Le cose che contano di Marsali

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Ho una certa passione per le cose fatte bene, e quindi non posso che sentirmi piacevolmente a casa ascoltando il brano d’esordio di Marsali, al secolo Rebecca Pecoriello, che venerdì scorso ha mostrato al mondo la versione migliore di sé facendo venire a tutti una gran voglia di non perderla d’occhio.

Sì, “La versione migliore di noi” è una canzone che parla d’amore, ma non lo fa nel modo in cui potreste prevederlo; Rebecca guardo al di là del frangibile muro della contemporaneità per proiettare oltre la siepe di un futuro (oggi più che mai nebuloso) l’immagine di qualcosa che possa valicare i confini del tempo.

Nell’era del consumo e della liquidità dilagante, Marsali pronostica un domani che guarda avanti di trent’anni, nel tentativo di sfuggire all’abuso di sentimenti a scadenza immediata (e a responsabilità limitata) per immaginarsi invecchiare accanto alla persona che ama; “La versione migliore di noi” diventa così un atto di fede vero e proprio, una sorta di promessa d’altri tempi che s’incolla alla pelle di tutti lasciandoci credere che esista un’alternativa alle canzoni sciocche del weekend. E no, non deve per forza essere qualcosa di “pesante” e retorico.

Perché se c’è qualcosa, io penso, che resiste alle mode e alle sfilate del mercato, quel qualcosa è sicuramente l’urgenza sincera di raccontarsi, immortalando un’emozione che sappia resistere alla consunzione dello streaming. Godetevi l’intervista che segue, e correte a scoprire Marsali: non ve ne pentirete.

Bentrovata su Indielife, Rebecca! Partiamo dall’inizio: da dove deriva il tuo nome d’arte?

Ciao Indielife! Il mio nome d’arte deriva dall’esigenza di trovare una parola che rimandasse a uno degli elementi naturali in cui mi rispecchio di più: il sale del mare, la salsedine. Ma in Marsali, mi sento di dire, ognuno puo’ vederci il significato che vuole. 

Il primo ricordo che hai di te a contatto con le sette (che poi sono tredici…) note.

Un microfono giocattolo giallo e le canzoni dello Zecchino D’Oro. Le sapevo tutte e le ballavo davanti alla televisione mentre papà mi riprendeva con una telecamera. Vi giuro che però ero timida, poi ho smesso. 

Esordisci da totale indipendente, e questo già la dice lunga sulla tua voglia di mantenere un certo tipo di “autonomia” creativa. Quale pensi sia, oggi, l’ostacolo più duro da affrontare per un artista emergente?

Sicuramente oggi noi emergenti siamo aiutati molto dai social, dal loro potere di diffusione e dal fatto che siamo circondati da stimoli artistici. L’altra faccia della medaglia però credo che stia proprio nella difficoltà di riuscire a farsi distinguere nella folla, a dire la propria senza farsi confondere ed influenzare troppo nelle tendenze, nei numeri, e “ciò che va adesso”. La scelta più coraggiosa che puo’ fare un emergente al giorno d’oggi è essere sé stesso nonostante tutto. 

Il tuo brano ammicca a tante cose, ma in primis mette in luce la voglia di Marsali di mettersi a nudo, di raccontarsi senza filtri. Ecco, quale occasione migliore per raccontarci il tuo rapporto con la scrittura?! Come nasce un brano di Marsali?

Quando ho iniziato a scrivere pensando a questo progetto mi sono accorta che stavo facendo uno switch decisivo proprio perché non mi ero mai sentita così sincera con me stessa nei testi che scrivevo. Oggi voglio che le mie canzoni si possano vedere, toccare, oltre che sentire, quindi provo a metterci dentro più vita reale possibile smettendo di chiedermi di “fare sempre la cosa giusta” ma osando, non mettendomi troppi limiti.  

E questo, in particolar modo, come è nato?

“La versione migliore di noi” nasce dal film mentale che mi sono fatta immaginando una relazione con la stessa persona tra 30 anni, nasce dalle volte in cui ho visto i miei nonni litigare e poi guardare il telegiornale insieme, nasce da quella volta in cui ho pensato che a prescindere dalle circostanze si ama per sempre. 

Parlaci anche un po’ della produzione del pezzo. Oggi, si dice che il produttore spesso incida sul “prodotto” finale quanto l’autore del brano. Cosa ne pensi, e come hai lavorato alla produzione del pezzo?

Marsali è nata in primis da un’idea sonora. Sono stata davvero fortunata perché il producer, ha inquadrato fin da subito il mondo acustico/bedroom pop/low-fi a cui puntavo per il progetto e quindi posso dire che sia stato parte fondamentale di questo pezzo. Abbiamo cercato insieme dei suoni che facessero anche parte del mio background musicale per far uscire fuori la mia vera natura.

Momento consigli: tre artisti emergenti che forse non consociamo, ma che dobbiamo a tutti i costi scoprire.

Henna, Assurditè e non voglio essere di parte ma chiudo con il mio producer, Nicola Marotta

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