Le Vite Parallele, E.L.E.N.A. è il singolo d’esordio del duo pugliese

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Le Vite Parallele sono un duo pugliese che ha scelto di cambiare cantante per ogni brano.

Le Vite Parallele sono Nicola e Enrico. Perché la “d” eufonica a loro non piace. Il loro singolo d’esordio di intitola E.L.E.N.A. e vede la collaborazione del fumettista Walter Trono alla voce.

Il resto, lascio che lo scopriate in questa intervista.

Le vite parallele è un’espressione che mi fa pensare irrimediabilmente a Plutarco. Da dove deriva questa scelta?

Nicola: E infatti è una citazione di Plutarco. Entrambi veniamo dal Liceo Classico. Abbiamo un forte passato “classicista” e dobbiamo farci i conti ogni giorno, ce lo portiamo dietro nella quotidianità. Enrico studia (si sta specializzando) in Medicina, e il greco è probabilmente la lingua scientifica per eccellenza. Io sono il copywriter di Customer Experience Company, ma ho ancora la pergamena dalla laurea lettere classiche, da ritirare in qualche segreteria dell’Università di Lecce. Il titolo di Plutarco mi ha sempre affascinato. Sapevo che prima o poi l’avrei citato per un progetto importante, a lavoro o nella vita privata. Quando ci siamo ritrovati con Enrico, dopo anni di pausa forzata dalla musica, questo nome è riemerso. Lo trovo perfetto per raccontare la musica di due amici che vivono a 600 km di distanza. 

A volte però le vite, per quanto parallele, si incontrano. Com’è nato il vostro progetto?

Enrico: Qualcosa l’ha già accennata Nicola. Abbiamo suonato per anni insieme, fino al 2014. Poi l’università, il lavoro, la vita in generale ci ha allontanato. Io a Kosice in Repubblica Slovacca, lui nella Marche. Luoghi diametralmente opposti. Per anni ci siamo sentiti al telefono, di persona solo l’estate. Ma l’affinità mentale e musicale era lì: integra, intatta, immutata. Alla fine del 2019 ho deciso di tornare in Italia. Gli ho comunicato al telefono il mio arrivo, dopo 5 minuti è nata l’idea de Le Vite Parallele.

Il vostro singolo d’esordio E.L.E.N.A. ha un suono contemporaneo e piacevole. Ma perché sembra un acronimo?

Nicola: Ci piacciono i finali aperti, le interpretazioni. Tutte le interpretazioni possibili. E.L.E.N.A. parla di piccole e grandi redenzioni quotidiane, della gioia che proviamo quando riusciamo a superare gli ostacoli, dai più facili ai più difficili. E questo esercizio quotidiano coinvolge tutti: adulti e bambini, donne e uomini, umili e potenti. Quindi ci piaceva l’idea di dedicarla alla donna più sventurata e sfortuna di tutte, Elena di Troia vittima della sua stessa bellezza. Ma allo stesso tempo lasciare alle persone un vuoto da riempire con la propria storia. Unica e inimitabile.

Un cantante diverso per ogni pezzo? È una scelta originale. Da dove deriva?

Enrico: È una scelta di coerenza, in linea con la nostra identità musicale. In passato abbiamo suonato e scritto canzoni all’interno di band o progetti “chiusi”: entravamo in sala prove, sapendo che avremmo fatto un determinato genere musicale, concordato tra i diversi musicisti. Oggi non siamo più disposti ad attaccarci addosso un’etichetta o a trincerarci dietro una definizione. Scriviamo canzoni e in base al mood che vogliamo esprimere decidiamo l’arrangiamento e scegliamo chi la interpreterà. Per qualcuno potrebbe sembrare una estremizzazione della musica liquida ai tempi di Spotify. Per noi è la più grande possibilità di espressione.

Le vite parallele, quali sono i vostri libri preferiti?

Enrico: Tropico del Cancro di Henry Miller. Il primo demo registrato con Nicola ai tempi di CSKA si ispira a questo romanzo. Credo che prima o poi lo tireremo fuori.

Nicola: Le vite di Alessandro Magno e Giulio Cesare, ovviamente tratte da Le vite parallele di Plutarco: è il mio bagno di umiltà: ogni volta che credo di aver realizzato qualcosa di importante nella vita, vado a rileggere cosa hanno fatto quei due alla mia età. E torno umile.  

Non vediamo l’ora di ascoltare il prossimo singolo. Piccolo spoiler?

Il prossimo singolo arriverà a fine novembre. Parlerà di cattive connessioni e ricoveri virtuali (sì, è una citazione dei Marlene Kuntz). Sempre con velo di ironia.

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