Guidobaldi, il cantautore che crea Dipendenza

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Il sound di Guidobaldi è fatto di  chitarre, hammond, rodhes e accompagnato da una scrittura fresca ma per niente scontata. Guidobaldi è un cantautore puro, uno da voce, chitarra e palchi romani, quelli di quando l’indie autoctono era nel momento di massimo splendore. Il suo singolo primo singolo “Cartolina Portuense”, uscito nel 2018,  è approdato in Viral 50 di Spotify senza toccare nessuna playlist editoriale; cosa importante da sottolineare, tanto per specificare che se un pezzo ha carattere e piace, non ha bisogno di un inserimento nella playlist editoriale di riferimento per essere considerato un singolo di successo.

Cresce artisticamente negli ambienti romani di Calcutta e Galeffi suonando sui palchi del locali più affollati della capitale.  Di recente ha pubblicato il suo ultimo singolo “Dipendenza”, una sorta di dichiarazione d’amore alla musica che ci racconterà, in maniera più approfondita, nel suo album in uscita questa primavera.

COVER DI DIPENDENZA

Lo abbiamo raggiunto al telefono per farci raccontare un po’ di lui e del suo rapporto con la musica e la sua città

Ciao Matteo, benvenuto su Indie Life. Raccontaci con quale musica è cresciuto Guidobaldi

Ciao! Sono cresciuto con i dischi dei miei genitori quindi: Beatles, Queen, Mina, De Gregori, Pino Daniele, Gianni Morandi. Fondamentali per il mio avvicinamento alla musica. Poi al liceo ho scoperto il britpop ( Verve, Blur e Oasis) e l’indie in voga in quegli anni (Strokes, Arctic Monkeys su tutti). Agitando bene il tutto, esce fuori un po’ il mio mondo!

Quanto è presente Roma nelle tue canzoni? 

Lo è sempre perché è qui che vivo – almeno per ora – ed è qui che scrivo gran parte delle mie canzoni. Non ho mai voluto raccontare la mia appartenenza a Roma, ma spesso fa da cornice alle storie che racconto…inevitabilmente!

DIPENDENZA -VIDEOCLIP

Le tue sono canzoni concrete, positive e che senza troppi “fronzoli elettronici” e “iper produzioni” mi portano in una dimensione “live”. Raccontaci il tuo rapporto con i live

Mi fa piacere che tu l’abbia colto: è esattamente il modo in cui ho approcciato alla realizzazione del disco. Mi piace stare sul palco, essere a contatto col pubblico, cantare insieme a loro, per cui  il disco è normale che sia destinato a quel momento lì. È il disco giusto al momento sbagliato, ma spero davvero presto di poter tornare a suonare: è il fine di tutto, in fondo.

Quanto ti manca il pubblico?

Tantissimo e in questo periodo sto cercando disperatamente di mantenere il contatto con le persone che tempo fa vedevo ai concerti, provando ad essere più presente sui social: so perfettamente che non è la stessa cosa e, infatti, quando torneremo alla “normalità” spegnerò più spesso il cellulare.

Qual è stato il più bel concerto al quale hai assistito?

Ne porto tantissimi nel cuore, però forse direi quello dei Foo Fighters al Firenze Rocks perché è stato quello che ho atteso per più anni: stare nel pit di fronte a uno dei tuoi eroi dai tempi del liceo, beh, non ha prezzo. Concerto stragoduto.

E il più bel live di Guidobaldi?

Il prossimo 🙂

Abbiamo chiesto a Guidobaldi quale musica ascolta e lui ci ha mandato una playlist da lui stesso definita “un mix chill-punk per combattere ansia, stress da compiti, esami, scadenze”.

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