamento di tutto ci ha lavorato sempre qualcuno del Gruppo o vi siete fatti coadiuvare da aiuti esterni?

Andrea: Roberto ha arrangiato, suonato e prodotto tutto. È una specie di mago, ha fatto tutto nel suo studio di casa. Ora sta ultimando gli arrangiamenti degli ultimi pezzi.

I due brani escono accompagnati dai rispettivi videoclip, come sono nati, cosa raccontano?

Raffaella: I video si ispirano direttamente ai testi delle canzoni per cui sono stati creati. Starship to Heaven è interamente disegnato da me e montato con Andrea, seguendo passo passo i versi della canzone. Invece la realizzazione del video di Master of the Galaxy è stata più complessa e un po’ faticosa, visto che Andrea voleva farlo uscire il 19 luglio e mi sono trovata coi tempi un po’ stretti. Mi sembrava importante cambiare tipologia espressiva, non usare sempre solo disegni o animazioni disegnate, ma anche oggetti reali con valore simbolico, come quelli utilizzati per costruire gli alieni che si muovono: vecchie parti di rifiuti, tappi, elettrodomestici, uniti insieme e reinterpretati. Quindi abbiamo anche dato nuova vita a ciò che altrimenti sarebbe stato buttato via come inutile e con Maria Elena ci siamo divertite tantissimo a creare questi piccoli personaggi che potevano compiere movimenti e a filmarli. Poi con Andrea abbiamo fatto il montaggio e inserito alcuni “effetti speciali”.

Andrea, volevo chiederti se questi due brani, insieme ai due già usciti qualche mese fa con Road to universe EP, faranno parte di un lavoro di più ampio respiro…

Andrea: Come ti dicevo Starship to Heaven, insieme a Road to Universe e alla precedente uscita, fa parte di un concept album sull’esplorazione spaziale, un viaggio che è un omaggio alla fantascienza che noi tutti amiamo, un’avventura tra 2001 odissea nello spazio e Guida intergalattica per autostoppisti.

Per chiudere questa chiacchierata, vi chiedo: i prossimi progetti?

Andrea: faremo uscire il disco Potatoes on Mars nell’autunno/inverno. Abbiamo già scritto 5 canzoni per un nuovo disco, che sarà incentrato sulla transizione dell’umanità da homo sapiens a homo digitalis. Abbiamo un sacco di cose da raccontare.

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