Lezione di “Origami da Immune

Da qualche giorno è online su tutte le piattaforme digitali “Origami” di Immune, cantautore piemontese di cui abbiamo già più volte avuto occasione di parlarvi qui su Indielife.

Per andare più a fondo circa la sua visione del mondo, della vita e – sopratutto – degli “Origami” abbiamo fatto qualche domanda direttamente all’artista. Buona lettura, e preparate il vostro foglio di carta.

Ciao Elia, che piacere ritrovarti di nuovo, dopo aver ospitato su Indielife la prima tappa del tuo DPCM Digital Tour, in occasione del battesimo del tuo disco d’esordio. Ma perché proprio “Origami”? 

Ciao, piacere mio!. “Origami” perché appunto gli origami sono oggetti fragili nell’intenzione ma allo stesso potenti nella forma, semplici alla vista ma complicati da capire a fondo. Un po’ come me e come questo disco, nato lentamente nel tempo, piegato e costruito traccia dopo traccia per creare un equilibrio tra le forme cosicché all’ascoltatore arrivi facile puntando comunque al profondo di ognuno.

Partiamo dall’inizio, e proviamo a dare uno sguardo al passato: cosa direbbe di te, il piccolo Immune che si avvicinava alla musica per la prima volta, se potesse guardarti ora?

Il piccolo “me” non era così piccolo come si pensa per quanto riguarda il voler fare musica ma comunque inesperto e spaesato sicuramente, all’epoca non avrei mai pensato di “crescere” così ed arrivare a questo punto, forse non ci credevo davvero, ma la volontà e la presa di coscienza hanno avuto il sopravvento. Direi che sarebbe un mio fan visto che faccio il tipo di musica che ho sempre ascoltato!

Si sa che la musica è un compromesso, sopratutto perché ad un disco non si lavora (quasi) mai da soli. Quanto è distante il lavoro che hai confezionato da quello che presumevi di fare dopo “Il sogno del coniglio”?

Ma in realtà non molto, forse ho preso una direzione più “pop” e mi sono lasciato andare a sonorità magari più immediate senza tralasciare comunque le mie influenze iniziali. Come punto di partenza ho scelto una via più fruibile, col tempo sicuramente sperimenterò anche altro.

Il disco sembra che racconti di un amore che ha segnato la tua vita. Immagina di poter parlare direttamente alle persone di cui canti in “Origami”: cosa vorresti dirgli?

Tante cose che sicuramente se verranno ascoltate dalle persone direttamente interessate faranno centro. Ad alcune non credo neanche di aver voglia di parlargli, per questo ho scritto una canzone, così da poter esorcizzare quei sentimenti.

Attraverso i tuoi quattro singoli, ci eravamo già fatti un’idea della versatilità del tuo progetto. Dall’elettronica alla canzone d’autore, passando per una buona dose di rock anni Novanta. E se ora dovessi pensare alle direzioni che prenderà il tuo progetto, cosa ti piacerebbe sperimentare?

Continuerei sull’elettronica ti direi, cercando suoni nuovi e inusuali ma non c’è limite a nulla nella musica, vedrò con il tempo di cosa mi verrà voglia.

“Chiuso in un barattolo” racconta immagini di infanzie lontane, con la delicatezza della confessione. Che rapporto hai con il passato? Arcadia lontana o spettro da cui fuggire?

Fuggire non si può, imparare a conviverci è la cosa importante. Essere consapevoli e conservare come tesori quelli più belli e come monito per imparare quelli meno belli. Tanto dimenticare non si può veramente.

Quali sono le cose che continuano, oggi, a farti sentire “Invisibile”?

La gente.

Parliamo di live. Ipotizzi un nuovo DPCM Digital Tour, per promuovere il tuo disco? Pensi possa essere ancora una soluzione, l’utilizzo della tecnologia per arginare l’astinenza dai palchi?

Tutt’ora forse si, anche perchè noi che facciamo musica abbiamo la necessità di sfogare l’impulso che nasce per scrivere musica, quella musica che poi desideriamo ardentemente far ascoltare suonandola, cantandola, quindi per assurdo se ora questo è l’unico modo, certo un po’ frustrante lo ammetto, perchè non sfruttarlo. Sto pensando a qualcosa, nel caso lo saprete di certo!

Domanda curiosa, per chiudere in modo diverso: il titolo del disco è sempre stato “Origami”, sin dall’inizio dei lavori? Oppure avevi anche altre soluzioni?

Avevo altre soluzioni anche perchè il brano “Origami” è stato l’ultimo nato che ha dato poi il via a tutta l’idea concettuale del disco. Precedentemente il titolo pensato era “Multiverso”, curioso come titolo e aveva anche una spiegazione ma tanto non è mai nato quindi inutile raccontarvelo.

Ciao e grazie mille per lo spazio!

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