Privilegio raro: il genio sarcastico di Tutti Fenomeni

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Privilegio raro è il nuovo disco di Tutti Fenomeni

Giorgio Quarzo Guarascio, classe ’96, di Roma, è un genio. Una mente avanti anni luce che ha deciso di giocare con la postmodernità facendo una sorta di prosa di Battiato inserita nel ventunesimo secolo. Ha deciso di chiamarsi, in arte, Tutti Fenomeni, e con il suo primo disco, Merce funebre, uscito nel 2020, ha stupito con una poetica irriverente, colta e nichilista in senso vitale. Questa potenza esistenziale del nulla torna, forse rafforzata, con Privilegio raro, album curato insieme a Niccolò Contessa de I Cani.

Sarcasmo e poetica come manifesto

Fin dal ritornello della seconda traccia del disco, la title track Privilegio raro emerge tutta la poetica sarcastica di Tutti Fenomeni: il gusto per le marce decadenti elettroniche, i testi spiazzanti che alternano allusioni pseudo-romantiche e causticità e, in generale tutto ciò che può mettere in discussione le certezze dell’ascoltatore. Per fare un paio di esempi, l’armonia surf rock sul ritornello “se respiri non è che vivi” e le ripetute citazioni bibliche che fanno da leitmotiv dissacrato dell’LP.
La vera forza di Tutti Fenomeni, al di là di un comparto di produzioni che risente in positivo dell’intervento di Contessa, sono appunto i testi. Guarascio sa incastonare in canzoni brevi citazioni adamantine che non possono che colpire l’immaginazione di chi ascolta:

C’è chi ha letto cento libri e chi uno cento volte,
c’è chi vuole fare un film e spiegar cos’è la morte

Crisantemi sulla culla, ciliegina sulla tomba

Sempre più denaro, come in un crescendo rossignano
Artista grande e bugiardo […]
Dammi un solo abbraccio, l’affetto non va esagerato […]
Scemo del villaggio che balla un tango possessivo
su un piroscafo che sta affondando


Queste citazioni sono perle gettate su basi elettroniche e spesso cupe, e Privilegio raro sfida chi lo ascolta a trovarle e viverle, declinarle nella propria esistenza ed appropriarsene. L’ultima di queste viene da uno dei due brani forse più belli del disco: Infinite volte che, con Addio, costituisce uno dei culmini poetici dell’intera seppur non ancora molto vasta produzione di Tutti Fenomeni (a fianco di Trauermarsch e Qualcuno che si esplode).
Il nuovo disco di Tutti Fenomeni insomma è un piacevole ritorno per chi conosceva già questo autore, ed una scoperta necessaria per chi cerca una penna capace di irridere criticamente la realtà, giocandoci e rendendola un prodotto estetico più bello di quanto non sia di per sé nell’esistenza di ogni giorno.

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