Alla scoperta di Leuca

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Leuca è un nome che sentirete, da qui in poi, nominare sempre più spesso.

La pasta del cantautore romano – temprata da una vita passata a pellegrinare tra i continenti, passando da Roma a New York e Birmingham – si avverte fin dai primi secondi di “Gandhi”, il suo singolo d’esordio per Revubs Dischi: atmosfere che si sommano efficacemente nella concretezza di un brano compatto, che in radio non starebbe niente male.

Insomma, non paghi di poterlo ascoltare (per ora solo) sulle piattaforme digitali abbiamo fatto a Leuca qualche domanda, per capire qualcosa di più sul suo esordio, sul suo percorso e sulla direzione del suo viaggio, da venerdì scorso in poi:

Benvenuto su Indielife, Leuca. Domanda utile a spaccare il ghiaccio: tre aggettivi capaci di raccontarti, e uno che proprio non ti appartiene.

Introverso – generoso (dice la mia compagna) – critico. RICCO (non mi appartiene).

Qual’è il tuo primo ricordo con la musica? Per quanto “Gandhi” sia il tuo primo singolo da solista, dalle tue note biografiche sappiamo che hai alle spalle un percorso lungo e importante.

Per quanto riguarda musica “ascoltata”, la prima canzone con cui andai in fissa (avrò avuto tre anni) fu “Around the world” dei Daft Punk, la ascoltavo sul walkman di mia zia. Per quanto riguarda il mio percorso artistico, a tredici anni rimediammo degli strumenti e senza saperli suonare andammo in sala prove; quel giorno nacquero i Lains,
di cui sono stato frontman fino al 2014. Negli anni abbiamo orbitato intorno al punk rock declinato nelle sue più varie sfaccettature, in ultimo avevamo un sound più pesante; abbiamo registrato un Ep post-hardcore mai pubblicato per via dello scioglimento.

Ascoltando il tuo primo singolo, emerge la ricerca di sonorità che richiamano al pop. Buttiamola sul filosofico, nell’era della semplificazione forzata: cosa significa, secondo te, “fare pop” oggi?

Per anni, l’artista pop è sempre stato visto con occhio sprezzante da parte di chi, invece, sosteneva di fare musica “non commerciale”… Non è importante il genere è importante come lo fai. Cerco di seguire il flow della mia scrittura. In Italia abbiamo una tradizione di cantautori, Vasco per esempio nasce come cantautore, il fatto del rock è arrivato dopo… Pop come Andy Worhol e David Bowie, non male direi!

Il tuo singolo d’esordio per Revubs Dischi ha il piglio della hit, e nel ritornello sembra prendere di mira le espressioni più degenerate della nostra generazione social; mandare a quel paese gli haters e gli influencers sembra l’unico modo per svincolarci da questo culto dell’immagine e della manipolazione mediatica che attanaglia un po’ tutti. Come vivi il tuo tempo, e che rapporto hai con la tua generazione?

In realtà sono io l’hater! Il concetto che volevo esprimere è quello di una passione più forte di tutto, lontano dalle logiche social, espresse in numeri di likes. Un amore talmente puro che non ha tempo.

Nei vari risvolti della tua vita, hai fatto anche il barista a Birmingham, in Inghilterra. Facciamo un gioco: abbina il tuo brano ad un cocktail, e consigliaci anche un posto particolare in cui degustarlo.

Sicuramente un bel Margarita con del lime fresco, da gustare al tramonto su una bella spiaggia, ognuno ha la sua preferita!

E ora, cosa ci dobbiamo aspettare dalla rivoluzione pacifica di Leuca?

Voglio fare uscire il mio primo album, non so per quanto ancora sarò pacifico!

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