Marco Gray è tornato e non vuole più andare via

Dopo diversi anni di militanza sulla scena e una bella scorta di singoli, Marco Gray torna con un nuovo brano stavolta completamente in italiano. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, per sapere come sta e come sta andando “Fammi andare via”, il suo nuovo singolo.

  1. Chi è Marco Gray?

Mi viene da ridere a parlare di me in terza persona: Marco Gray è un “giovane” che canta, scrive, interpreta delle canzoni. E’ orgoglioso di essere Italiano, anche se passa molto tempo all’estero. Crede fermamente che solo il duro lavoro possa portare dei risultati, e purtroppo non sempre. E’ mentalmente molto aperto, e vorrebbe capire chi veramente è in un mondo le cui dinamiche gli creano un fastidio sempre più grande ogni giorno che passa. Non è romantico. Ama sdrammatizzare. Odia i tuttologi, soprattutto quelli che non hanno mai studiato ciò di cui parlano.

  1. Parlaci della tua ultima uscita “Fammi andare Via”, in italiano abbiamo capito bene?

Esattamente: prima uscita in Italiano con il nome Marco Gray, dopo anni di attenzione solo alla musica inglese e Americana. Ovviamente avevo iniziato il mio percorso artistico in Italiano, con il progetto Marco e l’ape, conclusosi nel 2015. Da allora fino adesso ho fatto un percorso in Inglese. “Fammi andare via”: Pezzo chiave di una trilogia che definirei “Il distacco”, perchè con tre canzoni cerco di descrivere i tre stadi emotivi che si attraversano, almeno questa è la mia interpretazione, quando si decide di distaccarsi emotivamente da qualcuno a cui si era legati. Il primo dei tre è “Ten more times”, uscito a gennaio 2020. Il secondo è fammi andare via, dunque il capitolo centrale, ponte tra i due estremi… e poi, con l’assistenza delle forze celesti e superiori, avremo il terzo.

  1. Com’è stato lavorare alla costruzione del pezzo?

Tematicamente non difficile: l’ho scelto perchè ho analizzato il mio comportamente a seguito di più di un distacco. Quindi diciamo il duro lavoro l’ho fatto in altra sede. Le parole: il pezzo era partito in Inglese, e poi una notte tutto d’un fiato ho voluto fare una bozza dell’adattamento che ne avrei fatto in Italiano semmai (ipotesi che appunto credevo non si sarebbe mai verificata) avessi virato per quella strada. La mattina seguente, sentendolo e cantandomelo appunto in Italiano, avevo capito dove volevo andare… Ho insistito molto, e quella bozza è diventata il pezzo. Per queste ragioni, non è stato facile, ha stravolto davvero il mio modo di lavorare e ho litigato con ¾ del mio team; il risultato era quello che cercavo, quindi ne sono felice.

  1. È difficile per un artista emergente italiano imporsi nella scena indie anglosassone?

Sì. Sono stato anche criticato perchè sai cosa pensa molta gente maligna: se vai all’estero magari lo fai perchè in Italia non hai avuto chance, ecc. Bhè Chi crede la scelta sia stata di comodo e dunque che il mercato fuori sia meno “complicato”che in Italia vuol dire che non sa di cosa parla, punto. Il mercato è difficile in entrambi i Paesi, però gli Inglesi, e non solo i Londinesi, hanno una grande qualità che davvero mi sorprende sempre: musicalmente sono mentalmente molto molto aperti. Brexit o no. Tuttavia questa affermazione riguarda il pubblico; per gli addetti ai lavori, penso in tutto il mondo, tranne rare eccezioni, contano solo i numeri...

  1. Il videoclip ha raggiunto 150 mila visualizzazioni su Youtube, che effetto fa?

Alla vista, Il numero può dare una soddisfazione, sarei ipocrita a dire che non è cosi. Ma giuro, ciò che conta di più per me è il quadro più ampio: sapere che la gente inizi o reinizi a seguire il mio lavoro mi da la carica. L’effetto che ne traggo è un immensa carica. Sapere che le persone, sentendo una mia canzone, qualsiasi sia il suono o la tematica, anche che non la trovino di loro gradimento, comprendano che dietro c’è uno studio, una competenza, e il mio grande desiderio di fare musica, mi carica. Delle volte, mi riempie.

Hai progetti per il futuro?

Sì, continuare. Fammi andare via sta per arrivare in versione remix disco, il 18 dicembre. Qualcosa di assolutamente sperimentale e stimolante e che non avrei mai pensato di avere la possibilità di fare. É una piccola chicca da offrire in più  a chi mi segue, per offrire una diversa veste, molto meno convenzionale, di me. Ho finito di mixarla da molto poco. Poi, c’è il terzo capitolo, ma su quello non posso ancora anticipare niente. Grazie mille!

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