PAROLE IMBEVUTE DI ASSENZIO

Gino Cardone è un uomo anziano, che vive in una Roma che non riconosce più. Per questo si reca poco in città e preferisce stare da solo nella sua villa in campagna, fuori dal caos e dalla vita moderna. Gino è uno scrittore molto famoso.

Ha scritto numerosi romanzi, tradotti in tante lingue e collaborato con molti registi e sceneggiatori. Si è divertito a scrivere anche svariati racconti per alcune riviste letterarie che ancora lo cercano. Gino però ha smesso di scrivere già da qualche anno, non crea più storie ma si limita a leggere quelle degli altri.

Ogni mese il postino gli recapita molti manoscritti dalla sua casa editrice, progetti di giovani scrittori che lo venerano come un maestro e che vorrebbero intraprendere la sua stessa carriera.

Lui cerca di dare una mano e sostenerli come può, legge tutto quello che gli arriva e segnala al suo agente quelli che secondo lui meritano di più. Ha sempre cercato di evadere dalla realtà, dal mondo moderno così lontano da lui e dal suo modo di pensare. La prima storia l’ha scritta a sedici anni, durante il primo anno di liceo. Era un racconto breve, un piccolo germoglio di quello che sarebbe stato poi tutto il suo mondo.

Per Gino inventare nuovi mondi è sempre stato naturale come riempire un bicchiere.

Da quel primo racconto e dai complimenti che l’intera scuola gli conferì, seguirono altre storie e soprattutto intere saghe fantasy che gli hanno portato fama e gloria in tutto il mondo.

Molti suoi colleghi americani, considerati maestri del genere, lo osannano e lo considerano un’istituzione. Lui si è sempre limitato a ringraziare con educazione, dichiarando che tutti esageravano.  

Si limitava a fare quello che gli veniva meglio, scrivere storie che lo portassero fuori dalla realtà. Con un carattere estremamente solitario, abbracciò da subito la passione per la lettura e la scrittura come strumento per placare la sua sete di evasione.

Ora Gino a novant’anni, vive da solo in una grande villa mentre il mondo lì fuori va avanti correndo ad alta velocità. Si limita ad osservarlo da lontano ed a scrivere quello che osserva. La sua anima da scrittore non è ancora morta, si è solamente trasformata. Invece di scrivere nuove storie, si limita ad annotare delle piccole frasi su dei pezzi di carta che poi mette all’interno di bottiglie di assenzio vuote.

L’idea gli è venuta in mente anni fa, mentre parlava al telefono con uno dei suoi pochi amici. Lorenzo ha sempre fatto il barman ed ora che l’età avanza, è proprietario di un grande bar al centro di Roma, Un giorno, parlando dei “poeti maledetti” e di come passavano le loro giornate tracannando assenzio, Gino realizzò che molte delle frasi o, come li definiscono adesso, aforismi, potevano essere imprigionati all’interno delle bottiglie vuote di assenzio.

In questo modo rimangono intrappolate nel tempo o finché qualcuno non rompe la bottiglia. Ormai sono anni che Lorenzo spedisce casse intere di bottiglie vuote. Quella mattina di fine inverno, Gino sta davanti alla finestra ad osservare le gocce di pioggia che si fanno strada sul vetro della sua finestra in salone, per poi andare a morire verso la fine.

Piove a dirotto ormai da diversi giorni e Gino sente l’umidità penetrargli nelle ossa, ha dolori ovunque e si sente affaticato. Il suo tempo sta per finire, lo percepisce nell’aria. Non è dispiaciuto anzi, per certi versi ne è sollevato.

Ha vissuto una lunga e piacevole vita, ha realizzato tutti i suoi sogni ed ha lasciato molte tracce di sé. Un giorno qualcuno gli ha detto che gli artisti non muoiono mai, e lui ci crede. Quante volte ha sentito la mancanza dei suoi amici e colleghi che ormai non ci sono più, ed ogni volta li ha ritrovati nei loro libri, nelle loro meravigliose storie.

Stesso discorso per i pittori e i musicisti, basta osservare o ascoltare le loro opere per farli rivivere ogni volta che vogliamo. Continua a starsene in piedi davanti alla grande finestra del salone, alle sue spalle c’è una libreria che percorre tutto il perimetro dellla stanza e al centro la sua scrivania. Ha in mano una tazza di caffè americano, è più lungo e fa meno male.

Il fumo sale dalla tazza portando nell’aria l’aroma della bevanda.

Osserva il mondo fuori, la natura che vive e pulsa davanti ai suoi occhi, poi si gira ed inizia a guardare i numerosi libri che occupano la biblioteca. Proprio dietro alla sua scrivania c’è un’intera parte dedicata ai suoi, compresi i volumi di tutti i paesi che hanno voluto comprarne i diritti. Sono tanti da perderci la testa e Gino ogni volta che li vede si ricorda da dove è partito.

Non ha mai scordato quel ragazzo impaurito nei corridoi di un liceo e delle parole incoraggianti del suo professore che aveva capito subito il grande talento. Non si è mai scordato nemmeno le critiche che negli anni gli sono arrivate, le brutte parole che molti giornalisti hanno usato per descrivere i suoi lavori. Lui ha sempre ringraziato tutti, continuando per la sua strada. Ora si siede sulla sedia, sente la sua vita agli sgoccioli, prende una penna e appunta una scritta, forse l’ultima della sua vita. 

“Mi è stata donata una sola vita, ma io ne ho vissute centinaia”. 

Piega il foglio e lo inserisce nell’ultima bottiglia semivuota, poi si alza e si siede nella poltrona davanti al camino. Aspetta la fine, con un sorriso tra le labbra e una tazza di caffè in mano. 

Clementi Simone

immagini prese da google immagini

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