Meno canzoni, più musica: intervista a Zabriski

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Lorenzo Valè, in arte Zabriski, è un cantautore vicentino classe ’93. Dal 7 Marzo possiamo ascoltare il suo EP “Zabriscoteque“, un progetto dal sound fresco, versatile e ricco di groove. Inutile dilungarsi, questo EP fa ballare pure gli alberi. Noi di Indielife abbiamo intervistato Zabriski, che ci ha raccontato varie curiosità del suo progetto nato seguendo il mantra “meno canzoni, più musica”.

Ciao, grazie per la disponibilità! Dunque, il tuo progetto è in pieno stile groove-pop. Come ti sei avvicinato a questo genere?

È stato un processo abbastanza spontaneo, nato dagli esperimenti in studio: il primo è un disco cantautorale mentre questo è più groove. Sono appassionato di musica disco, house e ho cercato di mischiare queste sonorità.

Il nome del progetto è “Zabriskoteque”: mi parli di questo titolo?

Deriva dalla passione per la cultura del club e mi piace pensare che il disco sia un riassunto, una storia di una discoteca.

Tre aggettivi per definire o raccontare “Zabriscoteque”?

È stato un lavoro impegnativo, dunque potrei dire “sofferto”. Sono stato quasi sul punto di abbandonare, ma son stato fortunato: La Cantina Records ha tenuto duro. Poi il disco è divertente: anche se i testi sono impegnativi da un punto di vista emotivo, per me ha uno spirito “positivo”. Infine questo disco è una dedica allora ti dico la parola “regalo”.

Nel brano Miami ho scorto una  citazione di Morgan nel brano Altrove “però, che cosa vuol dire però…!”.

Ecco qualcuno che l’ha trovata! (ride). È spuntata casualmente, registrando il ritornello. Sul però ho fatto il verso a Morgan e abbiam pensato “ma chi se ne accorge, teniamola!”. Del resto nel primo EP c’è una citazione dell’assolo di Come together dei Beatles. In ogni disco citiamo qualcuno, vediamo chi lo nota!

Molto interessante l’idea di “rubare” qualche nota ad un altro artista. Si potrebbe parlare di  “contaminazione in senso positivo”.

Assolutamente, è un gesto di stima importante.

Allora la domanda sorge spontanea, quali sono gli artisti che ti hanno in-segnato nel percorso musicale?

Di certo i Bluvertigo hanno una componente notevole, Morgan è stato un artista importante per me. Poi anche Battisti ha avuto il suo ruolo per questo disco. Per quanto riguarda la matrice più funky, più groove, c’è il prog napoletano. Un nome? Pino Daniele, ovviamente. 

Secondo te da cosa è caratterizzato il cosiddetto “salto di carriera” che porta un artista emergente a essere un artista affermato?

Eh. È un pensiero frequente. Se sei il più forte, ce la fai. Ma non possiamo essere tutti forti. Al momento management, ufficio stampa e comunicazione hanno un ruolo fondamentale. Chi non è molto bravo può diventare famoso prendendosi gioco del proprio personaggio, ma comunque ha qualcosa, che piaccia o no. Al momento la musica non è solo musica, si tratta molto di immagine. Un esempio: Achille Lauro di certo non è un virtuoso, ma sta sul palco da dio. Bisogna avere qualcosa. Tutto qua.

Il brano “Acquario” è una ballad dal suono travolgente come il movimento dell’acqua. Mi racconti un aneddoto legato a questo brano?

Questo brano doveva dare il titolo al disco, che all’inizio era molto “acquoso”. Poi è diventato più di cemento. La musica di questo pezzo è stata scritta dal chitarrista Andrea… Durante una data a Trieste io l’ho ossessionato tutta la mattina insistendo per andare a vedere il mare. È stato di forte impatto suonare in un’altra città, col mare, con una persona che ha contribuito al tuo progetto.

Progetti per il futuro?

Provare a tornare sul palco. Ho iniziato a registrare altri pezzi: devo stravolgere il suono, sarà forse più acustico o più psichedelico. Voglio meno canzoni, più musica.

Grazie!

Grazie a voi!

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