Tra gli alberi dell’Oregon con Oregon Trees

Esce venerdì 10 settembre, “Adventureland”, il nuovo album degli Oregon Trees. Distribuito da Artist First e registrato persso il Monolith Studio, questo disco propone una nuova versione della band bresciana. Lo stesso titolo racchiude molto del mood dell’album: Adventureland, infatti, è una sorta di neologismo nato per parlare di quella sensazione che nasce ma non puoi descrivere, e che racchiude in sé ironia e malinconia.

Qual è l’avventura più grande che avete vissuto durante la scrittura di “Adventure Land”?

La più folle avventura è stata quella vissuta di recente a Lignano Sabbiadoro, in quello che potremmo definire lo shooting più lungo (e molesto) della nostra carriera.

Nell’arco di circa 22 ore abbiamo avuto modo di percorrere 300 km, scattare al tramonto, introdurci di soppiatto su un molo, perdere gli occhiali di Ste, guardare a cena Italia – Austria in una località ad alta affluenza tirolese, bere quantità indiscrete di gin tonic, terminare i gettoni di una sala giochi, fare flessioni in una stanza d’hotel, scattare all’alba, comprare gli inserti di Topolino, prendere 2-3 kg in colazione continentale, percorrere altri 300 km. Pensate al fotografo.

E perché avete dato questo titolo a questo disco?

Inizialmente sarebbe dovuto essere solo il nome del brano omonimo. L’idea è che potesse racchiudere in sé quello stato mentale di abbandono e spensieratezza caratteristiche di un brano dance e pop.

Poi ne abbiamo esteso il significato alle differenti sensazioni e all’immaginario che in qualche modo tutti i brani riescono a comunicare come vi fosse una sorta di fil rouge.

Adventureland richiama infatti un luogo ma anche un non-luogo, un concetto sfuggevole e che richiama in sé ironia ma anche malinconia.

Vi sentiremo anche in italiano in futuro?

Che dire, mai dire mai.

Questo periodo così complesso è stato anche fonte di ispirazione per voi oppure è stato un freno?

Dal punto di vista creativo non solo questo periodo è stato d’ispirazione, bensì la chiave di volta che ci ha permesso di osservare con più lucidità la direzione che volevamo intraprendere, e di svilupparla senza vincoli e scadenze imposte.

L’immaginario stesso dell’album nasce proprio dagli scorci di cielo e nuvole che, visti attraverso le nostre finestre, ci hanno accomunato durante l’esperienza del lockdown.

Progetti futuri?

Per il momento vogliamo goderci l’uscita dell’album: presto saranno in uscita video e contenuti promozionali, ma nei nostri piani c’è l’idea di rimettersi a breve a lavoro in studio.

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