Gale(a)otto fu il concerto

Music Factory
La prima piattaforma di Project Management Musicale ti aspetta! Scopri di più

Claudia Galeone, in arte Galea, l’ho incontrata insieme alla mia amica Arianna dopo un suo live all’Off-Topic. La prima impressione che si ha con questa cantautrice é che si tratta di una ragazza veramente molto in gamba, consapevole di sé stessa e di quello che sa e non sa fare. Molto giovane, classe 2000, ha già dimostrato in diverse occasioni il suo talento canoro e di scrittura, raccontando con semplicità e riflessione introspettiva i vent’anni. Ed ha anche risposto in modo molto interessante alle nostre domande dell’intervista.

Ascolti

Parto dalla domanda più banale di tutte: a chi ti ispiri maggiormente e quali sono i tuoi ascolti?

Diciamo che prendo molto dai miei ascolti. L’indie-rock mi piace molto, inglese originariamente ma ultimamente sto ascoltando molto di più americano. Un esempio Lana del Rey, soprattutto gli ultimi due album: lei come testi e come sound è una grande fonte di ispirazione perché in primis mi piace moltissimo. Anche il primo album di Clairo l’ho trovato molto figo, un po’ anche ti direi tutto l’indie-rock femminile con le chitarre che riprende il vibe degli anni novanta “poppizzandolo” e rendendolo un po’ più moderno e fresco, anche se odio questo aggettivo, però diciamo che gli conferisce un vestito diverso ecco.

Come mai odi il termine “fresco” (colpevoli noi giornalisti)?

Perché adesso deve essere per forza tutto fresh. Ormai di musica se ne è fatta tantissima quindi da una parte capisco la voglia di fare cose sempre nuove, però dall’altra il rischio di inseguire troppo questo “ideale” è quello di creare anche cose vuote.

Origine nome Galea

So che te lo hanno chiesto tutti, ma come nasce il nome Galea?

Galea

Domanda più che legittima. Quando stavo cercando il mio nome d’arte ho fatto tantissimi tentativi per trovare quello giusto. Io mi chiamo Claudia che, anche se non è comunissimo, è un nome che comunque si sente. Quindi anche nelle ricerche online sarei stata in qualche modo svantaggiata. Tra l’altro il mio cognome è Guaglione che non mi piace per nulla come suona e sarebbe stato anche troppo lungo Claudia Guaglione, quindi era fuori dalle opzioni proprio

Ma solo Claudia ti sarebbe piaciuto?

In realtà pensandoci si, anche se devo dire che mi piace anche l’idea di avere un progetto artistico separato. Alla fine i nomi sono importanti, per cui mi piace il fatto che Galea e Claudia siano due cose distinte, si da il giusto valore ad entrambe così. Mentre cercavo papabili nomi d’arte, tutti quelli che non avevano niente a che fare con quello che ho all’anagrafe mi sembravano strani, perché chiamarmi con appellativi che non c’entrano nulla con me e poi salire sul palco dicendo di chiamarmi in un modo in qualche modo troppo lontano da me mi sembrava troppo una finzione.

Nella ricerca ho coinvolto tutti, amici, parenti ecc… ed un mio amico guarda ho cercato l’etimologia del tuo cognome su Google e spunta Galea, perché i guaglioni erano i ragazzi che lavoravano su delle navi da guerra e da commercio usate nel Mar Mediterraneo per oltre tremila navi, con la stessa forma dal Medioevo. Da qui Galea, nome di questa imbarcazione. E poi mi piaceva anche il fatto che suona quasi come un nome vero femminile, ma che avesse comunque un rimando a me. Poi è una nave quindi comunque già di per sé ha la sua poesia.

I suoi vent’anni

I “nostri venti” è una bellissima canzone d’amore giovanile, come la descriveresti? (Avevamo gli occhi del fidanzato puntati su di noi in quel momento, molto divertente)

Parla di un amore un po’ instabile, nel senso di ti lascio andare però se mi prometti che poi mi cerchi. Un po’ quella fase del tira e molla, voglio stare con te però c’è sempre un “ma”

(piccola nota di merito: fidanzato con cui abbiamo anche parlato molto gentile ed educato, come lei d’altra parte)

E tu come ti vivi la tua storia d’amore a vent’anni?

In realtà è passato solo un anno e mezzo da quando ho scritto quella canzone, però già ora mi sembra sia di un’altra era perché devo dire che è stata un po’ la canzone che ha chiuso la mia adolescenza. È stata anche l’ultima canzone che ho scritto “barlettana”, cioè di quando vivevo ancora giù. Era una vita fatta di uscite con amici, di feste e serate e di tutto quel mondo fatto di incertezze che ripensandoci adesso non mi appartengono neanche più, è proprio una fase, di instabilità e di entusiasmi molto accesi che si spengono molto in fretta, che la canzone è riuscita a dare un punto di fine.

Scrittura

Adesso che ti sei trasferita a Milano ti occupi totalmente di musica?

No in realtà sono iscritta all’università di lettere moderne. Soltanto che parallelamente faccio anche l’autrice in realtà, sempre di canzoni, quindi ho i piedi in tre scarpe praticamente e a volte mi risulta difficile stare dietro all’università, però piano piano dai.

Massi, ognuno ha la sua storia universitaria, ormai sono profondamente convinta di ciò. Ma quindi tu scrivi testi anche per altri?

Sì, è una cosa che ho iniziato da poco in realtà

E ti sei proposta tu in questa veste o ti è stato proposto?

In realtà anche il modo in cui è nato il progetto Galea, che esisteva già ma che mi ha permesso di firmare in Sugar, facendomi fare “il salto”, è stato grazie ad un camp per autore, quindi in realtà è nato tutto un po’ parallelamente. Il Songwring Camp (promosso da Puglia Sound e da Sony/ATV music publishing Italia) , che ho vinto quell’anno, mi ha permesso di entrare in contatto con le strutture dove ho anche registrato l’EP. E lì ho scoperto che mi piaceva anche scrivere per altri.

Ti si è aperto un altro mondo…

si si, anche quella è una bellissima possibilità di carriera

Oggi ci sono un sacco di musicisti che riescono a fare le due cose in parallelo

Sì è vero

Produzione

Come é stato lavorare con Antonio Filippelli e cosa hai imparato in termini di produzione da lui?

É stato molto figo perché si é trattata di una full immersion. Non ho iniziato con qualche producer e poi pian piano mi sono fatta strada. Ho prodotto solo due brani con un mio amico di Barletta, molto bravo Cosimo Cirillo, in arte Atlas place. Però poi da lì c’è subito stato il salto, anche perché Filippelli ha prodotto cose veramente molto grandi…

Ti ha spaventata?

Eh un po’ si, infatti in studio all’inizio ero un po’ intimidita però é stato molto bello. In termini di produzione non ho imparato nulla, ma anche perché io sono negata in quello pur lavorando da due anni nella musica. Ancora oggi non capisco nulla di beat per esempio, però dai pian piano imparerò.

Ti interessa quel mondo?

Sì e infatti a volte faccio dei tentativi per approcciarmi a quel mondo lì però devo dire che rispetto alla chitarra ed al canto é molto meno naturale per me. Piano piano ce la farò, in qualche modo.

Rapporto con lo strumento

Tu tra l’altro hai iniziato a suonare la chitarra a 15 anni, senti di averla presa in mano tardi oppure no?

A questa domanda non rispondo in modo chiaro perché io non mi considero proprio una chitarrista, ho iniziato quando dovevo iniziare diciamo, il giusto per quello che mi interessa. Anche perché non mi entusiasma così tanto lo strumento in sé, lo uso più al servizio della voce, non mi interessa impararlo nella tecnica in modo approfondito. Ho iniziato perché non volevo più cantare con basi karaoke.

Quando invece ti sei accorta di avere una bella voce e di saper cantare?

Non me ne sono mai accorta, a tre anni già cantavo e ci sono letteralmente i video che lo dimostrano. Ho fatto anche i provini per lo zecchino d’oro, é stata proprio una predisposizione molto naturale. Quindi non c’è stato lo switch del dire ah ma forse devo provare a cantare, é un qualcosa che mi accompagna da sempre.

Famiglia

C’é qualcuno in famiglia che ti ha mai ispirato?

No, però in famiglia siamo tutti intonati, tranne mia sorella che però é pianista. Quindi abbiamo sempre avuto un piano in casa da quando sono piccola ma anche perché altri parenti lo suonavano, la sorella di mia nonna ad esempio era una pianista incredibile, mio nonno da parte di mio padre era un polistrumentista. Anche se magari non ho avuto stretti contatti con questi citati, e quindi non c’è stata una influenza diretta, comunque in qualche modo la loro musica mi ha contagiata.

Puglia

Come é il tuo rapporto con la tua terra natìa? La Puglia si presenta come un luogo pieno di cultura ma che allo stesso tempo non riesce ancora a dare il giusto spazio agli artisti emergenti.

Io non dirò amore e odio, per me é più amore che odio. Perché comunque quando torno a casa é sempre una felicità e il distacco con Milano si sente. Io quando torno lì mi sento a casa, non ho quel sentimento del oddio non vedo l’ora di andarmene. So che vi sono tanti pugliesi/persone che vengono dal sud e magari non da città grandi che si annoiano una volta giù e non vedono l’ora di risalire. Io sto bene li però al contempo riconosco la mancanza di prospettive, e c’é un po’ di amarezza proprio per questa migrazione di massa di artisti musicali. Abbiamo ormai creato una colonia di artisti meridionali.

Ma in realtà ti devo dire, parlando anche con altre persone, che ormai non é nemmeno più una questione di nord o sud ma é proprio tutto molto concentrato a Milano e questo é un peccato. Il management me lo ha fatto intendere in modo chiaro che era una necessità trasferirsi a Milano. Poi ovviamente non é che mi abbia costretta. Pensa che conosco anche tanta gente che abita magari a Torino, quindi non a 800km di distanza che pur di lavorare in questo ambito si è trasferita a Mi.

Poi a volte le cose nascono in modo molto random, ci si becca in studio dicendoselo anche il giorno stesso, quindi non essere lì ti fa anche perdere delle opportunità.

Poi in alcune altre regioni magari se la cavano con i night club delle serate e delle iniziative, in Puglia a parte qualche locale effettivamente mancano degli spazi.

Sei mai stata alla notte della Taranta?

No mi manca!

Registrazioni e produzione

In che studi registri di solito?

Per l’Ep ho registrato a Isola, che é il posto in cui appunto ha lo studio Antonio Filippelli. In realtà il lavoro in studio come registrazione é più corto rispetto a quello di session, passo molto più tempo lì o in casa a scrivere da sola

Preferisci scrivere autonomamente o con altri?

Quando scrivo per me per adesso preferisco ancora da sola, perché é sempre comunque una condizione in cui ti metti a nudo. Ed io non sono nemmeno estroversa. Mi piace parlare si, ma quando devo farlo di me mi chiudo abbastanza. In più rimanendo in solitudine mi viene anche più facile scavare dentro di me.

Quando invece scrivo per altri mille volte meglio farlo con altra gente, perché comunque ci si scambiano idee e vengono fuori nuove riflessioni e punti di vista. Durante le session si creano anche degli equilibri delicati, però quando trovi la tua squadra é anche bello scrivere con amici.

Dove scrivi quando sei da sola?

Rimango in casa. Fuori al massimo mi viene in mente qualche frase, ma per concentrarmi veramente mi piace stare nella mia dimora. Poi per me musica e testo nascono insieme, quindi senza l’appoggio della musica per me diventa complicato. Da quando ho iniziato a scrivere devo dire che lo faccio sempre sotto il letto

Fuori moda

In una società che almeno all’apparenza sembra essere più aperta ed accettante, quale é il tuo concetto di fuori moda?

Per me é un po’ quell’incuranza delle tendenze. Però in particolare modo quando ne parlo nella canzone intendo anche l’essere fuori dalla non-tendenza. Mi spiego meglio, il fatto é che spesso pur di essere diverse, tendiamo comunque ad assomigliarci e ad etichettarci in qualche modo, creandoci a volte delle facciate che a mio parere sono anche artificiose. Per me essere fuori moda é proprio il neanche conoscerle, essere proprio fuori da questi schemi ma non é nemmeno facile ed ammiro molto chi ci riesce. Nella canzone io lo intendo in maniera molto consapevole, non é una liberazione, é più il non pensarci affatto che é una cosa secondo me da lodare. Lavorando in un campo artistico io devo dire che mi sento molto pressata su questo tema dall’essere estetici, persino nel feed di Instagram ci viene richiesto di esserlo.

Hai qualcuno che ti ispira che é riuscito ad essere “fuori moda”?

Mi viene in mente Mitski, perché lei per esempio si é addirittura tolta dai social. Non gliene importa proprio niente ed é molto libera, e anzi, é così libera che crea lei la tendenza e questo é bellissimo.

Femminuccia

Femminuccia”: vai in contro tendenza e cerchi di esaltare chi ancora vuole essere “femminile” nel più classico delle concezioni…

Sì, é però anche qui molto personale. Crescendo ho passato proprio i tipici anni in cui rifiutavo banalmente il rosa e mi vestivo solo di nero. Scarpe e vestiti larghi perché sono diversa (tomboy insomma). Ed é una fase che ho notato hanno tantissime ragazze: mi ricordo benissimo quando una mia amica si é vestita a scuola con un maglione rosa e fu la notizia dsl giorno! A 15 anni nel 2015 era proprio così, certi abbigliamenti erano quasi simbolo di essere oca e scema.

Quindi Femminuccia é una riappropriazione di certi elementi anche a prescindere dal genere, senza stare a pensare se posso o meno fare determinate cose. Se voglio vestirmi attillata non vuol dire che sono frivola o leggera, é uno scardinare questi stereotipi anche riappropiandosi invece di quelle cose per cui nasce lo stereotipo. É quindi un inno alla libertà di fare quello che si vuole a prescindere dalle aspettative del tuo genere di nascita.

Sempre parlando di Universo femminile, che rapporto ti lega con Ginevra con cui hai scritto voglio solo cose belle e se dovessi rubare qualcosa a lei cosa sarebbe?

Con Ginevra ci siamo conosciute a Sanremo Giovani nel 2020. Lei mi pare avesse cantato durante la prima o la seconda, per cui non abbiamo avuto in quell’occasione modo di legare tanto, ma ci siamo lo stesso piaciute subito e abbiamo iniziato a scriverci ogni tanto. La canzone in realtà era già stata scritta, ma aveva un ritornello completamente diverso e allora con lei ho ristrutturato un po’ il concept di partenza e le strofe.

Mi piace molto il suo sound, per cui le prenderei un po’ di elettronica, anche perché sarebbe interessante vedere come si adatta al mio che é più acustico e cantautorale.

Una collaborazione in futuro la vorresti?

Beh sì ci starebbe un sacco

Soffrire bene

Uno dei tuoi brani si intitola “Soffrire bene”, secondo te é veramente possibile? E come?

Secondo me é possibile, con soffrire bene intendo proprio quella sofferenza, non drastica come i lutti, ma di quella d’amore in cui ci si può scoprire quasi una felicità parallela. Un entusiasmo del fatto che stai provando quella emozione, perché comunque ti scuote e ti rende più consapevole di ciò che stai passando.

Però la capisci solo dopo la bellezza, no?

Sicuramente sì, però parlando con un mio amico che si é lasciato con il fidanzato e adesso si é rimesso nel circolo della conoscenza con un’altra persona sono venute fuori tutte quelle paranoie dei primi tempi, l’ansia del se uno non ti scrive tu cosa fai banalmente. Oppure ad esempio ricevi segnali negativi per cui te ne vai e non dormi più la notte, però pensandoci insieme ci siamo detti che ha anche dei lati quasi poetici, il suo significato.

Passato, presente e futuro

Che futuro auguri a questo tuo disco d’esordio?

Un buon futuro ahahah. Nell’industria discografica due mesi dall’uscita da un album come lo é il mio é già tanto. In più ora ho finito di portarlo in tour e sto già pensando a cose nuove (quella a Torino era la penultima data). Quindi un futuro ma anche un presente molto vivo, ma sono felice di come sta andando.

Ho una domanda un po’ scomoda. Parlando dell’esperienza di Ama Sanremo 2020 tu sei arrivata ad un pelo dal salire sul palco dell’Ariston durante la gara canora tradizionale. Lo hai vissuto come stimolo oppure come una esperienza ”sofferta”?

No guarda devi dire che non é stato un “momento di giù” se così possiamo dire, perché comunque io dalla giuria ho avuto delle valutazioni molto positive. É stato poi il televoto poi il “problema”. Però capisco che essendo un prodotto davvero emergente, ai tempi nessuno mi conosceva, era molto comprensibile non piacere all’enorme pubblico di Rai1. Quindi alla fine per me é stata una grande soddisfazione, i riscontri positivi sono arrivati anche da tantissimi addetti ai lavori. Per me l’importante, e lo dico con sincerità anche se so che sembra falso, era cantate bene ed ho cantato dando il massimo. Io sono anche molto puntigliosa sulle mie esibizioni, ed invece su quella performance non ho niente da dire per quando ho finito ero veramente contentissima

Televsione

Era anche tra le prime esperienze in televisione…

Sì, oltre ad X-Factor. Però alla fine sono stati quattro minuti di presenza mia effettiva sul palco.

Lo trovi molto diverso come ambiente lavorativo rispetto a quello a cui sei abituata?

Sì, diversissimo. Poi é stato anche bellissimo in realtà anche il vivere tutto il dietro alle quinte che la televisione ha, é un modo molto complesso e frenetico. Complesso perché implica la presenza di veramente tante persone, però questo é anche molto curioso sotto diversi punti di vista.

Musica

Io e Arianna abbiamo constatato che durante i live fai una scelta delle cover da cantare abbastanza particolare, nel senso che non scegli musica molto conosciuta/commerciale. Come mai e ti reputi una ascoltatrice vorace?

No in realtà non sono una persona che ascolta tantissima musica perché purtroppo, senza presunzione, sono troppo impegnata. Ho scelto canzoni che ascolto e che mi piacciono e che penso siano anche coerenti in qualche modo con l’EP e con tutto l’immaginario che c’è dietro.

Quindi insomma sono scelte comunque molto pensate?

Il fidanzato da dietro: molto molto (Galea ride)

Però le penso anche poi come realizzazione vocale e come inserirle nella scaletta.

Curiosità

Altri hobby artistici?

Guarda da piccola mi piaceva tantissimo leggere, ora provo a riprendere ma da quando é nata la televisione di consumo fatta di serie TV da 25 minuti é più difficile. Però leggo, anche se a ritmi lenti. E poi appunto scrivo tanto, anche solo melodie per dire, ci sono giorni che passo in studio a fare solo quello. In questo periodo sono talmente immersa nella musica che non riesco neanche a staccare.

Tra l’altro tu inserisci molto di parte strumentale effettuata con la voce durante i live

Si é una cosa che mi piace molto fare, non é una scelta particolare. Mi sembra essere un qualcosa di molto efficace in termini di live e mi capita spesso che il pubblico canti insieme a me

Ultima domanda e poi ti lasciamo. Sei molto golosa di dolci, quale è il tuo preferito?

Ma tutti guarda, non saprei nemmeno risponderti ahahah. Qualsiasi tipo di torta, persino quelle dell’Università.

Galea vi aspetta tutti il 27 maggio al Mi Ami!

Bianca Cela con Arianna Arillotta

https://music.apple.com/it/artist/galea/76014556?l=en

https://www.youtube.com/channel/UCgs3Wg1hG3e5XbSjmYNsJMw

https://www.facebook.com/pg/sonogalea/posts/

Iscriviti alla nostra newsletter

Iscriviti per rimanere aggiornato su tutte le nuove uscite e per non perderti nemmeno un articolo dei nostri autori! Basta solo la tua mail!

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Music Factory
La prima piattaforma di Project Management Musicale ti aspetta! Scopri di più