Dentro l’insonnia musicale de Le Notti Bianche

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Le Notti Bianche sono un progetto che agli amanti della scena non può essere sconosciuto: idee chiare, linguaggio pop e scrittura cantautorale restituiscono l’amalgma di un’estetica definita, che con “Inverno 3310” torna a far parlare di sé. Abbiamo fatto due chiacchiere con loro, per farci raccontare quale sarà il futuro del progetto:

Benvenuti su Indielife, Le Notti Bianche. Ma da cosa deriva il vostro nome d’arte? Dostoevskij o insonnia?

Difficile dire se il nostro nome derivi soltanto dall’una o dall’altra cosa, sicuramente Dostoevskij è un autore che piace molto ad entrambi e il protagonista del libro “Le Notti Bianche” è un sognatore un po’ come noi che vaga alla ricerca di sé stesso. Il nome però rappresenta anche la voglia di vivere la vita senza fermarsi mai, neanche la notte. 

Se doveste andare a ritroso nel vostro passato, qual’è il momento più imbarazzante che avete vissuto su un palco? Regalateci emozioni!

Una volta ci è capitato di sbagliare una canzone scritta da pochi giorni dopo un’appassionante presentazione in cui eravamo gasatissimi. Fortunatamente la gradazione alcolica della serata era molto alta, di conseguenza speriamo che nessuno ricordi l’accaduto.  

Oggi si parla tanto di provincia e di periferia. L’influsso della vostra terra (la Campania) si lascia avvertire nella vostra musica: che rapporti avete con le vostre radici?

Il rapporto con le nostre radici è un po’ amore e odio, ma è quello che ci incattivisce e ci permette di avere la voglia giusta di “emergere” facendo sentire la nostra voce. 

Siamo fieri di essere Campani, ma ci sentiamo soprattutto cittadini del mondo.

“Inverno 3310”, con quel numero che sembra ricordare la matrice del vecchio Nokia. Vi sentite così anche voi, come il resistentissimo telefonino che sembra sempre ad un passo dalla fine ma poi resiste anche ai peggiori temporali?

Spesso, nella nostra vita ci è capitato di sentirci come dei 3310, un po’ intolleranti al progresso e a un mondo pieno di iPhone. Il Nokia 3310 ci insegna che si può essere evergreen, senza dover essere necessariamente al passo con i tempi e che un prodotto ben fatto resiste a tutti i temporali della vita. 

Come nasce un vostro brano? Esiste una ripartizione precisa dei ruoli, nel vostro duo, oppure tutto è fatto insieme?

Non c’è una ripartizione precisa nei compiti, i nostri brani nascono da idee comuni. Mettiamo insieme ciò che ognuno di noi porta in studio attraverso la sua visione della vita e della musica. 

L’amore: costruzione metodica, alla Ivano Fossati, o colpo di fulmine?

Innanzitutto complimenti per la domanda, tra l’altro ci piace molto il brano di Fossati. Per noi l’amore supera il suo concetto stretto e rientra in uno di quei sentimenti che dà un senso a tutto quello che facciamo e alla nostra esistenza stessa, per questo non sapremmo dare una risposta precisa alla domanda, probabilmente la risposta corretta sta nel mezzo. 

La paura più grande de Le Notti Bianche. 

Deludere le aspettative dopo lunghi periodi chiusi in studio a lavorare su nuova musica.

Salutateci a vostro piacere: spazio libero alla fantasia!

Grazie di cuore Indielife per questa bellissima chiacchierata, speriamo di vederci live quanto prima. Ci manca tantissimo suonare e speriamo di poterci riabbracciare presto. Buon “Inverno 3310”.  

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