Volare su e giù con McFly

Avete voglio di sgambettare anche se ormai il tempo delle mele è finito, e l’inverno aleggia come uno spettro infernale sui nostri sogni estivi?

Ecco, per non cadere vittime di una depressione stagionale che rischia di attanagliare un po’ tutti (anche i più ottimisti) noi di Indielife non possiamo far altro che offrirvi alternative terapeutiche al trauma da primi freddi piovosi. Beccatevi quest’intervista ad Antonio Morelli, in arte McFly, che con “Updown” vi farà passare tutta la paura del domani: chiamasi “effetto funky”!

Ciao Antonio, parlaci del tuo ultimo singolo. Come è nato “Updown”?

Ciao e grazie per l’intervista! Col singolo “Updown” ho voluto provare a riprendere le fila di quanto avevo cominciato nella parte finale del mio ultimo lavoro “Sound My Way” specialmente per quanto riguarda la componente elettronica. Sentivo che quel sound poteva essere la giusta rotta da prendere per i miei lavori futuri e quindi mi sono lasciato trasportare. Le grandi novità rispetto agli scorsi brani sono l’inserimento di parti vocali e l’aver reso ancora di più protagonista la chitarra.


La pandemia ha influenzato il tuo modo di creare musica? Ti ha portato più ispirazione o ti ha bloccato?

La pandemia mi ha influenzato molto dal punto di vista artistico, ma in senso positivo: avendo più tempo a disposizione ho avuto modo di approfondire meglio lo studio della chitarra e dilettarmi in composizioni più ricercate. Mentre concludevo il disco “Sound My Way” già pensavo ai lavori successivi, in un certo senso volevo creare una sorta di continuità tra un progetto e l’altro.


Che ne pensi della situazione live in Italia in questo momento? Se potessi parlare con lo Stato cosa gli vorresti dire?

La situazione attuale chiaramente è molto influenzata ancora dalla pandemia ma proiettandoci in un’ottica futura mi verrebbe da essere positivo. Mi piacerebbe che ci fossero più eventi dove poter coinvolgere anche i musicisti indipendenti oltre ai più blasonati.  In generale se potessi parlare con lo Stato gli chiederei di supportare di più concretamente l’industria artistica a 360 gradi, dando più spazio agli artisti indipendenti ma soprattutto a chi li aiuta. 


Quali sono le più grandi soddisfazioni che hai ricevuto fin ora dalla musica?

Posso ritenermi fortunato che dopo più di quindici anni sono ancora qua a parlare di musica e a produrre canzoni; questa in primis è la mia più grande soddisfazione: molti mollano subito o dopo pochi anni; inoltre in questi anni ho avuto modo di collaborare con tanti artisti, ho girato il nostro Paese con i Baryonyx, i miei brani sono stati in radio e in TV di tutta Italia e qualche volta anche del mondo. Nel mio piccolo posso dire di essermi tolto tante belle soddisfazioni, spero di non fermarmi qua.


Quali sono invece le più grandi difficoltà di questo settore?

La prima grande difficoltà senza dubbio è mentale: un progetto musicale si costruisce in anni e mi rendo conto che dal punto di vista del tempo e delle risorse sia difficile da portare avanti. La costanza è la chiave di tutto. Se dovessi dare un suggerimento a chi inizia adesso direi: “Fate quello che vi piace e non vi stancherete mai”.


Ultima domanda: prossimi progetti? Come si evolverà il tuo sound? Diventerai anche il cantante delle tue canzoni o cercherai un interprete esterno?

Attualmente sono già al lavoro su dei brani che seguiranno “Updown”. Mi piacerebbe fare un secondo LP in questo stile ma ovviamente il futuro è un grande punto interrogativo e vado avanti a piccoli passi. Aver introdotto parti cantate mi ha decisamente convinto quindi credo che continuerò per questa strada. Credo proprio che canterò in altre mie canzoni future ma non escludo di coinvolgere anche altri interpreti: mi piace collaborare con altri artisti, ogni volta si impara qualcosa di nuovo e ci si contamina a vicenda.

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