Avarello, indigestione di bellezza

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Avarello ha appena esordito per Revubs Dischi, ma è già tra i nostri artisti preferiti: personalità ed identità autoriale al servizio di una melodicità invidiabile, sospesa a cavalcioni tra passato e presente ma diretta – con moto ostinato e contrario – verso il futuro. Insomma, “Indigestione” ha gettato le basi giuste per convincerci ad approfondire la conoscenza di un cantautore che farà tanto parlare di sé.

Ciao Avarello, partiamo subito con le domande imbarazzanti: la situazione più spiacevole in cui la musica ti ha messo. Scivoloni su palchi, amplificatori che esplodono, scandali live: quello che preferisci!

Ciao ragazzi, cominciamo bene! Ricordo che una volta suonai in un locale frequentato prettamente da famiglie, ed ero talmente sbronzo che simulai una stand-up comedy in stile Montanini e dimenticai completamente di star facendo un live… mi son messo a biascicare della mia vita e dei fatti miei. Inutile dire che il proprietario del locale non gradì.

Quand’è che Avarello ha scoperto di voler scrivere canzoni? E, domanda banale ma non troppo, perché Avarello scrive canzoni?

Ho la memoria di un pesce rosso, faccio realmente fatica a ricordare i testi delle canzoni degli altri e per questo portavo sempre con me il mio amico leggio… I membri del gruppo odiavano questa cosa, e da lì ho deciso di scriverle – le canzoni: almeno son sicuro di ricordarle.

“Indigestione”, ad esempio, ha tutta l’aria di un brano quasi terapeutico. Dentro, ci si rispecchia l’autolesionismo affettivo che vive, più o meno latente, in ognuno di noi. C’è qualcosa di sensato, in quello che ho detto?

Sì, c’è qualcosa di sensato: bravo! (risate)

Ma cos’è questo “principio di autodistruzione dell’amore”?

E’ un lieve dolore – proprio leggero e costante – che ti distrae, è l’amore che ad un certo punto si frantuma perde pezzi e va via: è autodistruzione, proprio perché è esso stesso che si fa del male fino a scomparire totalmente. Vuoi o non vuoi, la famosa “purezza a contatto” con tutto il resto non si mantiene; e con tutto il resto intendo i pensieri, le paure e i sentimenti di cui siamo fatti.

Devi consigliare ad un totale estraneo della musica italiana tre canzoni che non si possono non ascoltare, per capire cosa davvero sia la musica d’autore nostrana. Dacci i titoli!

Beh, consiglierei Lucio Dalla con “Quale allegria”, Emanuele Colandrea con “Ancora non so come si fa” e vabbè, Brunori non ce lo mettiamo?

E ora? Che succederà dopo “Indigestione”?

E ora cerchiamo di non farci prendere dal panico, resistiamo alla vita e si aspettano i prossimi brani!

Facci una promessa che sai che non manterrai.

Mi sposerò a breve!

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